Non va persa l’occasione per ammirare il primo evento che indaga a 360 gradi il fenomeno dell’Art Déco nel suo specifico italiano. Le opere sono oltre 150, con sale spettacolari come quella che ricostruisce la camera da letto progettata da Giò Ponti (1897-1979) nel 1930. Particolare attenzione è dedicata al rapporto col Futurismo, riservando ampio spazio alla sperimentazione dei materiali di Fortunato Depero (1892-1960). L’Art Déco costituisce una tappa fondamentale per la storia dell’arte e del costume, sin dalla sua consacrazione alla parigina Exposition internationale des arts décoratifs (1925), punto di svolta rispetto all’Art Nouveau. I caratteri di linearità si
coniugano in modo inedito con una decorazione asciutta e autonoma dal funzionalismo.
una ricercata poeticità sono i vasi in vetro soffiato di Vittorio Zecchin(1878-1947), che fa propria la tradizione di Murano per coniugarla col gusto Déco.
Uno spazio giustamente ampio è dedicato a Manifesti pubblicitari e progetti, autentica frontiera dell’arte negli anni Venti: il felice connubio fra marketing e grafica è il sintomo di una società in rapida evoluzione e si esplicita in lavori del solito Depero, ma anche in quella pietra angolare della grafica pubblicitaria che è il manifesto per il Bitter Marsala Bonomelli (1928) ideato da Farfa (1881-1964).
Un ruolo quasi altrettanto importante è svolto da Cartoline, libri e illustrazioni, ma è certamente più stuzzicante la sezione dedicata a Tessuti, arazzi e abiti: in specie per il Gilet futurista di Marinetti (1923) e gli arazzi di Depero, nonché per il rivoluzionario Abito (1920 ca.) in seta nera, che lascia vertiginosamente intravedere il ginocchio!
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