Padova 2028: Cattelan guida la candidatura a Capitale dell’arte contemporanea

di - 16 Giugno 2026

Padova punta sull’arte contemporanea e lo fa chiamando in causa una delle sue figure più note sulla scena internazionale: Maurizio Cattelan. La città ha presentato ufficialmente al Ministero della Cultura la propria candidatura a Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028 con il progetto Ancora imparo. Esercizi di dissidenza, che si sviluppa a partire da una direzione artistica affidata a Marta Papini e allo stesso Cattelan, con Myriam Ben Salah, sostenuta da un comitato scientifico di alto profilo composto da Cecilia Alemani, dal cardinale José Tolentino de Mendonça, da Daniela Mapelli e da Renzo Piano.

Il riconoscimento di Capitale italiana dell’arte contemporanea è stato istituito con il decreto ministeriale n. 117 del marzo 2024, nell’ambito delle politiche di valorizzazione promosse dal Ministero della Cultura. Alla città vincitrice del titolo di Capitale italiana dell’arte contemporanea viene assegnato un contributo di un milione di euro, destinato alla realizzazione delle attività e dei progetti artistico-culturali proposti nel dossier di candidatura. La prima città a ottenere il titolo è stata Gibellina, in carica nel 2026, mentre per il 2027 è stata designata Alba. Padova entra ora nella competizione per il 2028 con una proposta che intende rafforzare il rapporto tra arte contemporanea, ricerca scientifica, spazio pubblico e trasformazione urbana.

Padova 2028, una candidatura tra arte contemporanea e dissidenza

Il titolo scelto per la candidatura, Ancora imparo. Esercizi di dissidenza, richiama la celebre espressione attribuita a Michelangelo, poi ripresa da Goya e da Gio Ponti nella Scala del Sapere di Palazzo Bo, sede storica dell’Università di Padova. L’idea è quella di una città che continua a imparare, a interrogarsi e a mettere in discussione paradigmi consolidati, facendo della conoscenza un processo aperto e non un patrimonio chiuso.

La candidatura si fonda infatti su una lettura della storia padovana come lunga tradizione di libertà di pensiero e sperimentazione. Nel 1222 l’Università nacque proprio perché Padova garantiva libertà di studio e ricerca. Nei secoli, la città ha ospitato figure come Pietro d’Abano, Galileo Galilei, Andrea Vesalio, Elena Cornaro Piscopia, Giotto e Mantegna, fino alle esperienze del Gruppo N e alla traiettoria di Maurizio Cattelan, nato a Padova nel 1960 e oggi coinvolto direttamente nella costruzione del progetto.

Il ritorno di Cattelan e una squadra internazionale

Il ritorno di Cattelan alla città d’origine è uno degli elementi più significativi della candidatura. Dopo una carriera sviluppata prevalentemente altrove, tra Bologna, Milano, New York e i principali contesti internazionali dell’arte contemporanea, l’artista torna a confrontarsi con Padova in una fase di trasformazione culturale e urbana. La sua presenza consente alla candidatura di legare il profilo internazionale del progetto a una radice locale precisa, facendo della dissidenza non un tema astratto ma una pratica già iscritta nella biografia culturale della città.

Maurizio Cattelan, ph. Alberto Zanetti

Accanto a Cattelan, la direzione artistica coinvolge Marta Papini, curatrice attenta all’arte pubblica, ai processi partecipativi e ai contesti territoriali, e Myriam Ben Salah, curatrice franco-tunisina, direttrice della Renaissance Society di Chicago e curatrice del Padiglione francese alla Biennale Arte 2026. Il progetto si struttura così attorno a tre prospettive differenti ma complementari: la messa in crisi dei codici dell’arte, il lavoro sui territori e sulle comunità, la costruzione di reti internazionali.

Il comitato scientifico rafforza ulteriormente questa impostazione interdisciplinare. Cecilia Alemani, già direttrice artistica della Biennale Arte di Venezia 2022, porta l’esperienza di una delle piattaforme più rilevanti del contemporaneo; il cardinale José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, introduce una riflessione sul rapporto tra cultura, spiritualità ed educazione; Daniela Mapelli, rettrice dell’Università di Padova, rappresenta il legame con la ricerca scientifica e accademica; Renzo Piano amplia il campo al rapporto tra architettura, città e spazio pubblico.

Padova 2028: così l’arte contemporanea si fa infrastruttura

Il progetto di Padova 2028 viene dunque pensato come una piattaforma animata da mostre, commissioni pubbliche, residenze artistiche, attività educative, conferenze, produzioni editoriali e programmi di ricerca, che dovrebbero contribuire a costruire un’eredità stabile, destinata a proseguire oltre l’anno della Capitale. L’obiettivo è mettere in relazione istituzioni, università, fondazioni, quartieri, comunità, imprese culturali e reti internazionali.

Un ruolo centrale è affidato anche alla trasformazione degli spazi. La candidatura si innesta su un programma di recupero e rifunzionalizzazione di luoghi distribuiti tra centro storico e quartieri, con oltre 20mila metri quadrati di nuove infrastrutture culturali previste entro il 2028. Tra i luoghi coinvolti figurano Palazzo della Ragione, Orto Botanico, Castello Carrarese, Museo degli Eremitani, Palazzo Lanza, Palazzo Zabarella, ex Cinema Altino, San Carlo Center DU30, Palazzo Configliachi, Laboratorio di Quartiere all’Arcella e Villa Breda a Ponte di Brenta.

Padova, Palazzo della Ragione

Particolare attenzione è dedicata proprio all’Arcella e ad altri quartieri ad alta densità sociale e culturale, chiamati a diventare nuove centralità nella geografia del contemporaneo. La candidatura intende così superare una visione concentrata soltanto sul centro storico, costruendo un sistema policentrico in cui patrimonio, ricerca artistica, rigenerazione urbana e partecipazione possano dialogare.

Il progetto nasce da un percorso partecipato che ha coinvolto l’Amministrazione comunale, con il patrocinio della Regione Veneto, l’Università di Padova, la Diocesi, le fondazioni Alberto Peruzzo, Chiara e Francesco Carraro e Bano, oltre a realtà del terzo settore, associazioni, cooperative, imprese e operatori culturali. Questa dimensione corale viene indicata come uno dei punti di forza della proposta: non un progetto calato dall’alto, ma una candidatura costruita a partire da energie e infrastrutture già presenti.

Le prospettive inattese

«Sono molto felice che Padova abbia presentato la propria candidatura a Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028 e auspico che il Ministero possa riconoscere la qualità del progetto che abbiamo costruito. Una qualità che non risiede soltanto nella storia straordinaria della nostra città, ma soprattutto nella solidità e nella concretezza della proposta presentata. Desidero sottolineare come questa candidatura sia il risultato di un grande lavoro condiviso, sviluppato insieme alle istituzioni cittadine, all’Università, alle realtà culturali, sociali ed economiche del territorio», ha dichiarato Sergio Giordani, Sindaco di Padova.

«Vorremmo che Padova 2028 fosse un’occasione per guardare la città da prospettive inattese: con gli occhi di chi la incontra per la prima volta, di chi la abita ogni giorno senza più accorgersi di alcune sue ricchezze, ma anche di chi ci ritorna dopo molti anni e la scopre diversa da come la ricordava. Una città capace di sorprendere per la vitalità delle sue energie culturali, scientifiche e sociali, spesso meno visibili di quanto meritino», hanno spiegato Cattelan, Papini e Ben Salah.

«Ci interessa ciò che accade quando mondi diversi entrano in contatto: quando l’arte incontra la ricerca scientifica, quando il patrimonio dialoga con il contemporaneo, quando i quartieri diventano luoghi di produzione culturale, quando una comunità si confronta con idee che arrivano da altrove. È in queste tensioni, tra realtà e immaginazione, tra ciò che esiste e ciò che potrebbe esistere, che spesso nasce qualcosa di nuovo».

La candidatura è stata consegnata al Ministero della Cultura il 15 giugno 2026. Sarà ora valutata dalla commissione nominata dal Ministero, che nei prossimi mesi individuerà le città finaliste e, successivamente, la vincitrice del titolo di Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028.

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Tag: capitale italiana dell'arte contemporanea cecilia alemani José Tolentino de Mendonça Marta Papini maurizio cattelan padova Renzo Piano

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