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Napoli, la Reggia di Portici ritrova il suo splendore, con il restauro del Piano Nobile
Beni culturali
di redazione
C’erano scrivanie, computer e pareti in cartongesso laddove un tempo passeggiavano i sovrani. Oggi, dopo oltre un secolo di usi didattici e amministrativi, la straordinaria Galleria del Piano Nobile della Reggia di Portici ha finalmente ritrovato la sua fisionomia borbonica. Il completamento del restauro conservativo, promosso dalla Città Metropolitana di Napoli e costato circa 640mila euro, abbatte definitivamente le barriere contemporanee che avevano snaturato questo imponente corridoio di rappresentanza lungo 35 metri, restituendolo alla sua vocazione originale e al circuito museale del sito.
Il cantiere è il frutto di un accordo virtuoso con l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Attraverso una convenzione dedicata, l’ateneo sta infatti progressivamente liberando le sale del primo piano dalle attività didattiche del Dipartimento di Agraria. I lavori vengono finanziati direttamente grazie al vincolo posto sul canone che l’università versa ogni triennio all’ente pubblico, trasformando le risorse di locazione in continui investimenti di tutela.

La Reggia di Portici, gioiello dell’architettura borbonica
La storia della Reggia di Portici affonda le proprie radici nella lunga tradizione residenziale della costa vesuviana, frequentata fin dall’età romana come luogo privilegiato di villeggiatura. Fu però nel 1738 che il sito assunse il ruolo destinato a segnare la sua identità: il re Carlo di Borbone e la moglie Maria Amalia di Sassonia, affascinati dalla posizione panoramica tra il Vesuvio e il Golfo di Napoli, decisero di costruirvi una nuova residenza reale. Il progetto venne affidato a Giovanni Antonio Medrano e successivamente ad Antonio Canevari, dando origine a uno dei primi e più importanti cantieri dell’architettura borbonica.
La costruzione della reggia trasformò profondamente il territorio, favorendo la nascita del sistema delle Ville Vesuviane del Miglio d’Oro e contribuendo a ridefinire l’immagine della fascia costiera orientale di Napoli come luogo privilegiato della corte. Durante i lavori emersero numerosi reperti provenienti dall’antica Ercolano, che trovarono inizialmente collocazione nell’Herculanense Museum ospitato proprio all’interno del complesso reale, facendo della Reggia di Portici uno dei primi centri europei per lo studio e la valorizzazione delle antichità vesuviane.
Nel corso del Settecento e dell’Ottocento il palazzo fu ampliato e arricchito da importanti interventi decorativi, mentre il vasto parco reale si estendeva dal Vesuvio fino al mare, comprendendo giardini, fontane, boschi, aree di caccia e persino uno zoo di animali esotici voluto da Ferdinando IV. Durante il decennio francese, sotto Gioacchino Murat, gli interni furono rinnovati secondo il gusto Impero, aggiungendo un ulteriore capitolo alla stratificata storia del complesso.
Con l’Unità d’Italia la funzione residenziale della reggia andò progressivamente riducendosi. Dal 1935 il palazzo è sede della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, oggi Dipartimento di Agraria, che ne ha garantito la continuità d’uso insieme alla tutela di un patrimonio architettonico, paesaggistico e scientifico di straordinaria importanza. Ancora oggi la Reggia di Portici rappresenta uno dei più significativi esempi di residenza borbonica del Mezzogiorno e uno dei principali punti di riferimento storici e culturali dell’area vesuviana.
Dallo sfarzo di corte alle aule: i segreti emersi dietro l’intonaco alla Reggia di Portici
La Galleria, progettata da maestri dell’architettura come Giovanni Antonio Medrano, Antonio Canevari, Luigi Vanvitelli e Ferdinando Fuga, nacque come sfarzoso corridoio di collegamento tra lo Scalone monumentale e il Teatrino di corte. Nella seconda metà dell’Ottocento, con la nascita della Real Scuola Superiore di Agricoltura, l’ambiente perse la sua funzione cerimoniale e le collezioni d’arte vennero trasferite. In epoca moderna, la totale suddivisione in piccoli uffici amministrativi e la posa di controsoffitti ne avevano completamente cancellato la memoria visiva.
La rimozione delle barriere contemporanee ha rivelato dettagli storici di eccezionale valore. Sotto i vecchi intonaci e dietro i muri di tamponamento (tompagni), i restauratori hanno riportato alla luce splendidi cicli di affreschi settecenteschi con motivi floreali e architettonici e un lambrino decorato in perfetto stato di conservazione. Nel pavimento in cotto napoletano appena posato sono state incastonate le antiche riggiole – mattonelle tipiche della tradizione campana – rinvenute in una nicchia nascosta, mentre nella parte superiore delle pareti sono riaffiorati gli alloggiamenti in legno dell’originaria volta “ad incannucciata”, una struttura interna che sosteneva il soffitto a somiglianza della carena di una nave.

Verso un grande polo museale unitario
La Galleria, estesa su una superficie di 250 metri quadrati a cavallo dell’antica via Regia per le Calabrie, è stata dotata di un moderno sistema di illuminotecnica su binari per valorizzare gli affreschi e le future esposizioni di reperti statuari. Lo spazio restaurato entrerà immediatamente a far parte del percorso di visita gestito dal Centro MUSA – Musei delle Scienze Agrarie, che proprio in questi mesi si sta allargando anche nelle sale stuccate dell’ala nord del palazzo, proponendo una moderna reinterpretazione delle antiche camere delle meraviglie.
Sia il sindaco metropolitano Gaetano Manfredi che i vertici dell’ateneo e della Soprintendenza hanno salutato il completamento dei lavori come il perfetto esempio di una sinergia istituzionale che funziona. La rinascita della Galleria non rimarrà infatti un caso isolato, ma farà da volano per i prossimi, imminenti lotti di restauro che coinvolgeranno lo Scalone monumentale, il Teatrino di corte e gli Appartamenti della Regina, con l’obiettivo ultimo di trasformare l’intero Piano Nobile in un circuito museale continuo, accessibile e di respiro internazionale.















