La Kunstmesse di Basilea è nata nel 1970 e da allora il suo prestigio è in continua ascesa, nonostante che, negli anni successivi, il grande successo di pubblico e di vendite registrato dalle fiere abbia portato alla nascita di nuove fiere in Europa. La prima edizione della Messe fu organizzata da tre mercanti (Trudi Bruckner, Balz Hilt e Ernst Beyler), ma il grande boom si ebbe durante gli anni ’80, quando si registrò la vertiginosa ascesa dei prezzi dell’arte, connessa alla grande circolazione e scambio di opere, viste come fonte di investimento e bene di speculazione. Proprio per questo le fiere, fin dalla loro nascita furono giudicate con sospetto dai puristi dell’arte. Nonostante ciò e al di là delle critiche che le accompagnano (supermercati dell’arte, luoghi dove l’opera d’arte perde d’identità, dove il godimento estetico dello spettatore è mortificato dall’ammasso indiscriminato di oggetti d’arte in spazi anonimi, inadatti, male illuminati) le fiere restano oggi gli appuntamenti d’arte che riscuotono i più grandi successi di pubblico e di vendite. Vi sono gallerie che fanno i migliori affari proprio in occasione delle fiere, ma Basilea, riuscendo a portare le gallerie più prestigiose, finisce per svolgere un ruolo determinante anche nel rappresentare le tendenze mondiali dell’arte, svela le direzioni intraprese da chi governa il mercato e le politiche culturali. Insomma, al di là della banalità, Basilea fa tendenza nel mondo dell’arte attuale per il quale le fiere sono tra i fenomeni culturali più importanti.
Ci sarà chi leggerà una contraddizione in termini nell’attribuire valore culturale ad un evento di spiccata vocazione commerciale. Judith Benhamou-Huet, in un articolo apparso su Art Press dal titolo “Bale, l’art et l’argent” in occasione della fiera di Basilea, propone una lettura dei due avvenimenti più importanti dell’arte contemporanea, la Biennale di Venezia e la Kunstmesse di Basilea. Notando come le opere di Basilea ripropongano le tendenze emerse durante l’ultima Biennale di Szeemann, si chiede se non siano due facce della stessa medaglia:”se una manifestazione commerciale (Basilea) mostra un interesse culturale, non v’è dubbio che una manifestazione culturale (Venezia) può avere una funzione commerciale”. In quest’ottica la situazione è ribaltata: Basilea è un importante evento commerciale perché è un grande evento culturale del mondo moderno che si esprime con i mezzi del mondo moderno.
Forse anche con un pizzico di rammarico si deve dunque prendere atto del concetto che, da un mondo che abbiamo scelto di far girare intorno alle politiche più ciniche dell’economia e agli umori del mercato, è logico aspettarsi situazioni e accadimenti in senso univoco. Anche l’arte, dunque, si è da anni adeguata ad esprimersi attraverso i canali del mercato e utilizzando i mezzi del mercato (pubblicità, marketing, media, quotazioni, borse). In sostanza la battaglia di alcuni contro i supermercati dell’arte è, allo stato attuale, condotta contro i mulini a vento: sono, le fiere, uno dei modi in cui l’arte si diffonde con più forza. Che questa sia cosa biasimevole, lo si può condividere, non negare. Sta agli artisti, ai critici, agli uomini dell’arte di impedire che il valore economico dell’arte superi o annulli quello culturale. Ma starà anche e soprattutto al pubblico dell’arte, che solo sviluppando un senso critico autonomo che ne diriga le scelte, si potrà affrancare dalle briglie delle politiche di mercato e dalle strategie della comunicazione pubblicitaria.
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