Categorie: altrecittà

Fino al 1.IX.2018 | Virginia Ryan, I Will Shield You | Castello di Postignano, Sellano (PG)

di - 29 Agosto 2018
Una manifestazione in grado di allineare pertinentemente territorio, storia e ambiente nel segno dell’arte contemporanea e, inoltre, restituendo centralità alla cultura in una zona oggetto degli eventi sismici degli ultimi due anni. Tutto questo è Un castello all’orizzonte, evento in svolgimento presso il Castello di Postignano che quest’anno, nell’ambito della sua programmazione, ospita “I Will Shield You”, personale di Virgnia Ryan organizzata in collaborazione con la galleria Montoro 12 di Roma, che sarà fruibile al pubblico fino al primo settembre. L’iter espositivo, accompagnato da ambientazioni sonore appositamente messe a punto per questo progetto dal music editor Tim Ryan, si snoda sui due livelli della sede e sulle relative sale mantenendo sempre una coerenza e filologia tale, da far intendere all’osservatore, pur nella singolarità di ciascun pezzo, come si sia al cospetto di una serie di opere dalla genealogia comune. La mostra, che nella giornata del vernissage ha previsto una perfomance della danzatrice e coreografa Carol Magnini e allestita presso l’appartamento Sabbioneta, porta in esposizione una serie di lavori realizzati dall’artista negli ultimi tre anni della sua attività, esito delle ricerche da lei condotte su tematiche di attuale urgenza come l’identità, la globalizzazione, la deterritorializzazione, la migrazione, il post-colonialismo e la diversità; qui tradotte attraverso il proprio linguaggio visivo. Si tratta di sculture assemblate a forma di scudo e costituite da materiali diversificati nell’origine e nella tecnica, da cui è possibile comprendere la vocazione interdisciplinare dell’autrice, risultato delle sue esperienze in Africa, Sud America, Gran Bretagna, Europa ed Australia. Per mezzo di un siffatto modus operandi, partendo dalla funzione e dalla forma archetipica dell’oggetto scudo elevandolo sia a mezzo che oggetto del suo intervento, l’artista dimostra le proprie influenze stilistiche e culturali partendo già dall’analisi dei materiali componenti, che vanno dagli oggetti trovati e recuperati fra Costa D’Avorio e Ghana insieme a motivi cromatici e grafici vicini alla tradizione africana, a materie riconducibili alle realtà appenniniche italiane come la lana grezza. Difatti, le opere si nutrono della convivenza di più soluzioni quali il disegno, la fotografia, il ricorso all’oggetto e alla lavorazione manuale. Proprio quest’ultimo aspetto, attribuisce alle realizzazioni in questione un certo grado d’opposizione rispetto ad alcune modalità operative contemporanee, sempre più tecnocratiche e immediate, incapaci di comprendere nelle loro procedure l’irreplicabilità.
Virginia Ryan, I Will Shield You
In tanta libertà creativa e nella scelta delle strutture, si legge un pensiero quindi sul concetto di protezione e, di conseguenza, di paura. Una paura che – oggi in particolar modo – assume i tratti sociali della demagogia e del dispotismo, in un contesto mondiale omologante che difficilmente sembra capace di includere alterità. Le opere, singolarmente o in gruppo, costringono il fruitore al loro riconoscimento tramite la loro verticalità e il relativo ingombro fisico, impostando un doppio livello di lettura: il primo più d’impatto e d’insieme, il secondo invece concentrato sui particolari molteplici. Proprio nel manifesto eclettismo stilistico e nella varietà dei riferimenti rilevabili in questa famiglia di opere, trapela un particolare senso di permeabilità culturale, contaminazione artistica e diversione intellettuale. Invero, ogni manufatto è ricoperto da un’oggettistica plurale che sulle superfici degli scudi si sovrappone al punto di confondersi fino a celarsi, dove ogni unità è correlata all’altra grazie all’uso del filo che, cucito a mano, trattiene fra le sue fibre il peso, soprattutto semantico, di cui ogni elemento è portatore. Medesimo principio accompagna l’esecuzione e l’interpretazione di The ties that bind us, dei Collages dove, assemblate su tavola, troviamo la stratificazione di un grande numero di fotografie, fotografie dipinte, piccoli specchi e tessuto; anche qui del filo interconnette vicendevolmente ciascuna costituente.
Ogni componente e/o oggetto, sia in queste ultime operazioni che negli scudi, trova nella complessità dell’opera la propria carica estetica, oltrepassando la dimensione di semplice bene materiale per qualificarsi al pari di reperti e residui esistenziali; frantumi di esperienze. A ricucire infine questi frammenti, nonché a unificare il percorso della mostra, Virginia Ryan interviene nuovamente con il filo, come a tracciare un corrispettivo tangibile di un’aspirazione ideale che mira a creare reciprocità fra quelle forze silenziose e infrasottili che a volte ci dividono e altre ci uniscono. 
Davide Silvioli
Dal 21 luglio al 1 settembre 2018
Virginia Ryan, I Will Shield You
Castello di Postignano, Sellano (PG)

Articoli recenti

  • Mostre

It’s Cold Outside. Alessandro Artini protagonista a Ortisei

Fino al prossimo 15 marzo, a Ortisei, la Galleria Doris Ghetta ospita “It's Cold Outside”, mostra personale di Alessandro Artini,…

20 Febbraio 2026 0:02
  • Fotografia

90 anni di fotografia italiana e non solo, in bianco e nero: la mostra a The Pool di Milano

Gli spazi di The Pool NYC di Milano ospitano il secondo capitolo di un ambizioso progetto espositivo dedicato al grande…

19 Febbraio 2026 18:30
  • Fiere e manifestazioni

Investec Art Fair apre le porte a Cape Town: la proposta delle gallerie italiane

Apre le porte la 13ma edizione di Investec Art Fair di Cape Town: cinque gallerie italiane costruiscono percorsi distinti, tra…

19 Febbraio 2026 17:39
  • Beni culturali

Campanile di Giotto, al via i restauri: un investimento da 60 milioni per Piazza del Duomo a Firenze

Al via il restauro integrale del Campanile di Giotto, mentre sono in conclusione i lavori al Collegio Eugeniano e prosegue…

19 Febbraio 2026 17:03
  • Mostre

La promessa latente nella fotografia perturbante di Linda Fregni Nagler

Con una serie di opere realizzate nell’arco degli ultimi vent’anni, la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di…

19 Febbraio 2026 16:45
  • Arte contemporanea

Collezionare significa costruire un ecosistema complesso: intervista a Eugenio Sidoli

Amministratore delegato di Max Mara e fondatore, insieme alla moglie Sandra Varisco, di SpazioC21 di Reggio Emilia, Eugenio Sidoli ci…

19 Febbraio 2026 13:54