Il Volto Santo dopo il restauro nel tempietto Courtesy: Ente Chiesa Cattedrale San Martino Lucca, photo Alcide
Una delle immagini più celebri e venerate del Medioevo europeo torna nel luogo che la custodisce da oltre cinque secoli. Dal 19 giugno 2026 il Volto Santo di Lucca sarà nuovamente visibile all’interno del Tempietto di Matteo Civitali nella Cattedrale di San Martino, al termine di un lungo e complesso restauro che ne ha modificato profondamente la conoscenza storica e l’aspetto visivo. L’intervento ha infatti restituito al monumentale crocifisso ligneo la sua antica policromia, occultata da ridipinture seicentesche, e ha confermato una datazione al IX secolo, rendendolo uno dei più antichi crocifissi monumentali conservati in Occidente.
La restituzione al pubblico sarà accompagnata da due momenti ufficiali: alle 9 del mattino l’arcivescovo di Lucca, Paolo Giulietti, presiederà la messa con la benedizione del crocifisso, mentre alle 18:30 si terrà una presentazione pubblica dell’opera restaurata.
Alto 250 centimetri e conservato nella cattedrale lucchese da oltre mille anni, il Volto Santo è molto più di un’opera d’arte. Considerato nel Medioevo un ritratto autentico di Cristo scolpito da Nicodemo dopo la crocifissione, fu per secoli una delle immagini sacre più celebri d’Europa. La sua fama contribuì a trasformare Lucca in una delle grandi mete del pellegrinaggio medievale, accanto a Roma e a Santiago de Compostela.
Le numerose insegne votive con la sua immagine rinvenute lungo le principali vie di pellegrinaggio, fino alla Scandinavia, testimoniano la vastità della sua diffusione. Il crocifisso rappresenta un Christus triumphans: Cristo è vivo, regale e vittorioso sulla morte. Indossa una lunga tunica sacerdotale e non mostra alcun segno di sofferenza, secondo una tipologia iconografica precedente alla diffusione dei crocifissi dolorosi che caratterizzeranno gran parte dell’arte medievale successiva.
Promosso dall’Ente Chiesa Cattedrale di San Martino, diretto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca con un finanziamento di 600mila euro, il restauro è stato avviato nel 2022 dopo una serie di indagini preliminari iniziate nel 2020.
Le analisi al Carbonio 14 eseguite dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare avevano già prodotto un risultato sorprendente: il legno del crocifisso risultava databile tra la fine dell’VIII e il IX secolo, smentendo la convinzione diffusa che si trattasse di una replica del XII secolo di un originale perduto. Le successive indagini dendrocronologiche sul legno della croce hanno ulteriormente confermato una datazione attorno all’860 d.C., collocando l’opera in piena età carolingia.
La scoperta modifica radicalmente la storia dell’arte medievale italiana. Il Volto Santo non è una copia tardiva, ma un originale altomedievale, oggi considerato uno dei tre più antichi crocifissi lignei monumentali conservati in Europa.
Tra i risultati più spettacolari dell’intervento vi è il recupero della policromia originaria. Sotto le ridipinture scure applicate a partire dal XVII secolo sono emersi gli incarnati del volto, delle mani e dei piedi, le decorazioni dorate della veste e una raffinata cromia blu ottenuta con lapislazzuli di altissima qualità.
Anche la croce ha restituito elementi inattesi. È riapparso un prezioso simbolo con l’alfa e l’omega in foglia d’oro su fondo azzurro, insieme alle tracce di precedenti decorazioni policrome nei toni del rosso e del blu, arricchite da motivi ornamentali vegetali.
Particolarmente suggestiva è stata la riscoperta degli occhi. La rimozione di ridipinture ottocentesche ha riportato alla luce la sclera originaria e ha permesso di studiare la pasta vitrea utilizzata per realizzarli. Le analisi hanno dimostrato che fu ottenuta rifondendo vetri di epoca romana. Le pupille azzurre, che le fonti antiche descrivono come straordinariamente penetranti e «terribili», fanno del Volto Santo un caso unico: è l’unica scultura lignea del IX secolo giunta fino a noi con gli occhi originali in pasta vitrea.
Il restauro ha consentito anche di comprendere meglio la tecnica esecutiva dell’opera. Il Cristo è stato scolpito quasi interamente da un unico tronco di noce, svuotato posteriormente per limitare le tensioni del legno. La testa, particolarmente sporgente, è ricavata dalla parte dell’albero vicina alla radice, mentre le gambe corrispondono alla porzione superiore del tronco.
La separazione temporanea tra il Cristo e la croce ha inoltre permesso di analizzare il sistema originale di fissaggio, costituito da sei perni lignei in quercia e cedro. La croce stessa è composta da due essenze differenti: castagno per l’asse verticale e abete bianco per quello orizzontale.
La ricollocazione del Volto Santo conclude anche il riallestimento del Tempietto progettato da Matteo Civitali nel 1484, uno dei capolavori del Rinascimento toscano. Durante i lavori sono stati recuperati elementi decorativi storici, ripristinato il baldacchino e installati nuovi pannelli facilmente removibili per facilitare futuri interventi conservativi.
Particolare attenzione è stata riservata alla tradizionale vestizione del Volto Santo durante le celebrazioni della Santa Croce. Un nuovo sistema di supporti e protezioni consentirà di continuare il rito senza compromettere la delicata superficie pittorica restaurata. Corona, gioielli, collare e pendenti saranno applicati attraverso dispositivi progettati per evitare attriti e sollecitazioni sulla scultura.
Con il suo ritorno nel tempietto rinascimentale, il Volto Santo recupera così anche il ruolo di fulcro spirituale e identitario della città. Un’opera che il restauro ha restituito alla storia dell’arte europea come uno dei più straordinari testimoni dell’età carolingia e della lunga tradizione della scultura lignea medievale.
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