Il principio motore degli organizzatori è la volontà di evidenziare le fasi della maturazione e della creazione di un’opera d’arte, puntando soprattutto l’attenzione sul significato delle numerose tele cezanniane rimaste incompiute, interrogandosi sul valore e i motivi di questa volontà di bloccare ad uno stadio quasi larvale la nascita delle opere.
La scelta di dedicare una mostra a Cézanne, in concomitanza di uno degli appuntamenti più attesi per l’arte contemporanea, la Kunstmesse di Basilea, si motiva con la scelta di mettere una parola definitiva sull’inizio di ciò che oggi è considerata l’arte contemporanea; ed è infatti ormai da più parti condivisa l’opinione che si debba proprio a Cézanne l’inizio di un processo di rivoluzione artistica che, movendosi dalla “petite sensation”, condurrà al Cubismo, movimento che metterà a nudo le istanze di un modo nuovo di pensare l’arte in senso astratto e antiaccademico. Né Van Gogh, infatti, che non riuscì a rinunciare all’utilizzo della prospettiva centrale e che dipinse figure che indicarono la via da percorrere per i Fauves e l’Espressionismo, né Gaugin, con il suo stile decorativo che ispirò Nabis e Jugendstil, seppero guardare così lontano come seppe fare Cézanne, quando decise l’abbandono della prospettiva centrale e si mise in marcia, solitario, verso la strada ignota dell’astrazione.
La mostra di Zurigo, vuole essere l’inizio di una nuova lettura dell’opera di Cézanne nella direzione di una teorizzazione di alcune fondamentali tappe evolutive del pensiero dell’artista, la cui formulazione si cela non, questa volta, negli scritti abbondantemente indagati quanto nelle opere stesse conservate, teorie che possono essere desunte e decodificate a partire dall’analisi proprio della pratica pittorica. E’ un’idea intreressante perché dimostra come, in sede di progetto, sia più che mai fondamentale proprio l’approccio scientifico e lo studio sistematico di ciò che si vuole esibire. E sotto questo punto di vista la mostra di Zurigo deve essere di monito per quanti (e accade spesso in Italia) sfruttano il richiamo estetico delle opere d’arte per imbastire mostre che garantiscono grossi successi in termini di pubblico, ma che ai notevoli impegni presi dal punto di vista promozionale e di pubblicità, non fanno corrispondere adeguatamente una ricerca scientifica e storica adeguata. E’, in altre parole, assai comodo richiamare il pubblico con Chagall, gli impressionisti e Picasso, è ben più difficile far sì che l’evento espositivo lasci un segno e sia determinante per l’acquisizione di nuove conoscenze e lo sviluppo di nuove e fondate teorie riguardo a questi artisti.
Tornando alla mostra di Cézanne essa è stata articolata in un percorso che, procedendo dalla scelta di tematiche particolarmente care alle pittura dell’artista, propone alcune serie di tele nelle quali si evidenziano non solo le trasformazioni e i ripensamenti dell’artista, ma anche le fasi evolutive e transitorie, attraverso l’esposizione di lavori che appaiono incompiuti. I temi scelti sono essenzialmente tre: i ritratti della sposa del pittore, quelli del Jardinier Vallier e quella dei paesaggi, in particolare per la serie della Montagne Saint-Victoire. Sono esposti lavori ad olio, ad acquerello e disegni realizzati in diversi momenti della vita, e la cosa più sorprendente è proprio ammirare quasi elementarmente spiegato il procedimento che dall’impressionismo primitivo conduce fino all’astrazione, attraverso le fasi di una continua rielaborazione nel verso sintetico di un medesimo soggetto.
La mostra è molto suggestiva, l’allestimento forse un po’ sommario ma funzionale; il pubblico sembra aver risposto con entusiasmo. Il catalogo è difficile da non acquistare: completo e corposo, è stato realizzato in inglese ed in tedesco. Per chi fatichi a leggere le lingue straniere sarà sufficiente guardare le figure; funziona anche un vecchio gioco: fate scorrere le pagine del catalogo come si faceva da bambini avendo disegnato sull’orlo lungo delle pagine di un quaderno le fasi del movimento di una figura; come allora si otteneva il prodigio del movimento quasi cinematografico, qui otterrete di vedere come, a partire dalle rappresentazioni figurative impressioniste, si giunga quasi naturalmente all’astrazione, attraverso stadi sempre più sensibili di sintesi formale e cromatica.
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