La Biennale di Malta 2026 ha aperto le porte al pubblico e ha annunciato nel fine settimana appena trascorso i primi riconoscimenti della sua seconda edizione, confermando l’ambizione internazionale della manifestazione e la sua volontà di intrecciare eredità culturale e pratiche contemporanee: i premi del Maltese Falcon sono stati assegnati nella serata del 13 marzo nella Concattedrale di San Giovanni, a La Valletta, davanti alla stupefacente Decollazione di San Giovanni Battista di Caravaggio, opera iconica della storia dell’arcipelago.
Il premio per la migliore opera è andato ex aequo all’italiana Concetta Modica, per Fragments of the sky of Malta: The journey of a tomato sepal to become a star, e alla maltese Therese Debono per Blank. Nel presentare il lavoro di Modica, la Biennale ne ha sottolineato l’attenzione al presente e ai suoi paradossi, attraverso una sorta di epica contemporanea costruita a partire da resti, materia e processi legati al linguaggio della scultura. Debono, invece, è stata premiata per una pratica fotografica che si sviluppa nel tempo attraverso il rapporto con luoghi specifici, spesso alterati, cancellati o ricostruiti ma ancora segnati da stratificazioni di esperienza e trauma.
Il premio per il miglior padiglione è stato assegnato a Redefining. Polish Ghanaian Textile Narratives, curato da Natalia Bradbury e con opere di Eliza Proszczuk, Ernestina Mansa Doku e Marta Nadolle. Il progetto presenta una grande installazione tessile nata dalla collaborazione tra artiste polacche e ghanesi e rilegge una vicenda poco nota di solidarietà tra Polonia e Ghana, proponendola come un’immagine di cooperazione futura. La Biennale lega esplicitamente il padiglione alla filosofia ubuntu, «I am because we are», “sono perché siamo”, e al tema dell’interdipendenza dell’umanità.
A selezionare i vincitori è stata una giuria internazionale composta dal curatore e critico Gerardo Mosquera, dall’artista Monica Narula e dalla curatrice e docente Irene Biolchini, nominati dal board esecutivo su raccomandazione della direttrice artistica Rosa Martínez. Un terzo riconoscimento, il People’s Choice Award, sarà annunciato negli ultimi giorni della manifestazione.
La Biennale è stata inaugurata ufficialmente il 10 marzo, seguita da tre giornate di preview, e ha aperto al pubblico il 14 marzo. Rimarrà visitabile fino al 29 maggio 2026. L’edizione di quest’anno coinvolge oltre 130 artisti provenienti da 43 Paesi, distribuiti tra mostra internazionale, padiglioni nazionali e tematici, in un programma diffuso che occupa 11 siti storici e musei di Heritage Malta tra Malta e Gozo, articolati in quattro poli principali: La Valletta, Vittoriosa, Victoria e Xagħra.
Il progetto curatoriale, affidato a Rosa Martínez con Antoine Borg Micallef e Alexia Medici, ruota attorno al titolo CLEAN / CLEAR / CUT (TNADDAF / TGHARRAF / TFERRAQ), una triplice azione che prende spunto anche dal paesaggio di cave calcaree dell’arcipelago e si propone come risposta simbolica alla saturazione visiva, alla manipolazione dell’informazione e alle disuguaglianze sistemiche del presente. Pulire, chiarire, tagliare: tre verbi che, nelle intenzioni della Biennale, chiamano in causa ecologia, discernimento critico e rottura dei paradigmi dominanti, con particolare attenzione al Mediterraneo come spazio geopolitico e culturale.
Nel complesso, i padiglioni annunciati sono 27: otto nazionali, tra cui Malta, Polonia, Spagna, Finlandia, Armenia, Cina, Serbia e Francia, e 19 tematici. Accanto alla mostra internazionale, il programma comprende oltre 80 attività educative e 12 eventi collaterali. Tra gli elementi che hanno attirato l’attenzione in queste settimane ci sono anche alcune presenze di forte richiamo internazionale, da Maurizio Cattelan alle Guerrilla Girls, oltre a un padiglione sviluppato con la Correctional Services Agency e i residenti della struttura penitenziaria di Kordin.
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