Il primo approccio è inaspettatamente uditivo, più che visivo: un battito cardiaco sincopato, in sottofondo, ci invita a rapporti emozionali con le opere, da vivere prima ancora che con gli occhi, con il cuore. Il nuovo spazio espositivo –fungerà anche da scuola di fotografia, spiega l’art director e fotografo Riccardo Fai- è stato da poco inaugurato e già si differenzia nel panorama artistico locale per il desiderio di sviluppare una programmazione non omologata, imperniata sulla fotografia d’autore (con future digressioni nella video-arte) e per la scelta di promuovere attivamente iniziative sociali (Heart Project).
La mostra di apertura, dedicata al fotografo Nino Migliori (Bologna, 1926), bene ne riassume il duplice intento. L’artista ha concepito la personale per questo luogo (“lavorando col cuore” anche alla creazione di candele/multipli d’autore, dedicate all’evento, i cui proventi andranno in beneficenza), allestendo una piccola summa del lavoro di una vita, scandita fin dal 1948 dalla sperimentazione di linguaggi e canoni sempre curiosi, indagatori, nella ricerca storica come in quella emozionale.
L’immagine –afferma la nostra cultura dello sguardo- ambisce ad essere verità innegabile. Filtrata però dal dubbio critico, chiosa Migliori. Il Perchè?/Why? che campeggia sul muro cittadino, legittimo interrogativo dell’ anonimo individuo che ciascuno di noi impersona, al cospetto dell’ Arte, è duplicemente pausa e input riflessivo. Perché (Why?) ogni scatto è in potenza risposta esaustiva, in atto verità sfocata, manipolata, estetizzata, profetizzata, trascesa e infine –purtroppo- lambita solo nei contorni?
Verità che neanche l’ onestà dell’otturatore può cogliere se non strutturata in frammenti complementari, indivisibili come fotogrammi, concorrenti al recupero di un senso narrativo integro, ultimo. Migliori “gioca” con codici dada ed informali; deflagra la
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www.ninomigliori.it
gaetano salerno
mostra visitata il 14 gennaio 2005
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