Fabio Marullo, YELLOWSAKE - giallocanarino, 2026, Courtesy ArtNoble Gallery. Ph. credit Gaia Renis
Il rapporto tra la materia e lâessere umano è al centro di YELLOWSAKE â giallocanarino, la personale di Fabio Marullo da ArtNoble Gallery, presentata da un testo critico di Elio Grazioli. Il protagonista indiscusso della mostra è lâuranio, metallo conosciuto per la sua tossicitĂ , a cui lâartista cerca in qualche modo di riabilitare il nome. Se da un lato è considerato come un elemento imprevedibile e distruttore, dallâaltro emana unâaura magica, grazie alla sua fluorescenza. Mettendo al centro queste caratteristiche, Marullo apre un dialogo sul rapporto con la specie umana, spesso responsabile delle trasformazioni della natura.
YELLOWSAKE â giallocanarino nasce sotto terra, precisamente in una miniera dâuranio a Cuneo, nei pressi di una sorgente di acqua termale. La compresenza curiosa e ossimorica dimostra come, nello stesso luogo, possano convivere elementi dannosi per lâindividuo con altri altamente benefici. Questo intento narrativoâscientifico non si sofferma solo sui fenomeni ambientali, ma indaga anche il rapporto che lâuomo ha con essi. Per capirlo, bisogna scendere in profonditĂ . Esplorando le miniere, unâatmosfera soffocante e magica, quasi sublime, la fa da padrona. Man mano che si viene inghiottiti dal buio, la possibilitĂ di trovare lâuranio aumenta, cosĂŹ come il rischio di intossicazione.
Per evocare lâesperienza immersiva in miniera, lo spazio espositivo di ArtNoble è stato organizzato in quattro sale. Il percorso non approfondisce solo la mancanza di ossigeno che si verifica quando le alte concentrazioni di uranio raggiungono i polmoni, ma anche il suo effetto sulla vista e sulla percezione. Ed ecco comparire i colori delle tunnel visions, descritte da Grazioli come un ÂŤoffuscamento grigio-bluastro con venature gialle, e âluci intermittenti gialle e bluâ ai bordi del campo visivo, i fosfeniÂť.
La personale di Fabio Marullo da ArtNoble inizia proprio con queste tonalitĂ , protagoniste delle tele nella prima stanza, che narrano le origini dellâuranio. Sia il dittico Origine cosmica (2026), che la tela tonda Primi Istanti (2026), riportano a quel contesto di un miracolo misterioso. Spostando la pesante tenda che separa la prima sezione dalla seconda, ci si immerge in un ambiente scuro, illuminato solo da neon blu. Nel buio, sorrette da due piedistalli, qualcosa brilla. Si tratta di Non sono lucciole ma uranio (2023), due sfere in vetro di Murano contenenti acqua e fluoresceina, che irradiano luce gialla. Una visione suggestiva, allo stesso tempo fragile e potenzialmente pericolosa in caso di rottura.
Uscendo, un grande dipinto accoglie nella terza stanza. Ă Albedo (2023) che parla dello stato gassoso e dellâeffetto che questâultimo ha sullâessere umano. Tra le varie conseguenze, ben note ai minatori, rientrano sicuramente lâannebbiamento e le visioni da intossicazione. Per garantire una maggiore tutela, fino al 1987 furono usati i canarini, che rilevavano in anticipo la presenza di tossicitĂ nellâaria. Ed è cosĂŹ che in YELLOWSAKE spunta anche un canarino ÂŤdepostoÂť (con la specifica che lâanimale non ha subito violenza), sospeso nel tempo grazie alla tassidermizzazione. Un piccolo promemoria alla caducitĂ della vita.
Il passaggio allâultima stanza è mediato da due tele che narrano della condensazione dellâuranio e le sue proprietĂ che lo rendono in qualche modo brillante. A conclusione di YELLOWSAKE â giallocanarino, ecco apparire una sala dipinta interamente di nero, eccetto per il yellowcake, prodotto finale della purificazione minerale. Torna cosĂŹ il giallocanarino, uno dei fili conduttori dellâintera mostra, che ha accompagnato durante tutto il percorso espositivo. E con lo sguardo catturato da questa polvere sfavillante, ci si domanda fino a dove è disposto a spingersi lâessere umano, sfidando lâinstabilitĂ del sottosuolo e della natura stessa.
La mostra YELLOWSAKE â giallocanarino, di Fabio Marullo, sarĂ visitabile da ArtNoble Gallery, a Milano, fino al 27 marzo 2026.
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