Categorie: Mostre

Il paesaggio come organismo vivo: la mostra di Flatform a Shanghai

di - 18 Giugno 2026

È convinzione comune quella di sentirsi in solitudine all’interno di scenari naturali. Eppure attorno a noi la vita è attiva, tutto è in costante movimento e trasformazione. Contempliamo la natura così come lei ci scruta. Il nostro sguardo incrocia il suo mentre il corpo di ognuno abita il medesimo spazio. Presenze plurime, la sua e la nostra, chiamate ad agire in modo solidale, almeno in teoria. È qui il grande errore dell’Antropocene: la convinzione dell’uomo di essere al centro di un mondo di cui siamo solo parte; non dominatori di tempo e spazio ma a essi assoggettati come qualunque altra creatura.

La ricerca di Flatform, duo artistico nato nel 2006 e attivo tra Milano e Berlino, è orientata a correggere questo maestoso equivoco. Adoperando mezzi eterogenei, dall’installazione alla cinematografia, Flatform rende visibile l’intrinseca mobilità della natura, rivelando come il paesaggio non sia mai statico ma elemento vitale, finanche politico, luogo di tensione e pacificazione. Nelle loro visioni il paesaggio si rivela in una rete complessa di relazioni tra esseri umani, animali, piante, fenomeni atmosferici e processi storici.

FLATFORM, Concert for Films and Works, veduta della mostra, Power Station of Art, Shanghai, 2026

Una poderosa mostra al Power Station of Art di Shanghai ripercorre per intero il lavoro del duo, consacrandone gli esiti, già riconosciuti in contesti prestigiosi come il Centre Pompidou di Parigi, l’Hirshhorn Museum di Washington, il MAXXI di Roma, la Fondazione Prada di Milano. FLATFORM: Concert for Films and Works, a cura di Paolo Mele, Claudio Zecchi e Francesco D’Arelli, visibile fino al prossimo 28 giugno, offre una panoramica di quasi vent’anni di pratica artistica. Organizzata da PSA con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai (Consolato Generale d’Italia a Shanghai) e dell’Italian Council (XIII edizione), bando promosso Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, l’esposizione è prodotta e coordinata da Ramdom, realtà cultuale pugliese attivissima nella promozione delle arti visive contemporanee.

FLATFORM, Concert for Films and Works, veduta della mostra, Power Station of Art, Shanghai, 2026

Agendo da artista unico – il duplice si fonde nell’uno – Flatform sviluppa la sua ricerca in una zona di confine tra cinema sperimentale, videoarte, installazione e riflessione poetica sul paesaggio. L’artista ha costruito negli anni un linguaggio riconoscibile, caratterizzato da una straordinaria precisione formale e da un interesse costante per i processi naturali e i limiti della percezione umana. Ciò che rende particolarmente significativa la sua pratica non è la rappresentazione della natura in sé ma il tentativo di mettere in crisi il ruolo dell’essere umano come unico soggetto osservatore. Nei suoi lavori il paesaggio non è mai sfondo ma organismo attivo, una presenza dotata di una propria temporalità e di una indistinta capacità di azione. Alberi, venti, maree, luce, vegetazione, fenomeni atmosferici diventano protagonisti di narrazioni in cui l’uomo spesso arretra, perdendo la centralità che la tradizione occidentale gli ha attribuito per secoli.

FLATFORM, Concert for Films and Works, veduta della mostra, Power Station of Art, Shanghai, 2026

La mostra cinese si compone di dieci nuclei, seguendo una logica che è tanto intra quanto inter-dialogica. A ogni video è associato un lavoro installativo, come se questo fosse la concreta materializzazione – ma anche ulteriore problematizzazione – del tema approcciato in termini filmici. I nuclei comunicano al loro interno ma anche l’uno con l’altro, delineando per intero la ricerca del duo. Della sinergia che lega le opere dà conto il titolo, perfetta chiave di lettura del percorso espositivo. “Film” e “opere” sono inseriti nello stesso circuito, influenzandosi reciprocamente, come strumenti orchestrati in un concerto. Come in una composizione polifonica, i lavori non si limitano a convivere nello stesso spazio ma entrano in relazione reciproca, producendo significati che emergono proprio dall’interazione tra le parti. Film, installazioni, oggetti, suoni diventano voci distinte ma integrate, componenti ugualmente essenziali di una struttura compositiva indivisibile.

FLATFORM, Concert for Films and Works, veduta della mostra, Power Station of Art, Shanghai, 2026

Attraverso un linguaggio di grande raffinatezza, Flatform rivela quanto il mondo sia di per sé instabile e misterioso; costruisce situazioni nelle quali il reale pur mantenendo la sua familiarità, si mostra allo stesso tempo profondamente estraneo. È “l’inganno consueto” di cui ha parlato Montale ma anche l’enigma che è davanti ai nostri occhi trasposto in pittura da de Chirico. E ancora: «Il vero realismo consiste nel rappresentare le cose sorprendenti nascoste sotto il velo dell’abitudine e che non sappiamo più vedere», ha scritto Jean Cocteau.

FLATFORM, Concert for Films and Works, veduta della mostra, Power Station of Art, Shanghai, 2026

Flatform s’inserisce in questa feconda tradizione teorica, attestandone l’inveterata attualità. Poste su questa via interpretativa e analizzate con sguardo d’insieme, le opere in mostra inducono lo spettatore a interrogarsi sul modo in cui guarda il mondo, scoprendo una realtà straordinariamente complessa, familiare ed enigmatica insieme.

FLATFORM, Concert for Films and Works, veduta della mostra, Power Station of Art, Shanghai, 2026

Nato a Terlizzi nel 1980, è giornalista, critico d’arte e curatore indipendente. Dopo la laurea in Conservazione dei Beni Culturali presso l'Università degli Studi di Lecce, si perfeziona sull'Arte del Novecento all'Università degli Studi di Bari. Già cultore della materia in Museologia presso l’Università degli Studi della Calabria e docente a contratto presso l’Accademia di Belle Arti di Vibo Valentia, ha condotto studi specialistici e curato mostre per Soprintendenze, istituzioni e musei.  

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