Gagliardo Sergio, Pandemonio, acrilico e inchiostri su tela, 200 x 200 cm, 2025
Fondata nel 1898 per volontà testamentaria della duchessa Felicita Bevilacqua La Masa, la Fondazione Bavilacqua la Masa, con sede a Venezia, nasce con l’obiettivo rivoluzionario di dare spazio e dignità ai giovani artisti esclusi dai circuiti d’élite della Biennale delle origini. Sotto la prima guida di Nino Barbantini, dalla fondazione sono passati giganti della storia dell’arte come Arturo Martini, Gino Rossi, Felice Casorati ed Emilio Vedova, fino ad arrivare ai grandi protagonisti del contemporaneo come Giorgio Andreotta Calò e Diego Marcon.
La Fondazione continua tutt’oggi le sue attività con le storiche residenze d’artista e una fitta rete di eventi e mostre, tra cui la Collettiva Giovani Artisti, che quest’anno giunge alla sua 108ma edizione. Dipanata nell’ampia Sala del Camino, sull’isola della Giudecca, la mostra presenta al pubblico i lavori di trentasette artisti sotto i trent’anni, tra dipinti, installazioni, sculture e video.
La selezione di quest’anno è il frutto di uno screening imponente: la giuria di curatori e docenti universitari ha infatti dovuto esaminare ben 320 candidature avanzate da 190 artisti, scegliendo i 37 profili più meritevoli, tra i quali figurano anche alcuni assegnatari degli storici Atelier dell’istituzione. Con un fondo complessivo di 7.000 euro stanziato per i premi acquisto (un primo premio da 3.000 euro e due da 2.000 euro ciascuno), le tre opere vincitrici entrano ufficialmente a far parte della Collezione Bevilacqua La Masa, un patrimonio pubblico d’eccellenza riconosciuto direttamente dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Il primo premio è stato assegnato a Duccio Cappelletti per l’opera Playground. Il secondo premio acquisto, pari a 2.000 euro lordi, è andato a Maurizio Segato con Evelyn Roh per l’opera intitolata Cantabile. Il terzo premio acquisto, anch’esso del valore di 2.000 euro lordi, è stato conferito a Daniel Bresolin per il lavoro Eterno Ardente, posizionato nell’imponente camino che dà il nome all’intero spazio espositivo
L’esposizione, allestita da Stefano Coletto, accoglie l’intera gamma delle pratiche artistiche attuali, muovendosi con disinvoltura tra i generi tradizionali come pittura e scultura e i territori più fluidi di installazioni, video, performance e processi relazionali. Accanto alla mostra principale, la Collettiva mantiene viva la sezione dedicata al concorso per l’immagine grafica coordinata dell’evento, vinta in questa edizione dal giovane designer Alessandro Durighello.
Tra le tante opere presentate, segnaliamo in particolare la tela di grande formato Pandemonio di Sergio Gagliardo, dove alla vista di una Roma immaginaria e baroccheggiante si unisce una miriade di minuziosi dettagli accavallati l’uno sull’altro. Molto interessante anche il lavoro della giovane Flora Maffezzoli, che crea opere di piccole dimensioni, molto delicate, in cui alla precisione tecnica si sommano elementi naturali (come terra e bastoncini) e in tessuto.
L’intero percorso della Collettiva, in ogni caso, non si esaurisce nella sola esibizione finale, ma si configura come un’articolata esperienza formativa: sotto la guida del personale della Fondazione, i giovani artisti hanno infatti affrontato in prima persona tutte le complesse fasi professionali del sistema dell’arte, dalla progettazione dello spazio espositivo fino alla stesura e realizzazione del catalogo ufficiale, che va ad arricchire una collana editoriale attiva dal 1908. Inoltre, l’edizione 2026 acquisisce un respiro ancora più internazionale grazie all’inserimento nel progetto europeo CreArt 3.0 #stringing_together, una rete che connette Venezia ai più vivaci distretti creativi del continente.
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