Gregorio Botta, Grecale, 2019, Cripta Borromini della chiesa San Giovanni dei Fiorenti, Roma, Ph. Rubina Brugugnoli
Da sempre l’arte, oltre a rappresentare la bellezza fugace e impermanente, è uno strumento privilegiato di indagine dell’invisibile. Infatti, al di là della committenza religiosa di opere, l’arte si è spesso confrontata con la manifestazione di istanze interiori fino ad assurgere a tematiche universali, trascendenti e metafisiche. Vari artisti hanno dialogato con la spiritualità, dall’astrattismo di Vasilij Kandinskij a Mimmo Paladino, da Hidetoshi Nagasawa a Yan Pei-Ming. Perché la dimensione del sacro sopravvive anche nell’arte contemporanea, sebbene più come interrogativo profondo e riflessione sul mistero dell’esistenza, attraverso l’uso della luce, del silenzio, dei simboli.
Sulla sponda orientale del Lago di Como, il BAC Bellano Arte e Cultura ha inaugurato una mostra diffusa a cura di Chiara Gatti, intitolata DEVOTA. Arte e sacro, territorio e comunità. Si snoda lungo il Sentiero del Viandante in una sorta di pellegrinaggio artistico, le cui tappe sono chiese, oratori e pievi. Fino al 13 settembre, offrirà un’esperienza immersiva ispirata all’iconografia dell’ex-voto cara alla tradizione popolare, attraverso un percorso espositivo articolato in sette luoghi del territorio -San Nicolao Arte Contemporanea, Museo Giancarlo Vitali, Chiesa di Santa Marta, Chiesa dei Santi Nazaro e Celso, Chiesa di San Rocco, Chiesa di Sant’Andrea, Santuario della Madonna delle Lacrime – dove opere antiche, come affreschi, sculture, arazzi, architetture, presbiteri e pale d’altare, dialogano con le installazioni site specific di dieci artisti chiamati a interpretare l’assoluto: Alessandro Biggio, Gregorio Botta, Giammarco Cugusi, Cinzia Fiorese, Lucio Fontana, Chiara Lecca, Mirco Marchelli, Daniela Novello, Matteo Pizzolante e Paolo Ventura. I loro interventi mettono quindi in relazione epoche diverse per avvicinare l’umano al divino.
Riferimento centrale di questo viaggio verso la dimensione dell’immateriale è Lucio Fontana, autore di Concetto spaziale, esposto nell’ex-chiesa di San Nicolao, oggi San Nicolao Arte Contemporanea e incentrato sulla simbologia dell’uovo, associato al culto mariano, così come al ciclo della vita e alla possibilità di rinascita. Oltre al significato, anche il significante è coerente con il tema dell’esposizione: l’oro evoca la rigenerazione spirituale, l’evoluzione, la metamorfosi e l’immortalità tramite la sua associazione millenaria con l’alchimia, la natura incorruttibile e il sacro. Peraltro, è in continuità con l’affresco del Cristo Pantocratore in mandorla coronata d’oro, sempre a San Nicolao.
Nell’abside, invece, l’atmosfera metafisica di un dipinto di Paolo Ventura, Gli acrobati, è emblematica in rapporto alla fragilità della nostra esistenza, sospesa fra realtà e ignoto. Giammarco Cugusi, invece, evoca il tocco divino della celeberrima Creazione di Adamo nella Cappella Sistina mediante due bracci meccanici con due guanti da lavoro, che si sfiorano senza mai entrare in contatto.
Nel Santuario della Madonna delle Lacrime – dove si trova peraltro anche una collezione di ex-voto settecenteschi – l’opera di Alessandro Biggio sembra una Sindone vuota, in dialogo con un’antica raffigurazione della Passione. Nel presbiterio della Chiesa di Santa Marta, invece, i dodici leggii dell’installazione Grecale di Gregorio Botta offrono le loro pagine al vento: un soffio vitale divino che colma il confine fra immateriale e materiale, mentre parole non dette riecheggiano mute nel rarefatto silenzio della chiesa, come un mistero indecifrabile e sospeso nel tempo.
Al Museo Giancarlo Vitali, Blue Still Life di Chiara Lecca è composto da sedici elementi floreali realizzati in materiali organici e trasformati: i toni del blu richiamano l’iconografia del culto mariano e mettono in scena un invito a riflettere sul rapporto fra Mater Natura e artificio, fra gli esseri viventi e l’uomo che pensa di poter dominare l’intero creato.
Nella Chiesa di Sant’Andrea a Bonzeno, che custodisce un crocifisso ligneo duecentesco, sono esposte le icone astratte di Cinzia Fiorese e Convivio di Daniela Novello, un cenacolo contemporaneo con una grande forma di pane in pietra rosata di Vicenza. Infine, mentre la Chiesa dei Santi Nazaro e Celso ospita le ceramiche di Mirco Marchelli – quasi delle reliquie contemporanee – nella Chiesa di San Rocco l’artista Matteo Pizzolante reinterpreta il tema dell’ex-voto con immagini generate dall’intelligenza artificiale e simulazioni digitali 3D. Così, la sua opera Dissection of a Snapshot rielabora gli istanti che precedono un incidente stradale per indagare la sottile linea di demarcazione fra vita, morte e destino, oltre allo statuto di verità delle immagini odierne, in bilico fra documento e immaginazione.
In un’epoca in cui il sacro sembra sempre più distante dal quotidiano, in un mondo secolarizzato e caotico, sondare il mistero del trascendente appare come la ricerca di un’ideale armonia ormai perduta, agognata quanto necessaria.
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