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Comacchio: Museo della Nave Romana

di - 20 Luglio 2001

Comacchio città d’arte, di mare e natura
Comacchio conserva ancora intatte le caratteristiche ed il fascino della città lagunare, fatto di scorci incantevoli, con il silenzioso intrecciarsi di canali, ponti e monumenti. Tra i tanti capolavori che essa custodisce è il maestoso edificio della Cattedrale, dedicata a San Cassiano, patrono della città. Risalente al VIII secolo, conobbe nel tempo diverse ricostruzioni, mentre al suo fianco sorge la massiccia torre campanaria del 1751. Passeggiando nel centro storico si possono ammirare chiese dai ricchi interni secenteschi, la Torre dell’Orologio con la statua in terracotta della “Beata Vergine della Visitazione”, opera del ferrarese Francesco Vidoni, e la Loggia dei Mercanti, oggi frequentato punto d’incontro. A pianta rettangolare con colonne in marmo, essa venne commissionata dal card. Giacomo Serra e adibita a deposito del grano per i poveri. Ma il vero emblema di Comacchio è il Ponte dei Trepponti, voluto dal card. legato Giovanni Battista Pallotta ed innalzato intorno al 1638 su disegno dell’Architetto camerale Luca Danese da Ravenna. Si tratta di un’opera ardita, costituita da cinque ampie scale (tre anteriori e due posteriori) ad arco a tutto sesto, che conducono alla sommità in pietra d’Istria e da cui è possibile scorgere le case basse e variopinte che si riflettono sui canali, solcati dalle tipiche barche. La sua imponenza ed il suo andamento mosso, che ne moltiplica i punti di vista, lo rendono un esempio unico nel suo genere. A pochi passi da questo caratteristico ponte è l’ottocentesco Palazzo Bellini. Recentemente restaurato, è sede del nuovo Museo della Nave Romana.

Il Museo della Nave Romana
La sorprendente scoperta risale al 1981, anno in cui ebbe inizio lo scavo di un nuovo canale nella località di Valle Ponti, a pochi chilometri da Comacchio. Durante gli scavi, sotto gli occhi increduli degli addetti ai lavori, cominciò ad emergere lo scafo dell’imponente nave con a bordo il suo preziosissimo carico. Dalle analisi effettuate, l’imbarcazione risale alla fine del I secolo a.C. e pare fosse destinata sia al trasporto che al commercio marittimo e fluviale. Secondo le ricostruzioni, la nave salpò da un porto nel Mediterraneo e, attraversando il Delta del Po, avrebbe risalito il fiume per raggiungere i mercati interni della Pianura Padana. L’imbarcazione non giunse mai a destinazione e, a causa di una forte mareggiata o forse per il pesante ed eccessivo carico, si arenò presso lo sbocco del Po nel mare. In breve tempo una coltre di sabbia la ricoprì completamente e, sottraendola alla vista dell’uomo, ne permise la perfetta conservazione. Si tratta di un tipico esempio di imbarcazione a guscio di dimensioni notevoli (m. 21 x 5), ad albero unico e vela quadrata. Nella costruzione si denota un’estrema finezza e cura dei dettagli, tanto che Io scafo è costituito da tavole di olmo e quercia cucite tra di loro con corde in fibra vegetale nella parte inferiore (cioè quella immersa), mentre esse sono state assemblate ad incastro nella parte superiore. Attualmente lo scafo della nave si trova in un padiglione-laboratorio adiacente al Museo, per consentire tutte le opere di consolidamento necessarie, mentre esposto nel nuovo museo è l’incredibile e ricchissimo carico già restaurato. Si possono ammirare una serie di utensili per i lavori di governo dell’imbarcazione come mazzuoli, bozzelli, funi, chiodi e addirittura l’enorme ancora in ferro, lunga m. 2,25, ritrovata sulla nave al momento della scoperta. Di grande interesse è il carico commerciale formato da ceramiche in stile nord-italico finemente decorate, anfore utilizzate per l’olio ed il vino, tempietti votivi e ben 102 lingotti di piombo, utilizzati nella costruzione e contraddistinti dal marchio di Agrippa, dettaglio che si è rivelato utilissimo per stabilirne la datazione. Attraverso ricostruzioni in scala e fotomosaici, il visitatore potrà capire la disposizione esatta del carico sulla nave, oltre alla sua struttura originaria rapportata allo stato attuale dell’imbarcazione, visto che al momento della scoperta mancavano la prua e la fiancata orientale. A rendere ancora più affascinante questo viaggio nel passato è l’esposizione del corredo appartenuto ai passeggeri, come calzari, sacche in cuoio, capi d’abbigliamento civile e militare, calamai, spade, piatti, pentole e persino pedine e dadi utilizzati nel gioco.

Francesca Matarrese


“Museo della Nave Romana”. Comacchio (Ferrara), Via della Pescheria 3. Orario: mar.-ott., tutti i giorni 10-13/15-19, nov.-feb. 9-13/15-18, lunedì chiuso. Biglietto: Lire 8.000, ridotto Lire 5.000. Tel. 0533-311316. Servizi aggiuntivi: Accesso ai disabili, bookshop, visite guidate, attività didattiche, sala audiovisivi.
Per informazioni su itinerari, ricettività ed eventi a Comacchio: IAT tel. 0533-310161 o www.comune.comacchio.fe.it.


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