Julia Margaret Cameron
In questi giorni, Londra celebra una delle figure più audaci e rivoluzionarie della storia della fotografia e lo fa con una blue plaque, una targa blu commemorativa che trova GTposto sulla facciata della storica residenza al numero 22 di Porchester Terrace, a Bayswater. È English Heritage ad aver premuto per questa commemorazione, che va a omaggiare una vera maestra della fotocamera quale Julia Margaret Cameron (1815–1879).
Sostenuto con forza anche dall’attrice Helena Bonham Carter, sua pronipote, questo omaggio nel cuore della capitale britannica diventa l’occasione perfetta per riscoprire un’artista visionaria che ha saputo anticipare i tempi. In attesa di nuove grandi retrospettive internazionali, ecco cinque cose da sapere per comprendere il genio anticonformista di una vera pioniera dell’obiettivo.
Nata a Calcutta e cresciuta in un ambiente colto e cosmopolita, Julia Margaret Cameron ricevette la sua prima macchina fotografica solo nel dicembre del 1863, quando aveva già 48 anni. Si trattava di un regalo di sua figlia e del genero, pensato per distrarla e farle compagnia durante i lunghi periodi di solitudine nell’Isola di Wight, mentre il marito si trovava a Ceylon per affari. Ma presto la fotografia si trasformò da semplice passatempo in una totale, bruciante ossessione che la occupò per il resto dei suoi giorni, a dimostrazione di come non sia mai troppo tardi per scoprire il proprio genio.
In un’epoca in cui la neonata fotografia era considerata un mero strumento scientifico o di pura documentazione commerciale, ossessionata dalla massima nitidezza del dettaglio, la Cameron scelse una via radicalmente opposta: sperimentò infatti con la tecnica del soft focus (il fuori fuoco), lasciando le sue immagini volutamente sgranate e imperfette. Per lei, la macchina fotografica doveva registrare l’anima, non la superficie delle cose e, se critici del tempo la accusarono spesso di negligenza e di non saper usare lo strumento, oggi vediamo chiaramente come quella sfocatura costituisse in realtà una precisa, pionieristica rivendicazione di libertà artistica.
La sua ricerca non guardava alla realtà quotidiana, ma al mito, alla poesia e alla religione. Strettamente legata al movimento dei Preraffaelliti e amica personale di poeti come Alfred Tennyson, la Cameron utilizzava la fotografia per mettere in scena vere e proprie allegorie: trasformava amici, familiari, domestici e passanti in eroine della letteratura shakespeariana, figure bibliche o personaggi dei poemi arturiani.
Le sue composizioni risentivano fortemente della pittura del Rinascimento italiano, traducendo la tela pittorica in emulsione fotografica.
I ritratti della Cameron compongono un vero e proprio catalogo visivo delle menti più brillanti dell’Inghilterra vittoriana. Nel suo studio posarono giganti della scienza e della cultura come Charles Darwin, il filosofo Thomas Carlyle e il matematico John Herschel. Ma il legame più affascinante resta quello con la sua stessa famiglia: la sua modella preferita era la nipote Julia Prinsep Stephen, madre della celebre scrittrice Virginia Woolf. Fu proprio la Woolf, anni dopo, a curare la prima importante pubblicazione dei lavori della prozia, contribuendo in modo decisivo al salvataggio della sua memoria critica.
A rendere, ai nostri occhi, ancora più interessante e attuale la figura della Cameron è anche la sua consapevolezza del valore culturale e commerciale delle sue immagini: registrò infatti regolarmente i diritti d’autore di centinaia di sue fotografie presso il Copyright Office di Londra e si impegnò attivamente nella vendita e nell’esposizione delle sue opere, collaborando persino con il South Kensington Museum (che è oggi il Victoria and Albert Museum).
La targa blu appena inaugurata a Londra, dunque, non celebra solo un’artista immensa ma rende omaggio a una donna che, con straordinaria determinazione, ha saputo imporre la propria visione autonoma in un mondo dominato da uomini.
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