Sagrada Familia, Torre di Gesù Cristo
A cento anni dalla morte di Antoni Gaudí e dopo 144 anni dall’avvio del cantiere, la Sagrada Familia diventerà oggi la chiesa la chiesa più alta del mondo, con i 172,5 metri raggiunti grazie al completamento della Torre di Gesù Cristo, superando il Duomo di Ulma in Germania. La cerimonia a Barcellona, accompagnata dalla benedizione di Papa Leone XIV, segna il completamento dell’elemento architettonico più simbolico del monumentale progetto gaudiniano, pur senza coincidere con la conclusione definitiva dei lavori del tempio, che proseguiranno con la realizzazione della Facciata della Gloria e altri interventi urbanistici.
Se l’attenzione si concentra sulla nuova torre, uno degli aspetti più interessanti di questo passaggio riguarda il contributo dell’arte contemporanea al completamento dell’opera, ulteriore tassello di un progetto che continua a intrecciare architettura, fede, scienza e immaginazione, confermando la straordinaria capacità della basilica di accogliere nuove interpretazioni senza interrompere il dialogo con la visione originaria di Gaudí. All’interno della grande croce che sormonta la Torre di Gesù Cristo trova infatti collocazione GV 1,29, l’installazione realizzata dall’artista italiano Andrea Mastrovito, vincitore nel 2023 del concorso internazionale promosso dalla Junta Constructora della Sagrada Familia.
L’opera è sospesa all’interno del braccio superiore della croce, a oltre 170 metri di altezza, l’Agnus Dei immaginato da Mastrovito rappresenta uno degli ultimi elementi previsti dalle indicazioni progettuali lasciate da Gaudí. Negli Àlbums del Temple, le pubblicazioni che raccolgono studi e documenti relativi alla basilica, l’architetto catalano aveva infatti indicato esplicitamente la presenza dell’Agnello di Dio come completamento iconografico della torre dedicata a Cristo.
L’opera prende il titolo dal versetto del Vangelo di Giovanni che recita: «Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo». Mastrovito traduce questa immagine in una complessa struttura luminosa composta da vetro, oro e acciaio, nella quale una scultura di agnello realizzata in vetro soffiato e rivestita da migliaia di frammenti cristallini appare sospesa al centro di una costruzione geometrica formata da ventiquattro raggi dorati.
Attorno all’agnello gravitano centinaia di elementi metallici sospesi, mentre i 24 tubi che definiscono la struttura riportano altrettante citazioni bibliche dedicate all’Agnus Dei. Illuminati dall’interno, questi elementi trasformano l’installazione in una sorgente luminosa visibile sia di giorno sia di notte.
«È un onore per me esser parte di questo progetto, la Sagrada Familia è uno dei simboli del nostro tempo, un’architettura sacra che cresce di anno in anno come una foresta», ha dichiarato l’artista. «La sfida nei mesi precedenti alla deadline è stata di riuscire a trasferire il messaggio divino con un linguaggio che fosse comprensibile al maggior numero di persone, senza essere didascalico o banale».
L’opera si inserisce all’interno di una lunga tradizione di dialogo tra arte, architettura e spiritualità che caratterizza la basilica fin dalla sua origine. Da questo punto di vista, il progetto di Mastrovito ambisce a entrare in relazione diretta con il pensiero di Gaudí e con il complesso sistema rappresentativo che struttura l’intero edificio.
Le fonti di ispirazione richiamate dall’artista spaziano dal Barocco di Gian Lorenzo Bernini alle geometrie della stessa Sagrada Familia. I raggi dorati che avvolgono l’agnello evocano infatti i raggi metallici che circondano l’Estasi di Santa Teresa nella cappella Cornaro a Roma, mentre la forma complessiva dell’installazione deriva dalle figure geometriche che organizzano le volte e i lucernari della basilica catalana.
Anche la luce, elemento centrale nella ricerca di Gaudí, assume un ruolo determinante. Durante il giorno, la scultura riflette la luce naturale che penetra attraverso le grandi vetrate della torre e rimbalza sulle superfici di onice. Nelle ore notturne entrano invece in funzione i dispositivi luminosi progettati dallo Studio Waldemeyer: strisce LED integrate nei tubi dorati e un sistema di illuminazione invisibile che attiva una scritta fosforescente in greco antico realizzata direttamente sul corpo dell’agnello.
L’inaugurazione della Torre di Gesù coincide inoltre con il centenario della morte di Gaudí, investito da un tram il 7 giugno 1926 proprio mentre si allontanava dal cantiere della basilica alla quale aveva dedicato gli ultimi 12 anni della sua vita. Quando assunse la direzione del progetto nel 1883, trasformando il disegno originario in una delle architetture più radicali del Novecento, difficilmente avrebbe potuto immaginare che la sua opera avrebbe continuato a crescere per oltre un secolo.
La prima pietra fu posata il 19 marzo 1882 su progetto dell’architetto Francisco de Paula del Villar, che immaginava una tradizionale chiesa neogotica. L’anno successivo la direzione del cantiere passò però ad Antoni Gaudí, che trasformò radicalmente l’impianto originario, concependo la basilica come una grande narrazione simbolica della storia cristiana e come un organismo architettonico ispirato alle forme della natura. Nell’ultima parte della sua vita Gaudí si dedicò quasi esclusivamente al progetto, arrivando a vivere all’interno del cantiere. Alla sua morte era stata completata soltanto una parte della Facciata della Natività.
I lavori proseguirono tra difficoltà economiche, interruzioni e perdite documentarie, aggravate dalla distruzione di molti modelli e disegni durante la Guerra civile spagnola del 1936. Nel corso del Novecento e dei primi decenni del XXI secolo, grazie anche all’impiego di tecnologie digitali e modellazioni tridimensionali, la costruzione ha conosciuto una forte accelerazione.
Consacrata da Papa Benedetto XVI nel 2010 e dichiarata Patrimonio UNESCO per le parti realizzate direttamente da Gaudí, la Sagrada Familia è oggi il monumento più visitato della Spagna.
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