Il settore culturale italiano si prepara alla mobilitazione: giovedì, 12 giugno, lavoratrici e lavoratori di musei, biblioteche, archivi, teatri, fondazioni lirico-sinfoniche, istituzioni culturali pubbliche e private, oltre a numerosi professionisti dell’arte contemporanea e dello spettacolo, sono stati chiamati a partecipare a quello che gli organizzatori definiscono il primo Sciopero generale della cultura.
Un anno dopo il primo appello lanciato dall’associazione Mi Riconosci?, la giornata nasce da un percorso condiviso che, nel corso degli ultimi mesi, ha coinvolto associazioni di categoria, collettivi, sindacati e reti professionali con l’obiettivo di costruire una piattaforma comune di rivendicazioni. Al centro della protesta, il contrasto alla precarietà, la richiesta di salari più adeguati, il riconoscimento professionale delle lavoratrici e dei lavoratori della cultura e la denuncia di un progressivo disinvestimento pubblico nel settore.
Secondo i promotori, il sistema culturale italiano continua infatti a reggersi su forme diffuse di lavoro povero, contratti precari, esternalizzazioni e prestazioni spesso sottopagate o non retribuite, una condizione che riguarda tanto il comparto pubblico quanto quello privato.
La mobilitazione del 12 giugno si fonda su tre diverse proclamazioni sindacali, tutte approvate dalla Commissione di Garanzia sugli scioperi e pubblicate nei canali istituzionali previsti dalla normativa. La prima è stata indetta dalla FP CGIL e riguarda il personale del Ministero della Cultura e il comparto Federculture. La seconda, promossa da ADL Cobas, CLAP, Cobas Lavoro Privato e Sial Cobas, interessa i lavoratori degli appalti pubblici, inclusi quelli operanti presso il Ministero della Cultura. La terza proclamazione, sostenuta da ADL Cobas, CLAP, Cobas Lavoro Privato, CUB e USI-CT, coinvolge invece lavoratori interni ed esterni di musei, biblioteche, archivi, aree archeologiche, complessi monumentali, teatri e fondazioni lirico-sinfoniche. A queste si aggiunge l’adesione di Nidil CGIL per il personale interinale e in somministrazione impiegato presso il Ministero della Cultura e nel comparto Federculture.
Tra i soggetti che hanno aderito al percorso figurano realtà molto diverse tra loro, dalle organizzazioni sindacali alle associazioni professionali. Accanto a Mi Riconosci? partecipano, tra gli altri, CLAP, ADL Cobas, CGIL FP, Nidil CGIL, USB Slang, CUB, ANGA – Art Not Genocide Alliance, AWI – Art Workers Italia, AIEM – Associazione Italiana Educatori Museali, Arci APS, Redacta, Strade, Assemblee Precarie e numerose reti attive nei settori della ricerca, dell’editoria e dello spettacolo.
A sostenere l’iniziativa figurano inoltre associazioni come l’Associazione Nazionale Storici dell’Arte Astarte e diversi collettivi legati al cinema, all’università e alla produzione culturale indipendente.
Articolata è la posizione espressa da AWI – Art Workers Italia, rete nata nel 2020 per rappresentare le professionalità dell’arte contemporanea. Nel documento diffuso in occasione dello sciopero, l’associazione richiama l’attenzione sulle condizioni di lavoro di artiste, curatori, educatori museali, tecnici, assistenti di galleria, comunicatori, storici dell’arte e numerose altre figure spesso prive di adeguate tutele.
Tra le richieste avanzate figurano il riconoscimento giuridico e professionale del lavoro culturale, retribuzioni dignitose, maggiori garanzie sul piano del welfare e della salute psicofisica, oltre a un incremento delle risorse pubbliche destinate alla ricerca artistica, agli spazi indipendenti e alle istituzioni culturali.
Per il settore dell’arte contemporanea, AWI chiede inoltre l’introduzione di compensi obbligatori per artisti e art workers anche nelle mostre organizzate da musei pubblici, una questione che negli ultimi anni è stata al centro di numerosi dibattiti internazionali.
Alla giornata di sciopero si affiancheranno assemblee, presidi e manifestazioni organizzate in diverse città italiane. Gli organizzatori sottolineano come, oltre alla rivendicazione sindacale, l’obiettivo sia anche l’apertura di una riflessione più ampia sul ruolo della cultura nelle politiche pubbliche e sul valore sociale del lavoro che sostiene musei, biblioteche, archivi, teatri e istituzioni artistiche.
A Firenze l’appuntamento è alle 9:30 nel Piazzale degli Uffizi; a Lecce alle 13 presso l’ex Convitto Palmieri, in Piazzetta Carducci; a Milano alle ore 18 davanti alla Triennale, in viale Emilio Alemagna 6; a Napoli alle ore 10 in Piazza del Plebiscito; a Palermo alle 10:30 in Piazza Giuseppe Verdi, all’ingresso del Teatro Massimo; a Roma alle ore 10 in Piazza del Planetario, sul lato di via Parigi; a Torino alle ore 10 in Piazza Carignano; a Venezia alle 16 davanti alle Gallerie dell’Accademia, in Calle della Carità.
Il 12 giugno rappresenta il tentativo di rendere visibile un universo professionale spesso frammentato e poco rappresentato ma fondamentale per il funzionamento dell’intero sistema culturale italiano.
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