Il legame tra il pittore ferrarese e la letteratura è ormai stato identificato dalla critica come uno dei tratti peculiari della sua attività, oltre che della sua biografia. A questo aspetto sembrerebbe riferirsi anche
il sottotitolo della mostra, a cura di Claudia Gian Ferrari. Attesa che risulta disillusa, poiché questo nesso che sembrerebbe essere richiamato non viene più ripreso, se non nell’esaustivo saggio di Luciano Caramel che
correda il catalogo. Questo l’unico neo della mostra presentata ad Acqui Terme.
L’esposizione sviluppando, grazie alla selezione di circa sessanta opere, due temi (le nature morte ed i vasi di fiori) che accompagneranno l’attività del pittore, dall’esordio metafisico degli anni Venti fino agli ultimi anni milanesi, riesce a focalizzare la personalità di uno dei maggiori artisti del secolo scorso.
L’allestimento essenziale facilita l’ingresso in un mondo lirico che evoca, piuttosto che Proust, la tradizione poetica di casa nostra. In particolare vengono chiamati in causa Pascoli, Govoni e Leopardi. Dai primi l’autore di queste meravigliose tele, dove gli oggetti sono talmente
caratterizzati da acquisire un’identità propria, mutua l’amore per “le cose che fanno la domenica”.
Delle tematiche care al poeta marchigiano approfondisce il nesso che lega le piccolezze della vita umana con il senso del non-finito. Pensiero espresso al massimo livello da de Pisis attraverso le nature morte marine, dove le piccole cose di tutti i giorni si affacciano o si perdono in un orizzonte infinito e incommensurabile per l’uomo. Questa
connessione che sembra unire vicino-lontano non si riduce solamente ad un concetto spaziale, bensì indica una relazione tra qualcosa di conosciuto, di misurabile, di familiare e “l’altro”, inteso come tutto ciò che è ancora ignoto all’uomo. Le ricerche del pittore ferrarese si ritrovano anche nel modo in cui tratta gli elementi nelle sue composizioni: scardina le regole prospettiche posizionando sullo stesso piano i vari oggetti
riconquistando, solo grazie all’ispessimento del materiale cromatico in superficie, un’idea di spazio.
Il croma risulta essere uno degli aspetti sui quali de Pisis sperimenta maggiormente, giungendo a ottenere un ductus pittorico molto particolare e riconoscibile. Questo non rimane una soluzione tecnica fine a sé stessa ma corre parallelo alla sua volontà di rappresentazione dell’effimero. La sua pennellata, veloce ed immediata, evidenzia il senso di caducità alle quali sono inesorabilmente costrette le cose della vita dell’uomo. Anche la scelta dei soggetti dipinti, ad esempio i vasi di fiori presenti in mostra, si ricollega, oltre che ad una passione per la botanica che coltiverà durante tutta la vita, alla necessità di sottolineare la brevità dell’esistenza umana.
In mezzo ad un tripudio di colori non manca mai un fiore secco, reciso che rimanda sempre all’inevitabile fine alla quale tutti i componenti della natura, esseri umani compresi, sono destinati.
Marie Louise Denti
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Mi sono dimenticata di firmare l'articolo, la maternità è mia ... ogni critica sarà ben accetta CIAO CIAO
Marie Louise Denti