MACBA, Barcellona
Dopo lo sciopero a oltranza indetto da un gruppo di lavoratori del Reina Sofía di Madrid, anche a Barcellona si apre il dibattito sulle modalità con cui vengono selezionate le direzioni delle principali istituzioni culturali. La recente nomina di Valentín Roma alla guida del MACBA ha riportato al centro una discussione che da tempo coinvolge associazioni professionali, operatori culturali e amministrazioni pubbliche attorno ai temi della trasparenza, dell’indipendenza delle commissioni e dell’applicazione delle cosiddette “buone pratiche”.
La scelta di Roma, approvata dal Consell General del Consorci del museo, arriva al termine di un concorso che ha visto la partecipazione di 21 candidati, quattro dei quali ammessi alla fase finale. Scrittore, storico dell’arte e filosofo, già conservatore capo del MACBA tra il 2013 e il 2015 e direttore de La Virreina Centre de la Imatge dal 2016, Roma è stato selezionato per un progetto giudicato dalla commissione «Solido, coerente e rigoroso». Il suo ritorno al museo segna una nuova fase per l’istituzione dopo la conclusione anticipata del mandato di Elvira Dyangani Ose, nel frattempo divenuta direttrice artistica della Biennale d’Arte Pubblica di Abu Dhabi.
La nomina, tuttavia, è stata preceduta da un duro comunicato diffuso dall’Associació Catalana de Crítica d’Art – ACCA, dalla Plataforma Assembleària d’Artistes de Catalunya – PAAC, dall’Associació de Professionals de la Gestió Cultural de Catalunya – APGCC e dal comitato aziendale del MACBA. Le organizzazioni hanno contestato non tanto il profilo del candidato scelto quanto le modalità del processo di selezione, denunciando criticità legate alla composizione della giuria, all’assenza di specialisti internazionali, alla mancanza di criteri di valutazione pubblici e quantificabili e al carattere puramente consultivo della commissione incaricata di valutare i progetti.
Secondo le associazioni, tali elementi sarebbero in contrasto con il Codice delle Buone Pratiche per i concorsi di direzione delle istituzioni culturali. Le critiche erano state formulate già nei mesi precedenti, quando le organizzazioni avevano chiesto un confronto con la direzione del museo per discutere possibili modifiche alle basi del bando. Richiesta che, secondo quanto denunciato dalle stesse associazioni, non avrebbe prodotto alcuna revisione sostanziale della procedura.
La vicenda del MACBA non rappresenta però un episodio isolato. Negli ultimi anni Barcellona è diventata il principale terreno di confronto tra il settore culturale professionale e l’Institut de Cultura de Barcelona – ICUB, l’ente municipale responsabile delle politiche culturali cittadine.
Già nel 2024 ACCA e PAAC avevano contestato il concorso per la direzione del Centre d’Art Contemporani Fabra i Coats, criticando la durata limitata dell’incarico, l’assenza di garanzie operative e la mancanza di trasparenza nella composizione della commissione di valutazione. Un anno dopo, nuove polemiche avevano accompagnato il bando per la direzione del Museu del Disseny de Barcelona. In quell’occasione le associazioni professionali individuarono 15 presunte violazioni del Codice delle Buone Pratiche, denunciando l’assenza di membri indipendenti nella commissione, la mancanza di parametri di valutazione chiari e la possibilità di procedere alla nomina senza la presentazione obbligatoria di un progetto museale.
Il Comune di Barcellona e l’ICUB hanno sempre difeso la correttezza formale delle procedure adottate, sostenendo la piena conformità alla normativa vigente. Ma per le organizzazioni professionali il problema non riguarda la legalità amministrativa dei concorsi, bensì il loro livello di trasparenza, indipendenza e qualità professionale.
Una tensione che è emersa con forza anche nel caso del Centro Culturale Can Felipa, storico spazio dedicato alle pratiche emergenti della città. Nel 2025 la PAAC denunciò l’opacità del processo di assegnazione della coordinazione del programma di arti visive e il progressivo deterioramento delle condizioni lavorative legate alle attività di curatela e direzione artistica. Anche in quel caso le associazioni sostennero di aver segnalato preventivamente le criticità alle istituzioni coinvolte senza ottenere modifiche sostanziali.
Questioni analoghe sono emerse anche fuori dalla Catalogna, come nel recente caso del Centro Galego de Arte Contemporánea – CGAC di Santiago de Compostela, dove diverse organizzazioni hanno contestato la procedura che ha portato alla nomina di Eva López Tarrío, o nel dibattito sulla gestione del Centre d’Art La Panera di Lleida, dove il settore ha denunciato il ricorso a formule contrattuali considerate inadeguate per incarichi direttivi.
Questi episodi delineano una questione strutturale che attraversa il sistema culturale spagnolo. Negli ultimi due decenni il settore ha elaborato codici e strumenti di autoregolazione per limitare la discrezionalità politica nelle nomine e garantire procedure più aperte e professionali. Tuttavia, la loro applicazione resta spesso discontinua e non vincolante.
La nomina di Valentín Roma, dunque, riporta al centro una domanda più ampia che riguarda molte istituzioni culturali pubbliche: fino a che punto le amministrazioni sono disposte a trasformare i principi delle buone pratiche da semplici riferimenti teorici a criteri effettivamente determinanti nei processi decisionali? Una questione che a Barcellona tornerà presto d’attualità con i futuri concorsi per la direzione di La Virreina Centre de la Imatge e del Centre d’Art La Capella.
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