Ekrani i Artit 2026, a Shkoder il festival che rallenta il tempo delle immagini

di - 26 Maggio 2026

Si svolgerà dal 27 al 31 maggio 2026, a Shkodër, in Albania, Ekrani i Artit, il festival, giunto alla nona edizione, dedicato all’incrocio tra cinema sperimentale, videoarte e cultura visiva contemporanea nei Balcani. Il programma si diffonderà in diversi spazi della città, tra proiezioni, mostre, workshop, performance e incontri pubblici.

Fondato nel 2017, Ekrani i Artit si è progressivamente affermato come una delle piattaforme culturali più rilevanti del panorama contemporaneo albanese, mettendo in relazione artisti, filmmaker, curatori e ricercatori provenienti dall’Albania e dall’estero. Per il secondo anno consecutivo il festival è organizzato dalla collaborazione tra Art House Foundation e Anima Pictures.

Afternoon Hearsay, Peng Zuqiang

La direzione dell’edizione 2026 è affidata a Tea Paci, con contributi curatoriali di Arnold Braho, Maurin Dietrich e Stefano Romano. Il tema scelto per quest’anno, Avash Avash, espressione albanese che significa “lentamente, lentamente”, propone una riflessione sul tempo della visione e sulla possibilità di rallentare lo sguardo in contrasto con la velocità dell’esperienza contemporanea. «In un momento in cui la cultura sembra operare soprattutto nella forma dell’evento, progettato per intrattenere e produrre impatto, Ekrani i Artit vuole proporsi innanzitutto come un luogo in cui incontrarsi ed esistere», scrive Tea Paci nel testo curatoriale. «Rallentare significa soprattutto vivere l’attenzione in modo diverso: non necessariamente più concentrato, ma più sintonizzato con ciò che ci circonda».

Questa attitudine “Avash Avash” attraversa l’intero programma, come invito all’osservazione, all’ascolto e alla costruzione di forme di attenzione condivisa. «Il festival è un invito ad abitare un tempo del non-sapere mentre si dispiega: uno spazio in cui possiamo ancora sostare, perderci ed essere sorpresi», prosegue la curatrice, richiamando anche le riflessioni del filosofo Byung-Chul Han sul futuro come «Ciò che non è ancora».

I Believe the Portrait Saved Me, Alban Muja

L’apertura ufficiale del festival è prevista il 27 maggio alle 19 presso Kinema Republika con la prima albanese di Adnan, being and time di Marie Valentine Regan, dedicato agli ultimi anni della vita dell’artista e poetessa Etel Adnan. «Un ritratto luminoso», lo definisce Paci, capace di attraversare riflessioni sul tempo, sulla vita e sulla catastrofe.

Nello stesso giorno inaugurerà anche la mostra People Are Closer Than They Appear, curata da Maurin Dietrich presso la Civic Art Gallery. L’esposizione riunisce lavori di artisti internazionali come Ketuta Alexi-Meskhishvili, Matt Hilvers, Anna Jermolaewa, Jonida Laçi, Lea Vajda, sviluppando una riflessione sull’intimità come spazio collettivo e pubblico, a partire dalle teorie di Lauren Berlant, studiosa statunitense che ha lavorato sul dialogo tra sfera pubblica e privata e sul suo impatto sul mondo.

Come nelle precedenti edizioni, il festival si diffonderà in numerosi spazi culturali e urbani della città, tra cui Art House, il Franciscan Auditorium, cortili storici e bar locali, costruendo un rapporto continuo tra cinema, architettura urbana e vita quotidiana. «Ekrani i Artit riempie la città di schermi molteplici e multiformi», osserva Tea Paci, sottolineando il ritorno delle proiezioni nei cortili cittadini e, per la prima volta, l’estensione del programma ai televisori dei bar locali, in un intreccio sempre più stretto tra festival e spazi abitati.

Cosa resta dell’infinito, Francesco Pedrini

Per la prima volta il festival lancia inoltre una open call dedicata a giovani artisti e filmmaker albanesi provenienti sia dall’Albania sia dalla diaspora. I lavori selezionati saranno presentati nel corso del fine settimana al Franciscan Auditorium, rafforzando il rapporto del festival con le nuove generazioni della scena audiovisiva locale.

Importante anche la collaborazione con Dokufest, che porterà a Shkodër un workshop di scrittura critica dedicato al cinema e alle immagini in movimento. Il laboratorio sarà guidato da Elsa Demo e coinvolgerà studenti dell’Università di Shkodër e giovani autori interessati alla critica cinematografica contemporanea.

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