John Sanborn, Ionee Waterhouse, "Heaven + Earth", 2026, installazione multimediale, collezione Museo Civico di Castelbuono, con il sostegno del PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Ph. Robert Goodman
Il patrimonio storico come materia viva da attraversare, reinterpretare e trasformare attraverso le tecnologie del presente. È questa la sfida al centro di Heaven+Earth, il nuovo progetto di John Sanborn e Ionee Waterhouse, a cura di Laura Barreca, inaugurato negli spazi del Museo Civico di Castelbuono e visitabile fino al 30 agosto 2026. Sostenuta dal PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea del Ministero della Cultura, l’opera si inserisce nel percorso di ricerca che da anni caratterizza il museo siciliano, impegnato a rileggere il patrimonio storico attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea. In questo caso, il dialogo si sviluppa con gli straordinari stucchi della Cappella Palatina di Sant’Anna del Castello dei Ventimiglia, realizzati nel 1684 da Giacomo e Giuseppe Serpotta.
L’installazione prende avvio dalla scansione digitale delle figure zoomorfe e fitomorfe che popolano la decorazione barocca della cappella. Queste immagini vengono successivamente elaborate mediante sistemi di intelligenza artificiale e sovrapposte ai volti di alcuni abitanti di Castelbuono, generando un immaginario sospeso tra memoria collettiva, spiritualità e identità contemporanea. Il risultato è un ambiente immersivo che combina videoproiezioni monumentali, una scultura bifronte evocativa di un moderno Giano custode della soglia tra sacro e profano e una composizione sonora quadrifonica realizzata dalla sound designer Andrea Ludovic. L’opera si configura come un’esperienza percettiva totale, nella quale immagine elettronica, architettura e suono concorrono alla costruzione di una dimensione liminale tra cielo e terra.
Sanborn, pioniere delle arti elettroniche, e Waterhouse, artista nota per le sue sperimentazioni tra videomapping e animazione generativa, propongono una riflessione sul rapporto tra umano e trascendente, mettendo in relazione la fragilità dell’esperienza individuale con la persistenza delle immagini storiche. L’intelligenza artificiale non viene utilizzata come semplice strumento tecnologico, ma come dispositivo capace di attivare nuove letture del patrimonio culturale. In questo senso, Heaven+Earth rappresenta un significativo esempio di convergenza tra arte, scienza e tecnologia, riaffermando il museo come luogo di sperimentazione e partecipazione. Un progetto che non si limita alla conservazione del passato, ma ne esplora le potenzialità future, trasformando il patrimonio in uno spazio aperto di relazione, conoscenza e immaginazione.
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