Oltre a una serie di oli, bronzi e gessi, la mostra si incentra soprattutto sui disegni (90 di cui 5 inediti) che Giacometti eseguiva da maestri antichi e moderni: i soggetti prediletti e le relazioni palesi o ipotizzabili tra di esse e il suo lavoro creativo. Spiccano per l’arte antica i riferimenti all’arte egizia e sumerica, all’arte africana;poi a Cimabue, Giotto e Rembrandt; infine, per i moderni, a Matisse, Picasso, Lipchitz e soprattutto Cézanne. Che la prassi della copia sia stata per l’artista grigionese una costante durante l’intero arco della sua attività è facile desumerlo direttamente dalle testimonianze scritte e dalle interviste che egli ci ha lasciato; non da ultimo, dalla pubblicazione sulle copie di opere del passato curata da Luigi Carluccio in collaborazione con l’artista stesso verso la metà degli anni Sessanta, pochi mesi prima della sua scomparsa, e dai contributi recenti di Dieter Koepplin, conservatore del Kunstmuseum di Basilea. Malgrado le tre note dell’artista pubblicate postume nel libro di Carluccio, l’argomento non è stato finora indagato se non in qualche sporadica occasione e in maniera del tutto incompleta. Grazie a un lungo e meticoloso lavoro di ricerca, lo studioso Casimiro Di Crescenzo è riuscito a portare alla luce materiale di grande interesse, che amplia in modo considerevole il corpus di copie pubblicate da Carluccio.
Dal catalogo: estratto del testo di Casimiro di Crescenzo
Lo studio degli antichi maestri e delle loro opere è comune a moltissimi artisti, basti pensare a Cézanne, Matisse o Picasso, solo per citare i nomi più famosi; si può affermare che per gli artisti della generazione di Giacometti come per quelli precedenti, lo studio dell’arte è uno degli elementi basilari, se non indispensabili della loro formazione. In Giacometti, tuttavia, l’attività di copiare, iniziata fin dalla più tenera età e continuata per tutta la vita, ha assunto le dimensioni di un lavoro parallelo a quello personale tanto che l’abitudine di disegnare le opere d’arte è una costante nel lavoro artistico di Giacometti… Guardando il gran numero di copie, si comprende come per Giacometti si sia trattato di un esercizio continuo e instancabile… Questo dialogo personalissimo con gli antichi maestri ha confortato la sua indagine artistica; le copie ricostruiscono l’itinerario del suo lavoro, rivelando gli interessi dell’artista, le sue ossessioni, le sue predilezioni e curiosità. Tutta l’arte di Giacometti si basa su questo studio accurato e profondo della storia dell’arte. L’artista ha rimesso in discussione i temi principali della scultura tradizionale, pensiamo alle novità presenti nella sua scultura come il rapporto tra base e scultura, il concetto di monumentalità indipendente dalle misure dell’opera ma creato dal rapporto tra l’opera e lo spazio circostante, la meditazione sulla percezione visiva, la presenza della distanza tra modello e artista, e, quindi, tra scultura e spettatore, la tridimensionalità risolta nell’imposizione di un punto di osservazione frontale. Questo atteggiamento radicale di rilettura è impensabile senza una conoscenza completa di tutte le espressioni sculturali e d’altronde Giacometti non ha mai nascosto il conforto provato nello studio continuo dell’arte, per esempio ha sempre dichiarato la sua passione per l’arte egizia, sumera o bizantina.
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