Categorie: Fotografia

Al Festival Cortona On The Move vediamo l’Italia da infinite prospettive diverse

di - 13 Giugno 2026

Tornare a casa. Per fare il punto. Per ricordarci chi eravamo e chi siamo, per ritrovare bellezza e ferite, progressi e fermate, fragilità e conquiste. Con il titolo Beautiful Country dal 16 luglio all’11 novembre, il festival internazionale di fotografia Cortona on the move costruirà, attraverso più di 30 mostre, un album di immagini del Belpaese negli ultimi decenni. Una tacita sfida alla “pietra miliare” della fotografia contemporanea, il leggendario Viaggio in Italia di Luigi Ghirri (e di altri fotografi che hanno fatto storia), che ha rivoluzionato lo sguardo sul paesaggio lasciando una traccia indelebile? Non soltanto, anche se ogni volta che si cita l’Italia ci si interroga su un inevitabile confronto.

Groundswell, dalla serie Un paesaggio in fiamme, Coimbra, Portogallo, 14 agosto 2025. Credits: Gonçalo Fonseca

Ma Cortona on the move se lo può permettere, dopo 15 anni di storia e con la curatela di Renata Ferri, in questa edizione che indaga l’evoluzione del linguaggio fotografico da sempre. «Beautiful Country nasce dal desiderio di tornare a guardare con attenzione ciò che abbiamo intorno a noi. La fotografia diventa uno spazio condiviso di scoperta per restituire memoria e immaginazione al racconto del presente, diventando nello stesso tempo strumento di esplorazione critica e poetica. In questo festival autrici e autori italiani e internazionali si muovono in una prospettiva che coniuga lo spirito del Grand Tour con la profondità dell’inchiesta».

Peninsula. Dal progetto Laguna minore di Matteo de Mayda

Nelle mostre personali e collettive, ci sono lavori inediti e progetti prodotti ad hoc dal festival, tra i quali spicca Peninsulae, una committenza per dieci artisti che si sono infilati nelle pieghe più celate del Paese, per restituirci una personale cartografia del presente che, come sempre, ci permetterà di disegnare un ipotetico possibile futuro. È curato da Renata Ferri – e prodotto in partnership con Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia e Fondazione CR Firenze – che ha invitato Arianna Arcara, Fabio Barile, Marina Caneve, Federico Clavarino, Matteo De Mayda, Giorgio Di Noto, Alessandro Imbriaco, Rachele Maistrello, Giulia Parlato e Giovanna Silva, che si confrontano con territori fisici e simbolici del paesaggio contemporaneo. «Era importante rompere lo stereotipo sull’Italia attuale e anche sulla fotografia attuale: poter scoprire che passi si sono in ogni ambito dal reportage al ritratto», aggiunge Ferri.

Si intrecciano quindi percorsi di contenuto che disegnano uno scenario sulla penisola e su come si scattano le immagini oggi. «Non c’è la pretesa con questo festival di fare “la fotografia della fotografia oggi”, però ci servirà per un inconsueto, ma capillare giro di ricognizione. Anche per questo il festival sarà ricco di incontri, presentazioni di libri, workshop con i fotografi. Vogliamo ricreare una comunità che dialoghi e si confronti», aggiunge la Ferri.

Ma quale Italia emerge allora? Sicuramente una mappatura dettagliata e attuale, che però non si ferma al qui ed ora. Affiora attraverso la scelta delle numerose mostre anche un’identità nazionale nuova e inedita: «Le crepe sono anche sotto la bellezza», ha dichiarato Ferri.

Candida Höfer

Il paesaggio è un tema affrontato a partire dalla memoria dell’antichità nel racconto Campagna Romana di Joel Sternfeld. Il celebre fotografo statunitense della fotografia a colori di grande formato, ha realizzato dal 1989 al 1991 – nel solco dei pittori del Gran Tour che approdavano a Roma affascinati dalle memorie del passato imperiale –   scorci della campagna romana con le rovine rimaste immutate nel tempo. Dai ruderi agli interni delle architetture di spazi pubblici: biblioteche, musei, teatri resi spazi mentali dalla luce e dalla precisione formale degli scatti di Candida Höfer, in Perfetta bellezza. Le vedute notturne di Luca Campigotto, in Quando scende la notte, ci riportano in una dimensione altra di luoghi, tra i quali Venezia, che siamo abituati a vedere in piena luce. Ha attraversato dal Nord al Sud immortalando l’eredità storica del Paese. Sono immagini in grande formato che verranno esposte lungo la via Crucis a Cortona.

Antonio Biasiucci

Due lavori di Antonio Biasiucci vengono esposti a Palazzo Baldelli: Museo delle Civiltà (2022), una sequenza fotografica, e Corpo Cosmico (2017), una installazione video su cinque schermi, pensata come esperienza immersiva. Il primo è una necropoli astratta in cui ci portano i reperti del Museo delle Civiltà di Roma, in Corpo Cosmico le mozzarelle diventano astri, pianeti, costellazioni. Un immaginario consueto che assume nuovi significati.

La fotografia a Cortona ci porta in zone di confine, meno conosciute, spesso ai margini, svelando atavici problemi. Un modo di fare indagine diverso dal reportage classico è Songs of a Lost WorldCanzoni di un mondo perduto. Appositamente concepita per il festival è una grande installazione del duo torinese Botto & Bruno, curata da Carola Allemandi. Sono 900 fotografie delle periferie urbane prese dal loro archivio (lavorano dagli Anni ‘90 su questo tema) e di archeologia industriale, in particolare Porto Marghera. Le nuove architetture del presente lasceranno tracce in futuro? Sembrano chiedersi in questo confronto. Le periferie milanesi invece sono quelle immortalate dall’ormai storico lavoro di Gabriele Basilico degli anni Settanta e Ottanta, in confronto con le attuali marginalità fotografate da Angelo Leonardo per il progetto Milano ai bordi, che ci permette di capire come è cambiata la metropoli milanese.

Gabriele Basilico, Via Nervesa – via Longanesi, 1979.

Il festival fa un altro focus su paesaggio visto con un taglio politico e storico. A partire da Guilty GroundsTerre colpevoli, della fotografa olandese Steffi Reimers, che rende i paesaggi della Calabria, taciti testimoni dei crimini della ’Ndrangheta. Utilizzando un’illuminazione mirata per rilevare segni e tracce, la memoria della violenza umana torna in superficie. Le ferite nella montagna provocate dalle cave di marmo sono nella Carrara industriale di Julie Hascoёt. In Carrara, il crepuscolo della montagna, mette in mostra anche la sua storia politica, che ha visto nascere un forte movimento anarchico fin dalla fine del XIX secolo.

L’ambiente è un tema anche in Stella Inquieta, il capitolo iniziale del fotografo Mattia Balsamini e dall’autore Raffaele Panizza, per capire in che modo in cui i solar flares – tempeste solari agiscono sull’equilibrio vitale e cibernetico di tutte le cose. OverTourism di Alessandro Toscano solleva l’inquietante fenomeno del turismo di massa nelle città d’arte italiane, in cui ogni anno si contano più di 50 milioni di visitatori. Le sue immagini elaborate digitalmente, ridisegnano Roma, Pisa, Firenze, e sottolineano la capacità delle dinamiche dell’overtourism di alterare la percezione e la morfologia dei paesaggi. Rave illumina un’Italia segreta, quella scoperta dai raduni techno, che rivivono attraverso lo sguardo di Mattia Zoppellaro e Chiara Fossati.

Marco P. Valli e Luca Santese in chiave satirica, svolgono una critica della politica italiana. In Realpolitik fanno sfilare i volti di alcuni politici quasi deformati dalla luce del flash, che ne rivela i tratti inquietanti e caricaturali. Come la situazione politica attuale…
Strumento di esplorazione critica ma anche poetica la fotografia ci porta Italian StoryUna storia italiana. Il progetto della fotografa Andrea Modica, italo-americana di terza generazione: una lettura personale di un Paese nell’arco di 40 anni.

Federico Patellani

Un doppio sguardo avvolge invece Stromboli, quello delle immagini di Federico Patellani, che nel 1949 documentava quanto accadeva sull’isola siciliana e sul set di Stromboli (Terra di Dio) del regista Roberto Rossellini e quello attuale di Chiara Indelicato, autrice e abitante dell’isola. In Pelle di Lava, le sue immagini svelano i luoghi e sono realizzate interamente (sia per lo sviluppo sia per la stampa) con una tecnica che impiega sostanze non tossiche: caffè, vitamina C e acqua di mare.

Settimana santa è una sorpresa continua che genera una Toscana fuori dagli stereotipi.
Una fotografa, Giulia Mangione, e uno scrittore, Ivan Carozzi, l’hanno attraversata, nei giorni di Pasqua del 2026: siedono in un monastero davanti a un’artista che diede nome a un brano dei Pink Floyd. A Bibbiena incontrano i custodi di un computer Olivetti. Alys Tomlinson negli Isolani riporta in vita le feste e le celebrazioni nelle isole italiane da quelle della laguna di Venezia, della Sicilia e della Sardegna, attraverso i costumi e le maschere tradizionali indossati dagli abitanti.

Cortona on the move è un ricco caleidoscopio che quando si gira rappresenta il tema Italia declinandolo in infiniti temi e anche modi di fare fotografia. In molti casi non è più semplice riproduzione del reale, diventa, al contrario, un dispositivo per mettere in discussione la rappresentazione del reale. Dalla mafia alle montagne segnate da problemi ambientali si passa alle atmosfere performative e surreali di Kourtney Roy. In Failed Postcards from Napoli, – attualmente in mostra anche alla Spot Home Gallery di Napoli – la fotografa canadese realizza false cartoline appunto dove mette in scena se stessa sempre fuori contesto rispetto ai luoghi dove si rappresenta. Allo stesso modo Silvia Camporesi crea delle finzioni in scala in Paesaggio inverso. Non potendo riprendere Fabbriche di Careggine, paese sommerso nel Lago di Vagli, lo ha ricostruito in scala 1:25 fotografandolo in tre fasi: sommerso, in emersione ed emerso. Per la città romana sommersa di Baia ha invece ricreato i fondali in un acquario usando statue in miniatura.

Silvia Camporesi, Il paese sommerso, 2020

La fotografia di frammenti che dialoga con l’arte è quella di Sohei Nishino. Nelle opere del 2018 e del 2026 in Diorami, che racchiude due lavori Il Po e Diorama Map Venice, il fotografo giapponese ha infatti riempito centinaia di rullini sue questi soggetti. Poi dalle stampe a contatto ha poi ritagliato quelli che sono diventati i piccoli frammenti delle sue opere.

Aaron Schuman

Aaron Schuman, in Sonata, va oltre realtà oggettiva: nella raccolta, immagini degli ultimi quattro anni sono consapevolmente filtrate attraverso ciò che ha rappresentato nell’immaginazione di quegli innumerevoli viaggiatori che lo hanno visitato nel corso dei secoli. Traendo ispirazione dal Viaggio in Italia di Johann Wolfgang von Goethe (1786-1788), Schuman persegue e studia ciò che Goethe descriveva come “impressioni sensoriali”.

Paparazzi, Sophia Loren alla Mostra del cinema di Venezia, 26 agosto 1955. Foto Archivi Farabola

Un po’ di storia, sui generis, c’è. Due esempi interessanti in ambiti completamente diversi ma che riguardano delle icone del nostro Paese: i paparazzi e San Francesco. Paparazzi è un estratto coinvolgente del progetto editoriale, a cura di Francesco Piccolo e sui paparazzi a caccia di celebrità nelle indimenticabili notti romane.

Francesco d’Assisi è il protagonista di In cerca del lupo e del santo, il progetto del fotografo spagnolo Yago Soria Díaz realizzato con l’Institut d’Estudis Baleàrics e ispirato alla vicenda, avvenuta all’inizio del XIII secolo, del Santo di Gubbio che mise fine al conflitto fra un lupo e gli abitanti del luogo chiamando l’animale “fratello”. Il progetto ritrova una tensione simile all’interno delle comunità del Casentino, in provincia di Arezzo, dove più di una dozzina di branchi stabili di lupi vagano per le foreste.

Yago Soria

Ma il programma è ancora ricchissimo di premi, incontri e talk e workshop. Insomma il festival Cortona on the move ci guida in un nuovo viaggio in Italia che emerge sorprendente, curiosa, tragica, arcaica, accogliente e cialtrona, ma da perlustrare sempre. Ci garantisce anche un viaggio nella fotografia contemporanea e nei suoi linguaggi oggi.

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