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fino al 10.II.2006 | Pietro Capogrosso – La luce negli occhi | Foggia, Paolo Erbetta

di - 24 Gennaio 2006

Erano fatte di bagnasciuga, moli, palizzate, bunker, arenili, fari, strutture esili rubate alla terra d’origine le “architetture della memoria” che Achille Bonito Oliva aveva rintracciato nella pittura ad olio di Pietro Capogrosso (Trani, 1967). Architetture ispirate, come l’artista affermava, da una “terra di frontiera, paesaggio di confine diviso da un orizzonte costante, una dimensione temporale sospesa senza tempo, una luce intensissima, accecante, luoghi percorsi dal sole fino allo stordimento. Il paesaggio si decolora, lentamente, divenendo quasi astratto. Tutto questo fa parte del mio lavoro, della mia infanzia, quindi la Puglia”.
Un’iconografia spogliata tuttavia -fin dall’esordio, nella mostra Complanare del 1999- del concreto riferimento al luogo e costruita secondo lunghi piani di fuga, con una veste pittorica dalla partitura modulata su eteree tonalità pastello, al limite della monocromia e della bidimensionalità. Una pittura carica di riferimenti colti: da Fattori a Morandi, fino ai maestri dell’astrazione De Stael e Rothko.
Ma sempre inconfondibile la sua firma, come nel paesaggio con molo, che scopriamo a fare da spartiacque tra tematiche nuovissime o rinnovate, nella sua seconda personale (a tre anni da quella nella Galleria Spazia di Bologna) allestita a Foggia.
Pochi metri quadri e due pareti candide sulle quali scorre una teoria di piccole tele con alberi; di fronte, gli scavati ritratti dei compianti Pier Paolo Pasolini (Bologna, 1922 – Roma, 1975) ed Ettore Majorana (Catania, 1906 – 1938), due maestri di pensiero che hanno avuto un rapporto contorto ed alla fine tragico con la vita, nell’equilibrio instabile tra solitudine intima ed altalenante successo sociale.
Caporosso non aveva mai assunto il tema del ritratto -pur rivelando evidente sentire comune con la diafana pittura del belga Luc Tuymans preferendo fino ad oggi lo scarno elemento naturalistico. Il molo, raffigurato nella tela centrale, si pone appunto tra quel passato ed il presente creativo, accostato alle tele con alberi spogli e talora nervosi, dai toni cartadazucchero, rosa pallido e giallonapoli, ovvero i caratteristici “paesaggi d’affezione”. A questi interfaccia due icone della cultura contemporanea, alle quali sottrae la consistenza della materia, restituendola poi con una pennellata dalla preziosità antica.
Lo sguardo di Pasolini e Majorana –entrambi scomparsi in circostanze non certo ordinarie- è interpretato dal curatore come “sospeso sulla soglia”: è il tipico sguardo di due anime inquiete, nella vita intenso e penetrante, qui smorzato da una sorta di salsedine che riporta i due grandi maestri in una dimensione tutta mentale.
Ed è una qualità propria di Capogrosso quella di non cedere ad un facile lirismo, quanto invece mantenere nel ritratto, come nel paesaggio, un’asserzione concettuale chiara e coerente. Chiara come “la luce negli occhi”, spesso piacevolmente abbacinante, del bello se non è solo in quanto tale.

giusy caroppo
mostra visitata il 10 dicembre 2005


Pietro Capogrosso. La luce negli occhi.
Paolo Erbetta Arte Contemporanea
A cura di Achille Bonito Oliva
Dal 10 Dicembre 2005 al 10 Febbraio 2006
Indirizzo: Via Piave, 34/F – 71100 Foggia
Orari apertura: Lunedì – Sabato 11,00 – 13,00 / 17,00 – 20,30. Mercoledì e Giovedì su appuntamento – Contatti: 0881 723 493 – info@galleriapaoloerbetta.it
Catalogo a fine mostra Edizioni Palmisano, Foggia


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  • Capograsso. Caporusso. Capirossi. Capogrossi. Carogrosso. Cupogrosso. Capogrezzo. Cazzogrosso. Eccetera eccetera.

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