IPER, il festival che prova a riscrivere l’idea di città, partendo dalle periferie di Roma

di - 28 Maggio 2026

C’è un momento nelle città contemporanee, in cui il margine smette di essere soltanto un confine. È da questa intuizione che nasce a Roma IPER. Festival delle periferie, progetto a cura del Museo delle periferie, ideato e diretto da Giorgio de Finis, che intende accendere un riflettore sul tema delle periferie, nell’ambito di un’analisi più ampia del fenomeno urbano. L’iniziativa di Roma Capitale si allinea con l’obiettivo del centro studi multidisciplinare del Museo delle Periferie per approfondire la conoscenza delle metropoli contemporanee, ma soprattutto immaginare e realizzare, tramite pratiche artistiche una città più equa, partecipata, inclusiva: la città di tuttə.

La quinta edizione si sviluppa a partire dal concetto di super luogo, coniato da Marc Augé per il MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia, in cui ci si sposta dall’idea di periferia come margine geografico, resitituendo il titolo Super Lieux. Periferie: storie e geografie. Nel panorama delle iniziative dedicate alla rigenerazione urbana, IPER si distingue per una postura diversa: non guarda alle periferie come luoghi da “recuperare” ma come territori già vivi, attraversati da pratiche culturali, memorie e visioni.

IPER ci porta in alcune periferie di Roma dove risuona maggiormente la necessità di un fare collettivo, artistico e politico. Dal Quadraro al Corviale, da Tor Marancia all’Ex Snia e al MAAM. I quartieri della città che partecipano sono proprio quelli spesso raccontati attraverso emergenze o stereotipi mediatici, che finalmente emergono invece come scenari culturali complessi, in cui la difficoltà dell’esistenza marginale diventa possibilità. In un sistema dominato dalla speculazione e dalle disuguaglianze, proprio i territori ai margini riescono a ospitare pratiche culturali, sociali e politiche innovative. Esperienze come quella del MAAM dimostrano che arte, diritto all’abitare e inclusione vogliono convivere, trasformando un’occupazione in un simbolo internazionale di riscatto.

Courtesy Tormararte

Attraverso iniziative diffuse il festival si propone come strumento della cittadinanza che mettere in circolo saperi e pratiche, arte contemporanea e urbanistica, formazione, musica, cinema e pratiche attive rivolte alla cittadinanza. Al Quadraro Vecchio si svolge Überlagerungen, manifestazione artistica diffusa a cura di SpazioY, spazio di ricerca e sperimentazione contemporanea, attivo nel quartiere da più di dieci anni. Il progetto, in partnership con The Art Society, piattaforma culturale che sostiene la ricerca di artisti italiani under 40, si inserisce nel tema SUPER LIEUX attivando le strade del Quadraro con un palinsesto urbano attraversato da performance, installazioni e azioni artistiche.

Il concetto guida è quello di Überlagerung, inteso come stratificazione di tempi, tracce e percezioni che si sovrappongono senza gerarchie, generando nuove letture dello spazio urbano. Il Quadraro diventa così un laboratorio immersivo in cui il vissuto quotidiano si intreccia con interventi artistici diffusi, producendo esperienze di attraversamento e riscrittura del territorio. Artisti, collettivi e realtà locali animano percorsi e interventi site specific, coinvolgendo attivamente il pubblico in una geografia di esplorazioni e scoperte.

Accanto agli interventi principali, iniziative e spazi del quartiere ospitano side events che rafforzano il legame con la comunità. Il progetto si configura come un dispositivo di ricerca sul rapporto tra arte e città, tra memoria e trasformazione, tra presenza e sovrapposizione. SpazioY, attivo nel Quadraro dal 2014, consolida così la propria pratica di arte partecipata e territoriale. L’evento si inserisce in una rete culturale più ampia che include istituzioni, musei e piattaforme indipendenti, contribuendo a ridefinire il ruolo delle periferie come centri di produzione culturale contemporanea.

Tra le iniziative previste al Lago ex-SNIA, la giornata TUTT* AL LAGO propone incontri, laboratori e interventi artistici dedicati al rapporto tra periferie, ambiente in cui si inserisce Martyrion di Teresa Antignani, progetto performativo e fotografico che racconta le ferite ambientali e le forme di resistenza civile nate nei territori segnati dallo sfruttamento e dal biocidio. La giornata si conclude con Lezione magistrale sulla dolcezza del vivere di Andrea Lanini, una performance tra teoria, immagini e oggetti scenici che apre nuove riflessioni sul rapporto tra arte, simboli e immaginario contemporaneo.

Le iniziative su Corviale presentano il quartiere come un laboratorio di rigenerazione urbana, culturale e sociale che supera lo stigma del “Serpentone”. Accanto ai confronti con Scampia e ai concerti degli ’A67, il programma include progetti di riqualificazione come il Corviale Green KM, la scuola Mazzacurati e nuove piazze pubbliche sostenibili. Il Laboratorio di Città Corviale di Università Roma Tre coordina attività partecipative, studi aperti e sperimentazioni artistiche con abitanti e studenti. Performance, installazioni e riflessioni sull’abitare collaborativo rileggono lo spazio pubblico come luogo di comunità e trasformazione.

In questa prospettiva, il festival assume la forma di un atlante sentimentale della città contemporanea. Uno spazio prezioso in cui coltivare una direzione politica e culturale dell’abitare, in cui l’arte è vettore riappropriazione dello spazio urbano, in grado di restituire complessità a territori troppo spesso semplificati dal discorso pubblico.

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