Cadere senza toccare il fondo: l’opera di Davide Sgambaro per il Premio Oliviero di Saluzzo

di - 17 Giugno 2026

Un corpo sospeso nel vuoto, colto nell’istante in cui la caduta sembra non avere mai fine. Non precipita davvero e non atterra mai.  Dunque fluttua oppure, se il mezzo non è l’aria ma ipoteticamente l’acqua, galleggia. È questa immagine ambigua e perturbante a dare forma a Infinite fall (floating), la nuova opera di Davide Sgambaro che sarà presentata domani, 18 giugno 2026, alla Piscina Comunale di Saluzzo nell’ambito della 48ma edizione del Premio Matteo Olivero. Installata sul fondo della vasca, l’opera entrerà nella collezione permanente di arte pubblica della città.

Il Premio Matteo Olivero e la collezione diffusa di Saluzzo

Negli ultimi anni il Premio Matteo Olivero si è progressivamente affermato come uno dei più interessanti esempi italiani di arte pubblica contemporanea. L’obiettivo non è soltanto commissionare nuove opere ma costruire una relazione stabile tra produzione artistica e territorio, trasformando luoghi simbolici della città in tappe di un percorso permanente.

Promosso dalla Fondazione Amleto Bertoni, dal Comune di Saluzzo e da The Blank Contemporary Art nell’ambito della rassegna START/storia e arte – Saluzzo, il Premio Matteo Olivero affida ogni anno a un artista la realizzazione di un’opera site specific destinata a rimanere stabilmente nel tessuto urbano. Dal 2018, sotto la direzione artistica di Stefano Raimondi, il progetto ha costruito una collezione permanente che comprende interventi di artisti quali Marcello Maloberti, Alice Ronchi, Patrick Tuttofuoco, Marinella Senatore, Roberto Pugliese, Veit Laurent Kurz, Santiago Reyes Villaveces e il duo Barrow-Parke.

L’intervento di Sgambaro si inserisce dunque in una strategia più ampia che vede l’arte contemporanea come strumento di valorizzazione culturale e partecipazione civica. La scelta della piscina comunale conferma inoltre la volontà di estendere il progetto oltre gli spazi tradizionalmente associati all’arte, portandolo nei luoghi della vita quotidiana.

Un’opera sul fondo della piscina

Per l’edizione 2026 del Premio la scelta è caduta su uno dei luoghi più frequentati della città: la Piscina Comunale. Uno spazio quotidiano, aperto e attraversato da pubblici diversi, che diventa così il contesto di un’opera destinata a essere vissuta e osservata nel corso delle normali attività sportive e ricreative. L’opera è collocata sul fondo della vasca, accompagnando il movimento dei visitatori e inserendosi così nel “punto di vista” dell’esperienza del nuoto e della permanenza in piscina.

Davide Sgambaro, Infinite fall floating, 2026, installazione ambientale. Foto Eric Vidal

Infinite fall (floating) nasce da una riflessione sulla precarietà e sulla progressiva normalizzazione dell’attesa come condizione esistenziale. Punto di partenza del progetto è la celebre fotografia The Falling Man, realizzata durante gli attentati dell’11 settembre 2001, immagine drammatica che per Sgambaro diventa il simbolo di una più ampia sensazione generazionale di sospensione e caduta continua. «Ragionando su quell’immagine oramai storica, ho immediatamente pensato alla normalizzazione collettiva dell’attesa nel rapporto antitetico tra uso del potere capitalista e sopravvivenza precaria», ha spiegato l’artista.

Tra fumetto, cinema e cultura visuale

Per la realizzazione del progetto Sgambaro ha coinvolto l’illustratrice Viola Mancini, chiamata a sviluppare l’immagine dell’opera a partire da riferimenti che spaziano dal disegno fumettistico alla storia del cinema. Nel lavoro convivono infatti poli apparentemente opposti, dalla comicità delle cadute di Wile E. Coyote, alla tensione psicologica delle sequenze cinematografiche di Alfred Hitchcock.

Il risultato oscilla dunque tra ironia e inquietudine. La prospettiva sembra precipitare ma allo stesso tempo fluttuare, sospesa in una dimensione ambigua che attenua la drammaticità della caduta trasformandola in un’immagine di sorprendente leggerezza. L’intervento assume così il carattere di una performance permanente e silenziosa, continuamente riattivata dalla presenza dei corpi che attraversano la piscina.

Davide Sgambaro, Infinite fall, 2026, disegno preparatorio. Disegno eseguito da Viola Mancini

Secondo Stefano Raimondi, direttore artistico del Premio, il progetto interpreta la vocazione della manifestazione: «L’arte non si impone sul territorio, ma lo ascolta, ne raccoglie le tracce e restituisce una nuova possibilità di sguardo». L’opera nasce da una residenza che ha permesso all’artista di entrare in contatto con la comunità locale e di costruire un intervento strettamente legato al contesto che lo ospita.

Chi è Davide Sgambaro

Nato a Padova nel 1989 e oggi residente a Torino, Davide Sgambaro si è formato presso l’Università IUAV di Venezia. La sua ricerca indaga le condizioni esistenziali dell’individuo nel contesto del precariato contemporaneo, affrontando temi come l’ansia, l’instabilità, il desiderio di successo e le pressioni sociali che attraversano la vita quotidiana.

Davide Sgambaro, Padre perdonali perché non sanno quello che fanno, 2025, ph. Manuel Montesano

Attraverso installazione, fotografia, performance e scultura, costruisce narrazioni spesso attraversate da una sottile ironia, nelle quali tensione fisica e fragilità emotiva convivono generando immagini ambigue e spiazzanti. La sua pratica si concentra sulle contraddizioni del presente, trasformando gesti, oggetti e situazioni ordinarie in dispositivi critici capaci di interrogare lo spettatore.

Nel corso della sua carriera ha esposto e collaborato con istituzioni come MAMbo di Bologna, Quadriennale di Roma, Castello di Rivoli, GAM di Torino, Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Manifattura Tabacchi di Firenze. Nel 2023-2024 è stato beneficiario del premio della Pollock-Krasner Foundation di New York, mentre nel 2025 è risultato vincitore dell’Italian Council. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private italiane.

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