SUMIE X KAWA
Tutto comincia dall’attenzione per un dettaglio. Uno di quelli che spesso passano inosservati e che invece hanno il potere di stravolgere completamente il risultato finale. Così alla galleria Numero 51, a Milano, è in corso la mostra SUMIE x KAWA, dedicata a uno degli elementi più discreti eppure decisivi del guardaroba: il bottone.
Si tratta del progetto inaugurale dei Project Room di Numero 51 – un format dedicato a iniziative non strettamente legate all’arte contemporanea, ma comunque affini – e ruota attorno al lavoro dell’artista giapponese Yuuka Miyazono, che realizza bottoni in vetro, ceramica, resina e corno. Esemplari fatti a mano, oppure progettati dall’artista e realizzati in edizione limitata o come pezzi unici. Ognuno è pensato come un piccolo intervento di design applicato al tessile: forme, superfici e colori sono studiati per dialogare con il tessuto e modificare la percezione dell’abito che li accoglie. Il tutto curato con la consueta cura meticolosa della galleria Numero 51, che arricchisce l’installazione con le carte giapponesi Takeo – scelte appositamente per far risaltare il bottone, ed evocando le texture dei tessuti.
Ma l’attenzione verso il bottone è qualcosa di più antico, perché questo piccolo oggetto porta con sé una storia sorprendentemente ricca. Il bottone compare nell’abbigliamento europeo intorno al XIII secolo per una ragione molto pratica: la diffusione di abiti più aderenti richiedeva sistemi di chiusura più precisi rispetto a lacci e fibbie. Con il passare dei secoli diventa poi sempre più elaborato, fino a raggiungere la sua epoca d’oro in Francia alla fine del XIX secolo. In quel periodo le tecniche di lavorazione si perfezionano e si diffonde l’uso di materiali preziosi come madreperla, argento, oro e metalli incisi o dipinti, trasformando il bottone in una vera forma di arte applicata.
Se in Europa il bottone nasce come soluzione tecnica per chiudere i vestiti, in Asia il suo percorso contemporaneo lo avvicina sempre più a una dimensione artistica e decorativa, dove il valore risiede nella materia, nel gesto artigianale e nel dettaglio. In diverse culture asiatiche esistevano oggetti simili ai bottoni già in epoca molto antica, spesso realizzati in giada, osso, bronzo o conchiglia. Tuttavia non servivano a chiudere i vestiti come nel sistema europeo bottone-asola: più spesso avevano funzioni ornamentali o rituali, cuciti sugli abiti come segni di status o protezione simbolica. In Cina, ad esempio, durante le dinastie antiche erano diffusi piccoli elementi decorativi applicati ai tessuti, ma la chiusura degli abiti avveniva soprattutto tramite nastri, lacci o alamari. Solo più tardi si svilupparono sistemi più strutturati, come i celebri bottoni a nodo (frog closures), tipici degli abiti tradizionali come il qipao o il changshan. A questi sistemi si è recentemente ispirata anche Adidas per una collezione in edizione limitata lanciata in Cina e diventata rapidamente popolare.
Non sorprende quindi che alcuni bottoni entrino oggi anche nel circuito del collezionismo. La casa d’aste Bonhams, nel 2025, ha presentato una creazione rara di Alberto Giacometti: i bottoni Femme aux Bras Levés, realizzati intorno al 1938 per l’artista e stilista Elsa Schiaparelli. Si tratta di due piccole sculture indossabili, figure stilizzate che richiamano idoli mitologici e riflettono lo spirito surrealista dell’epoca. In questo caso il bottone smette di essere soltanto un accessorio e diventa un punto di contatto tra arte e moda. E poi oggetto del desiderio dei collezionisti. Il prezzo finale? £ 28.160. Dal gesto domestico di cucire un bottone alla rarità che passa sotto il martello di una casa d’aste internazionale, la distanza è meno ampia di quanto si possa immaginare. In entrambi i casi si tratta di un elemento capace di raccontare una storia di artigianato ed estetica. La mostra SUMIE x KAWA è visitabile fino al 29 marzo.
Inserito tra i quattro finalisti della seconda edizione del contest #Volotea4Veneto, lo storico Giardino di Carlo Scarpa, a Venezia, si…
Fino al 14 giugno, al Museion di Bolzano, è in programma "Mo num en ts", il film dell’artista thailandese Som…
Molto più che una mostra: Fondazione Merz di Torino ospita un progetto internazionale che parla di memoria e identità. E…
42 gallerie internazionali per The Phair, che torna alle OGR di Torino per la sua settima edizione, tutta dedicata alle…
Con la Sentenza Ozmo, il tribunale riconosce definitivamente la Street Art come valore culturale: una decisione destinata a fare scuola…
A Prato, Farsettiarte mette in vendita una ricca selezione di opere che raccontano l'arte del Novecento. Da Morandi a Warhol,…