“Un segno perenne, ma oggi particolarmente eloquente, della varietà dell’amore cristiano è la memoria dei martiri. Non sia dimenticata la loro testimonianza”. Ha scritto Papa Giovanni Paolo II, in Incarnationis Mysterium, la Bolla di Indizione del Grande Giubileo del 2000. Ed il Civico Museo Parisi Valle – in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Maccagno e le Comunità Parrocchiali del Decanato di Luino – ha deciso di accogliere questo invito, allestendo una rassegna sulle più preziose creazioni suntuarie ecclesiastiche, provenienti dalle chiese dell’antica pieve di Valtravaglia e Cannobbio.
L’indagine, condotta nel territorio dell’Alto Verbano Lombardo, ha portato alla luce un insieme di manufatti inediti di alto livello tecnico e qualitativo, realizzati principalmente tra il Seicento ed il Settecento, in ambito milanese.
Alla pregevole capacità artistica degli esecutori, abili nell’intaglio del legno e nello sbalzo e cesello dei metalli, si unisce di sovente, in questi opere, la preziosità dei materiali utilizzati: oro, argento, cristallo, seta, lino, oltre che piombo, pietra e legno.
Appaiono, dunque, facilmente comprensibili le ragioni di sicurezza, per cui tutte queste “sacre custodie di santità” vengono ormai conservate gelosamente nella vetustà delle sacrestie, celate agli occhi dei credenti.
Questa mostra, curata da Oleg Zastrow, rappresenta, pertanto, un raro momento per poter ammirare i pregevoli contenitori, che raccolgono i resti mortali di coloro che subirono il martirio per non abiurare al credo cristiano.
Oltre ad un cospicuo numero di reliquari a busto, a cassetta, ad ostensorio e a fusto, nelle sale espositive del Civico Museo Parisi Valle, è esposto anche il “Compianto” della Chiesa di San Materno di Maccagno Superiore. Si tratta di due sculture lignee tardo-gotiche, raffiguranti la Vergine e San Giovanni Battista ai piedi di Gesù Cristo morente.
Il Crocifisso, di alta qualità scultorea, è opera di chiara fattura seicentesca. Ed in merito alla sua esecuzione è stato proposto il nome di Bernardino Castelli da Velate (1646-1725). Le statue dei due dolenti non sono, pertanto, coeve. E possono, a buon diritto, essere considerate un capolavoro della scuola di intaglio lombarda della seconda metà del Quattrocento. In queste due figure, sono, infatti, di non marginale valore artistico l’esasperata drammaticità dei volti, l’accurata resa dei particolari anatomici e la ricercata formulazione dei panneggi degli abiti.
La rassegna di Maccagno si presenta, quindi, come un’occasione irripetibile per percorrere un pellegrinaggio di fede attraverso le espressioni di culto e le doti d’alta cultura dei nostri antenati, uomini che riposero nel significato di questi manufatti artistici le proprie aspettative ed angosce.
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