Categorie: Beni culturali

I siti UNESCO del Libano sotto attacco: cresce l’allarme per il patrimonio culturale

di - 11 Giugno 2026

I siti archeologici e monumentali del Libano meridionale tornano al centro delle preoccupazioni della comunità internazionale. Negli ultimi giorni l’UNESCO, il Ministero della Cultura libanese e ICOMOS Libano hanno lanciato nuovi allarmi dopo i danni subiti da alcuni dei più importanti luoghi del patrimonio storico del Paese, colpiti nel contesto dell’offensiva israeliana contro Hezbollah nel sud del Paese.

Tra i siti coinvolti figurano l’antica città di Tiro, patrimonio mondiale UNESCO dal 1984, il castello crociato di Beaufort e la cittadella medievale di Shamaa, tutti inseriti nella lista dei beni culturali sottoposti a protezione rafforzata ai sensi del Secondo Protocollo della Convenzione dell’Aia del 1954. Nonostante questo status giuridico speciale, l’UNESCO ha confermato che diversi siti hanno subito danni diretti, mentre altri risultano esposti a bombardamenti nelle immediate vicinanze.

Tiro sotto attacco

La situazione più delicata riguarda Tiro, una delle più importanti città fenicie del Mediterraneo antico. Nei giorni scorsi l’esercito israeliano ha emesso un ordine di evacuazione che interessa l’intera città, compreso il quartiere cristiano della città vecchia, finora rimasto relativamente al riparo dalle operazioni militari.

Secondo ICOMOS Libano – organizzazione non governativa globale affiliata all’UNESCO -, un attacco ha colpito l’area d’ingresso del sito archeologico, causando danni agli edifici amministrativi e ai depositi che custodiscono materiali archeologici. L’organizzazione ha condannato l’episodio ricordando che i siti iscritti nella lista del Patrimonio dell’Umanità e sottoposti a protezione rafforzata non possono essere oggetto di attacchi né essere utilizzati per finalità militari.

L’antica Tiro rappresenta uno dei principali complessi archeologici del Mediterraneo orientale. Le sue necropoli, le strutture romane, l’ippodromo e le testimonianze della civiltà fenicia costituiscono un patrimonio di rilevanza mondiale. Negli ultimi anni la Direzione Generale delle Antichità del Libano aveva elaborato piani di emergenza per mettere in sicurezza reperti e collezioni, trasferendo parte dei materiali più vulnerabili nei depositi del Museo Archeologico di Beirut.

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Il caso del castello di Beaufort

Particolarmente preoccupante è anche la situazione del castello di Beaufort, fortezza crociata del XII secolo che domina il Libano meridionale da una posizione strategica a oltre 700 metri di altitudine.

Dopo l’occupazione dell’area da parte delle forze israeliane il 31 maggio, il ministro della Cultura libanese Ghassan Salameh ha inviato una lettera al direttore generale dell’UNESCO chiedendo un intervento urgente per impedire ulteriori danni al monumento. Nel documento il ministro parla di una minaccia estremamente grave nei confronti di un bene culturale protetto dal diritto internazionale.

Il castello ha assunto nel tempo un forte valore simbolico, diventando uno dei luoghi più contesi nelle guerre che hanno interessato il Libano meridionale. Occupato da Israele durante il conflitto del 1982, successivamente controllato da Hezbollah e dal movimento Amal, il sito è oggi nuovamente coinvolto nelle operazioni militari.

Le forze armate israeliane hanno sostenuto che l’area ospitasse infrastrutture sotterranee utilizzate da Hezbollah per il lancio di missili verso il nord di Israele. Una ricostruzione contestata dalla Direzione Generale delle Antichità libanese, secondo cui le strutture militari indicate da Israele si troverebbero lontano dal complesso archeologico e non avrebbero alcun rapporto con il castello.

Shamaa e la distruzione di un luogo simbolico

Tra i casi più drammatici figura quello della cittadella di Shamaa, situata circa 20 chilometri a sud-est di Tiro. Secondo Ali Badawi, responsabile dei siti archeologici del Libano meridionale, il complesso sarebbe stato gravemente danneggiato dopo una lunga sequenza di distruzioni e restauri che si susseguono dagli anni Settanta.

Nel sito sorge il santuario di Shimon al Safa, dedicato a San Pietro e frequentato sia da cristiani sia da musulmani sciiti. Il santuario fu già gravemente danneggiato dai bombardamenti del 15 novembre 2024 da parte delle IDF durante l’ invasione israeliana del Libano. Dopo essere stato restaurato più volte grazie anche al sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, il complesso è stato nuovamente colpito nell’aprile 2026 e sarebbe andato completamente distrutto.

Per Badawi la perdita di questi luoghi colpisce direttamente la memoria e l’identità delle comunità locali. «Con il santuario di Shimon al Safa è stata distrutta l’identità di un’intera area», ha dichiarato nel corso di una recente conferenza dedicata alla situazione del patrimonio culturale libanese.

I siti Unesco del Libano: un patrimonio sempre più vulnerabile

L’UNESCO ha annunciato un rafforzamento delle attività di monitoraggio e assistenza tecnica, ricordando che attualmente 73 siti culturali libanesi sono sottoposti a protezione rafforzata. Tuttavia, le autorità libanesi sottolineano come tale riconoscimento non sia sufficiente a garantire l’effettiva salvaguardia dei monumenti in un contesto di guerra.

Oltre a Tiro, Beaufort e Shamaa, negli ultimi mesi sono stati segnalati danni a chiese, moschee, ponti storici e altri complessi monumentali del Libano meridionale. Secondo gli archeologi e i responsabili della tutela, la prosecuzione delle operazioni militari rischia di compromettere in modo irreversibile un patrimonio che testimonia millenni di storia fenicia, romana, bizantina, islamica e medievale.

Mentre la situazione sul terreno continua a deteriorarsi e i bombardamenti israeliani interessano aree sempre più estese del sud del Paese, la tutela del patrimonio culturale libanese torna così a rappresentare uno dei fronti del conflitto in corso. Secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute libanese nella prima settimana di giugno e riportati dai media internazionali, sarebbero più di 3500 le persone uccise e poco meno di 11mila i feriti, a causa degli attacchi israeliani iniziati il 2 marzo.

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