Un notevole interesse per gli angeli si è manifestato in questo ultimo decennio sotto forme diverse, tanto che si può dire che la figura dell’angelo è diventata un punto di riferimento dell’immaginario collettivo. La figura dell’angelo si è infatti inserita in molti ambiti moderni: dal pensiero semplicista della new age, ai serials televisivi, alla pubblicità. Ora, se questo da una parte denuncia un’innegabile “voglia di eterno”, dall’altra rischia di banalizzare una figura dai complessi risvolti teologici e iconografici. Su questi esseri “intermedi” comuni tanto alla religiosità ebraica, quanto alla cristiana e alla islamica, gli uomini hanno riflettuto a lungo: i poeti hanno scritto versi, i teologi e i filosofi interi trattati, gli artisti hanno tentato di rappresentarli attraverso le immagini. La mostra pertanto, attraverso un’attenta selezione di opere d’arte particolarmente suggestive, vuole suggerire un ideale percorso che consenta di cogliere, sia pure per sommi capi, l’evoluzione dell’immagine angelica, sottolineandone i cambiamenti e la storia della sua rappresentazione dalle origini fino ai nostri giorni. In questo modo sarà forse possibile restituirle i giusti contorni e quella dignità in parte compromessa. Susciterà dunque grande interesse capire come sia mutata, millennio dopo millennio, la rappresentazione dell’idea dell’Angelo partendo proprio dalla rappresentazione angelica nell’arte cristiana assunta come la più ricca di documentazione iconografica e la più incline a tradurre in termini figurativi le sollecitazioni teologiche, filosofiche o culturali in genere connesse con l’idea dell’Angelo, passando attraverso i riferimenti di altre culture, fino ad arrivare all’uso moderno-contemporaneo dei nostri giorni. Oltre infatti ad essere raffigurati in opere d’arte da ammirare nelle chiese e nei luoghi di culto, gli angeli sono stati riprodotti anche su immaginette, la cui diffusione aumenta in proporzione agli sviluppi delle tecniche di stampa, e su altri oggetti destinati alla pratica della devozione privata. Molteplici sono le funzioni dell’angelo: protegge il fedele e la sua casa, accompagna il fanciullo nell’esperienza della Prima Comunione o guida l’anima del defunto nel suo viaggio verso il cielo. Gli angeli conquistano poi l’ambito delle cartoline postali per gli auguri, per messaggi d’amore di uso religioso ma anche profano.
Una sezione a parte è riservata alla figura di San Michele Arcangelo, l’Angelo per eccellenza, e al Santuario di monte Sant’Angelo, fisicamente equidistante tra Mont-Saint-Michel e Gerusalemme e dunque anello ideale di congiunzione tra l’Occidente e l’Oriente. Il nome di Michele che, letteralmente, vuol dire «Chi come Dio?» compare per la prima volta nel libro di Daniele (10, 13 e 21; 12, 1 sgg.) dove non solo viene in aiuto al profeta, ma viene già designato come «… uno dei principi maggiori…» e come colui «… che sta alla difesa dei figli del tuo popolo…», ossia delle genti di Israele. Il famoso passo dell’Apocalisse (12, 7) descrive poi la battaglia celeste fra le armate di Michele e quelle di Satana, sicché il primo si configura definitivamente come il capo supremo delle armate celesti. Su queste basi testuali fiorirono storie e leggende ricche di particolari come quelle narrate nella Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze (XIII secolo). Tra le opere esposte si segnalano: Un rilievo assiro con genio alato; alcune statuette del dio Bes; vasi a figure rosse; rappresentazioni di eroti; testa di vento; immagini di vittorie; figure di angeli del medioevo (fra cui una tavola di Guariento e sculture gotiche francesi); figure di angeli dal periodo rinascimentale a quello neoclassico (fra cui opere di Bernini, Bracci, Cavedoni, De Mura, Domenichino, Guarino, il Piccio, Giovanni Santi); figure del periodo contemporaneo (fra cui opere di Ceroli, Chagall, Gustave Dorè, Manzù, Schifano); cinque abiti ispirati alla figura dell’angelo di Roberto Capucci.
Ne è un esempio questo abito blu “Gli oceani e i mari del futuro”, realizzato in occasione dell’Expo di Lisbona, nel corpetto plissettato e nelle balze delle sottogonne che riproduce centosettantadue diverse sfumature di azzurro.
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