E’ un teatro il luogo dell’ennesimo scontro tra i due acerrimi nemici: gli angeli e i diavoli. Le caratteristiche dello spazio espositivo, che porta ancora i segni dell’incendio che lo ha colpito, unite ad un allestimento scenografico, trasportano lo “spettacolo” in un’altra dimensione. Da un lato creature di luce, evanescenti apparizioni imprigionate nel gesso dalle abili “cure” di Vannetta Cavallotti (Palermo, 1940), dall’altro le tenebre delineate da Enrico Colombotto Rosso (Torino, 1925), popolate di figure fantasmatiche e inquietanti, completamente assorte da cupi riti infernali.
Pur nella limpida distinzione degli opposti, i due artisti sembrano contaminarsi nelle categorie di definizione. Gli Angeli della Cavallotti, espressione di una mistica luminosità e di una delicatezza cromatica, sembrano incarnarsi in una materialità tipicamente terrena. L’impalpabilità fluttuante che siamo abituati ad attribuire alle presenze angeliche, si scontra con l’estrema tattilità plastica di questi busti acefali di forte impronta scultorea. Come se non bastasse la raffigurazione dell’angelo-bambino lungi dall’essere connotata dell’innocenza precedente il Peccato Originale, si carica di un sorriso malizioso e beffardo.
Intanto sul palco Colombotto Rosso mette in scena la sua Danza Macabra. I suoi “fogli”, non lontani in quanto a visionarietà da quelli per Le Stazioni della Croce del preraffaellita Joseph von Fürich, si dislocano come delle oscure quinte teatrali.
La pesantezza del tratto ad inchiostro nero si sposa in modo contrastivo con la leggerezza della carta da pacco preparata con un fondo argentato. I mostri generati nel profondo dell’inconscio si liberano danzanti e demoniaci come anime possedute. Crani tondeggianti e maschere ghignanti ricordano il Francisco Goya del periodo scuro, quando nella solitudine angosciosa della Quinta dipingeva Il Sabba di Streghe. Angeli e diavoli sembrano adattarsi insomma ad una quotidiano sempre più bisognoso di materialità. Per rendere concreta la loro presenza devono imprigionarsi nella fissità di materiali solidi o graffiare la carta come profonde incisioni.
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