Reggia di Portici (circa 1860) Jean Andrieu
C’erano scrivanie, computer e pareti in cartongesso laddove un tempo passeggiavano i sovrani. Oggi, dopo oltre un secolo di usi didattici e amministrativi, la straordinaria Galleria del Piano Nobile della Reggia di Portici ha finalmente ritrovato la sua fisionomia borbonica. Il completamento del restauro conservativo, promosso dalla Città Metropolitana di Napoli e costato circa 640mila euro, abbatte definitivamente le barriere contemporanee che avevano snaturato questo imponente corridoio di rappresentanza lungo 35 metri, restituendolo alla sua vocazione originale e al circuito museale del sito.
Il cantiere è il frutto di un accordo virtuoso con l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Attraverso una convenzione dedicata, l’ateneo sta infatti progressivamente liberando le sale del primo piano dalle attività didattiche del Dipartimento di Agraria. I lavori vengono finanziati direttamente grazie al vincolo posto sul canone che l’università versa ogni triennio all’ente pubblico, trasformando le risorse di locazione in continui investimenti di tutela.
La Galleria, progettata da maestri dell’architettura come Giovanni Antonio Medrano, Antonio Canevari, Luigi Vanvitelli e Ferdinando Fuga, nacque come sfarzoso corridoio di collegamento tra lo Scalone monumentale e il Teatrino di corte. Nella seconda metà dell’Ottocento, con la nascita della Real Scuola Superiore di Agricoltura, l’ambiente perse la sua funzione cerimoniale e le collezioni d’arte vennero trasferite. In epoca moderna, la totale suddivisione in piccoli uffici amministrativi e la posa di controsoffitti ne avevano completamente cancellato la memoria visiva.
La rimozione delle barriere contemporanee ha rivelato dettagli storici di eccezionale valore. Sotto i vecchi intonaci e dietro i muri di tamponamento (tompagni), i restauratori hanno riportato alla luce splendidi cicli di affreschi settecenteschi con motivi floreali e architettonici e un lambrino decorato in perfetto stato di conservazione. Nel pavimento in cotto napoletano appena posato sono state incastonate le antiche riggiole – mattonelle tipiche della tradizione campana – rinvenute in una nicchia nascosta, mentre nella parte superiore delle pareti sono riaffiorati gli alloggiamenti in legno dell’originaria volta “ad incannucciata”, una struttura interna che sosteneva il soffitto a somiglianza della carena di una nave.
La Galleria, estesa su una superficie di 250 metri quadrati a cavallo dell’antica via Regia per le Calabrie, è stata dotata di un moderno sistema di illuminotecnica su binari per valorizzare gli affreschi e le future esposizioni di reperti statuari. Lo spazio restaurato entrerà immediatamente a far parte del percorso di visita gestito dal Centro MUSA – Musei delle Scienze Agrarie, che proprio in questi mesi si sta allargando anche nelle sale stuccate dell’ala nord del palazzo, proponendo una moderna reinterpretazione delle antiche camere delle meraviglie.
Sia il sindaco metropolitano Gaetano Manfredi che i vertici dell’ateneo e della Soprintendenza hanno salutato il completamento dei lavori come il perfetto esempio di una sinergia istituzionale che funziona. La rinascita della Galleria non rimarrà infatti un caso isolato, ma farà da volano per i prossimi, imminenti lotti di restauro che coinvolgeranno lo Scalone monumentale, il Teatrino di corte e gli Appartamenti della Regina, con l’obiettivo ultimo di trasformare l’intero Piano Nobile in un circuito museale continuo, accessibile e di respiro internazionale.
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