Categorie: Mostre

“See You”: il capitolo finale della Galleria Tommaso Calabro a Venezia

di - 27 Maggio 2026

All’ingresso della mostra uno specchio ci coglie ed accoglie, che siamo preparati o meno, tra le pareti affollate della galleria: per quest’ultima esposizione, aperta dal 5 Maggio al 18 Luglio, la Galleria Tommaso Calabro di Venezia ci proietta nella sontuosa quadreria di un Salon francese del XIX secolo.

See you dispiega il tema del ritratto lungo un ampio orizzonte temporale, affidandone il racconto a una pluralità di artisti: un percorso all’interno della storia dell’arte, ci parla di fratture ed evoluzioni culturali. L’esposizione si snoda dalle radici classiche di Giambattista Tiepolo passando per le visioni metafisiche di Stanislao Lepri, sino ad approdare alle ricerche del panorama artistico attuale.

Nella sala più piccola e meditativa, il ritratto La signorina amata, è racchiuso in una ricchissima cornice barocca che impreziosisce un tema cardine della ritrattistica classica: la donna “musa”, emblema di bellezza e mistero; è qui che De Chirico non si esaurisce nella pura contemplazione estetica ma apre le porte all’indagine psicologica legata alla rappresentazione, l’identità e l’alterità.

See You, Venice. Install view Courtesy Tommaso Calabro, Venice. Ph. Silvia Longhi

Questa ricerca trova eco e continuità nell’opera Interlude di Cecilia Cocco. Qui, il volto di donna, modulato tra luci e ombre del ciano, sembra smaterializzare l’iconografia classica: la musa non è più un modello statico da ritrarre, ma una tensione emotiva insita nell’incontro umano. È una vibrazione sottile ma gravida, che ritroviamo inoltre nel soggetto enigmatico di Bogdan Koshevoy in F.F. L’atto di osservare l’altro, nel tentativo di afferrarlo, diventa uno spontaneo abbandono ai moti dell’anima.

Dall’indagine di un’alterità che passa per il volto e il colore si approda così al dubbio concettuale: è davvero possibile rappresentarsi attraverso un’immagine? Ritratto di filosofo di Vincenzo Agnetti ce lo chiede, ponendoci davanti ad un interrogativo universale e atemporale, sempre “in attesa” di risposta.

In mostra, le opere alimentano un dialogo profondo tra sguardi differenti: se il Ritratto di Étienne Michaux, con la città di Firenze sullo sfondo di Louis Gauffier racconta la celebrazione di uno stereotipo, in Prima Facie (second date): kind, 2005 di John Baldessari il binomio tra volto e slogan si fa aperta denuncia ai codici sociali preconfezionati e indigesti.

See You, Venice. Install view Courtesy Tommaso Calabro, Venice. Ph. Silvia Longhi

Questo confronto, infine, si stringe nell’intimità dell’autoritratto, dove l’artista rivolge lo sguardo instancabilmente fuori e dentro di se. Un auto-rappresentazione che traspone in immagine e metafora la profonda esigenza umana di lasciare un segno, di essere presenza, anche oltre la morte.

Nell’ autoritratto contemporaneo l’artista interroga la propria verità inconscia, si lascia andare a desideri reconditi puri e impuri che siano. Ne è dimostrazione Piromane di Francesco Cima, in cui il volto dell’autore si tinge del colore del sangue mentre le fiamme ardono dinnanzi a lui: forse per brama di auto distruzione o forse per voglia di vedere tutto il mondo fuori andare a fuoco.

Con questa mostra conclusiva la Galleria Tommaso Calabro rimane fino alla fine fedele ai propri valori e agli artisti che ne hanno accompagnato il percorso, molti dei quali basati a Venezia. Una scelta che dimostra un senso di appartenenza e attenzione al contesto artistico e sociale in cui la galleria ha trovato le proprie radici. Le sue esposizioni hanno creato ponti e spazi di incontro tra culture, epoche e linguaggi differenti, capaci di accogliere un pubblico di ampio respiro: un’eredità di sguardi e riflessioni che oggi si consegna alla memoria collettiva della città.

See You, Venice. Install view Courtesy Tommaso Calabro, Venice. Ph. Silvia Longhi

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