Categorie: altrecittà

fino al 12.XI.2011 | Stefano Arienti | Milano, Studio Guenzani

di - 17 Ottobre 2011
Chi sia passato dalle stanze al piano rialzato di Via Eustachi, 10 qualche anno fa si ricorderà le fragili sottilissime sagome arboree, simili a impronte fossili che tappezzavano le pareti della galleria. Figure disegnate apparentemente su carta velina o sottilissime lenzuola, che avevano in realtà come supporto pesanti teloni utilizzati in edilizia. Si trattava allora di rendere leggero ciò ch’è pesante. Oggi lo stesso genere di operazione, ma all’inverso: dare un’impressione di pesantezza e solidità a ciò ch’è fragile e leggero, aereo addirittura, come i ricordi o come i pallini di polistirolo. Stefano Arienti riproduce su pannelli di polistirolo, disposti uno ad uno, o in trittici monumentali, vecchie cartoline da lui collezionate negli anni. Nella prima sala pannelli singoli riproducono immagini del quotidiano – una piazza alberata, angurie, una testa d’uccello, un ragno, ecc. – la cui sagoma è determinata dall’incisione e scavatura del polistirolo e dalla luce posta al di dietro che passa attraverso lo strato assottigliato. In questo ambiente volutamente ridotto ogni opera ne nasconde altre accatastate dietro di sé, disposte come in un archivio, ambientazione semplice e scarna, espediente che alimenta la curiosità dello spettatore e ne stimola la partecipazione.

Nasce così la tentazione di sbirciare insieme ad un sentimento di proibito di fronte ad opere che potrebbero essere intoccabili lapidi marmoree e sono invece oggetti meno pregiati, ma assai più friabili e volatili. La delicatezza del materiale è anche ciò che purtroppo impedisce che le opere vengano messe in primo piano a rotazione. Se nel primo ambiente ciò che colpisce è soprattutto l’originalità dell’idea, lascia a bocca aperta nella seconda sala trovarsi di fronte a vividi sfondi teatrali creati a partire da un’assoluta monocromia. Come un trompe l’oeil ridotto all’essenziale il trittico sulla parete di fondo sembra aprire ad un altro ambiente: più che un allargamento prospettico, un ingresso immaginario in un elegante salotto borghese, dotato di pianoforte, poltroncine e busti in stucco. La vivacità delle scene è data anche dal tratto veloce e morbido, simile a quello di una matita, con cui le forme sono ricavate dalla materia di base.

È così che la visione del Pantheon di Roma e della sua piazza, da un angolo leggermente rialzato, seppure non popolata, offre una sensazione di turistica animazione. A seconda dell’effetto desiderato la scavatura si fa più grezza o più vellutata. Grazie ad un tratto di questo ultimo tipo acquisisce morbidezza la villa aristocratica riprodotta in uno dei trittici, che con una prospettiva incombente crea un effetto di realtà ed attira lo spettatore verso di sé. La fonte di ispirazione di queste opere si rivela chiaramente nel trittico di Napoli che riproduce in tutto e per tutto una cartolina, scritte comprese. Un delicato e ironico gioco tra opposti che, operando su più piani, non scade in ossimori abusati, ma finisce col generare un senso di serena complementarietà: solidità e fragilità, pesantezza e leggerezza, oggetto di consumo e monumento, imballaggio e opera d’arte.
anita fumagalli
mostra visitata il 1° ottobre 2011
Dal 15 settembre al 12 novembre 2011
Stefano Arienti – Cartoline, 1990-1991
Studio Guenzani
Via Eustachi, 10 – 20129 Milano (MM1 Porta Venezia-Lima)
Orario: Martedi – Sabato, 15.00 – 19.30 (la mattina su appuntamento)
Informazioni : tel. +39 02 29409251; fax +39 02 29408080; email:
info@studioguenzani.it; web: www.studioguenzani.it.
[exibart]

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