Nel bellissimo scenario dei Sassi, un po’ nascosto, come un piccolo tesoro, dentro il rinnovato scrigno del Circolo culturale La Scaletta, si svolge, fino al 30 settembre, un omaggio all’attività di Scheiwiller, raffinato editore e critico d’arte scomparso nell’ottobre dello scorso anno.
Minuto, elegante, silenzioso, amante dell’arte e della poesia, delle cose piccole, ma preziose, pieno di libri e sogni, ironico, come magistralmente lo descrive Consagra in un piccolo schizzo divenuto manifesto della mostra, questo era Scheiwiller e la sua collezione privata, oggetto della mostra, non può che somigliargli.
Da Agnetti a Calder, da Fontana a Manzù, da Martini a Melotti, passando per Manzoni, da Munari a Nivola ed Ortega, per finire a Picasso, Regina, Tinè e Wildt, questi i piccoli, ma preziosissimi gioielli che compongono il tesoro di Scheiwiller. 90 piccoli oggetti, quasi tascabili, esposti in appena due sale, nelle quali sembra condensarsi la migliore scultura del Novecento.
Si rimane sorpresi dinanzi a tanta grazia, proveniente dagli artisti più disparati, legati in questa collezione come in un filo rosso, che esprime talvolta, liricità, ironia, eleganza, leggerezza, allegria, le sfaccettate e armoniose componenti della personalità del proprietario.. Se un elemento comune c’è, questo è proprio Scheiwiller, null’altro se non quella sua leggerezza dell’essere che lo portava a prediligere sculture leggere come poesie al vento.
La mostra si apre con alcune opere del giapponese Azuma, allievo e assistente di Marino Marini, di cui aveva pubblicata un’antologia proprio lo scorso anno, prosegue con una terracotta di Ortega e con due vetrinette ricche di gioielli: due oggetti di Munari (L’ora X ed Il cerchio magico), un posacenere di Depero, la Merda d’artista di Manzoni, le ceramiche di Picasso, e poi Melotti, Renato di Bosso, Medardo Rosso in uno splendido Biricchino, il Centometrista di Arturo Martini ed ancora Cascella, Negri, Regina, la luminosissima scultura in vetro della moglie Alina Kalczynzka, fino a concludersi con tre sculture del nonno, Adolfo Wildt, che amava tenere sempre ben in vista (L’anima e la sua veste, Il filo d’oro, Luce)… in un girotondo di poesia e leggerezza, ironia e semplicità, grazia e intelligenza, che trasporta e avvince anche i non addetti ai lavori.
Brunella Santeramo
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