Categorie: altrecittà

Dal 11 settembre 1999 al 9 gennaio 2000 | Da Cézanne a Mondrian | Treviso: Casa dei Carraresi

di - 3 Ottobre 1999

La modernità di un periodo-fucina di tante conquiste estetiche maturate compiutamente solo in anni successivi. Pienezza di concetti e di proposte che assurgono alla dimensione del capolavoro.
La mostra «Da Cézanne a Mondrian- impressionismo, espressionismo, cubismo e il paesaggio del nuovo secolo in Europa», curata dalla Fondazione Cassamarca, vive in bilico tra potenza dello stimolo (il germe che maturerà negli anni) e pienezza dello stile.

Tra il 1878 ed il 1918 (sono gli anni che «copre» l’esposizione) l’Europa vive un periodo per molti versi unico. Con larga profusione di fermenti che sviluppano nuove tematiche e, allo stesso tempo, rielaborano in nuovi sviluppi vecchie proposizioni d’arte.
Nella letterature pittorica del paesaggio tardo ottocento e primi novecento si legge la storia del tentativo di aprire nuove strade ed allo stesso tempo la piena capacità di formare nuovi stili.
Da una parte, la destrutturazione del legame colore-forma, maturata attraverso la lezione degli impressionisti, apre le porte all’astrattismo, come al cubismo, come a tutto quanto tratterà dell’una e dell’atro termine di un binomio una volta iscindibile nel primato assoluto della rappresentazione realista.
Dall’altra, con il fauvismo, l’espressionismo, il post-impressionismo, propone stili nuovi, fermano in tecniche pittoriche estremamente innovative (si pensi a Matisse) la riflessione sul senso stesso della rappresentazione pittorica.

Ci sono le morbido-acuminate suggestioni in punta di pennello di Van Gogh («Giardino con girasoli» 1887, proveniente da una collezione privata), I fioriti ricami-mosaico goticheggianti di Klimt («giardino e collina» 1916, dalla Kunsthaus), le minuziose ed autoindulgenti tracce di colore del migliore Monet («La capanna dei Doganieri» 1882, Musée national des douanes), il Kandiski non ancora astratto ma già destrutturante che solidamente dipingescolpisce un mirabile «autunno» (1887, Museo di Sato Russo, San Pietroburgo).

Il paesaggio diviene specchio delle tensioni che formano l’arte di quegli anni ed annunciano quanto verrà dopo.
La mostra si divide in quattro grandi aree.
La prima è dedicata al nuovo, straripante potere del colore. La seconda che analizza il lavoro di quelli che potremmo definire I padri della modernità (come Matisse e Monet).
La terza area che analizza il «paesaggio raccontato», idealizzato anche in un certo allontanamento primordiale dall’avanzante civiltà delle macchine.
Infine il «paesaggio interiore» di spazi immaginati che ispirano il sogno (Klimt, Schile).

130 dipinti dalle principali collezioni pubbliche e private di mezzo mondo. 130 pezzi pregiatissimi con alcuni capolavori assoluti. Un percorso intelligente e «didattico». Cosa si può voler di più da una mostra?

Comunicato Stampa

Domenico Guarino

[exibart]

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