Categorie: Mercato

Art Basel Paris alza la posta: tutte le novità dell’edizione 2026

di - 28 Maggio 2026

Edizione numero cinque in arrivo, per Art Basel Paris. Mentre sembrano ormai lontanissimi i tempi in cui si chiamava ancora Paris+. Adesso le cose sono cambiate, si fanno sempre più grandi sotto la cupola del Grand Palais, e alla guida nel 2026 c’è Karim Crippa, che orchestra il dialogo tra 200 gallerie da 41 Paesi. «Art Basel Paris è cresciuta, edizione dopo edizione, fino a diventare una parte autentica del tessuto culturale di questa città», conferma il neo-direttore Crippa. «Una fiera i cui interlocutori più vicini sono le gallerie, le istituzioni, i collezionisti, gli artisti e le comunità creative della stessa Parigi. Ciò che la distingue non è soltanto la qualità delle presentazioni all’interno del Grand Palais, ma anche l’eccezionale concentrazione di attività che la circonda: mostre istituzionali, incontri interdisciplinari e conversazioni che rendono la settimana della fiera parigina un momento di straordinaria rilevanza culturale e di mercato. L’edizione 2026 riflette sia la vitalità della scena parigina sia l’impegno della comunità internazionale delle gallerie verso ciò che si sta costruendo qui. Il mio obiettivo è continuare a rafforzare una piattaforma plasmata dalla città, per la città, e in dialogo generativo con la comunità artistica e culturale internazionale».

Così, mentre le vendite in Francia hanno raggiunto i 4,5 miliardi di dollari nel 2025, con un aumento del 9% su base annua dopo due anni di contrazione e un ritorno sopra i livelli del 2019, che evidenziano la Francia come quarto mercato mondiale – parlano i dati dell’Art Basel & UBS Global Art Market Report 2026, a firma di Clare McAndrew – Art Basel Paris si prepara alla sua danza. Oltre 60 degli espositori dell’edizione 2026 gestiscono spazi in Francia, a conferma della profondità e continuità della partecipazione locale; e a questi si uniscono gallerie provenienti da Europa, Americhe, Asia, Africa e Medio Oriente. E l’italia? Tra i tanti nomi italiani (o con sede in Italia) inclusi nella lista, sparsi tra i vari settori, menzioniamo: Alfonso Artiaco, Emanuela Campoli, Cardi Gallery, Consonni Radziszewski, Galleria Continua, Galleria Raffaella Cortese, Massimodecarlo, Fanta-MLN, Gagosian, Gió Marconi, kaufmann repetto, Laveronica arte contemporanea, Thaddaeus Ropac, Galleria Franco Noero, P420, Tim Van Laere Gallery, Tornabuoni Art, ermes ermes, Victoria Miro.

Karim Crippa. Courtesy of Art Basel Paris

Nello specifico: la sezione Galleries riunisce oltre 180 importanti galleristi di arte moderna, del dopoguerra e contemporanea provenienti dalla Francia e dal resto del mondo, presentando programmi attraverso mostre personali, doppie e collettive che spaziano dai maestri del XX secolo agli artisti contemporanei blue-chip, fino a figure mid-career e voci emergenti. E l’edizione 2026 è tra l’altro caratterizzata da un numero record di 12 presentazioni condivise (il più alto nella storia della fiera) a conferma del ruolo di Art Basel Paris come luogo di sperimentazione: vedi Michael Rosenfeld Gallery (New York) e Jeffrey Deitch (Los Angeles, New York), con Beauford Delaney accanto ad Alteronce Gumby in un dialogo intergenerazionale influenzato dagli anni parigini di Delaney; o ancora Tina Kim Gallery (New York) e Take Ninagawa (Tokyo), che tracciano traiettorie transnazionali nelle pratiche moderne e contemporanee asiatiche.

Si passa alla sezione Emergence, quest’anno vedrà 16 stand monografici dedicati alle pratiche artistiche emergenti, con ben 12 booth partecipanti al debutto. Inclusa Mariposa (Los Angeles, New York), che presenta Drake Carr (Flint, 1993), con dipinti di grande formato che fondono composizioni manieriste e il linguaggio visivo della nightlife queer. E ancora ermes ermes (Roma) con Beatrice Bonino (Torino, 1992); e Galerie Oskar Weiss (Zurigo) con Lorenza Longhi (Lecco, 1991).

Altri progetti e settori della fiera: Premise presenta progetti curatoriali unici che rileggono ed espandono le narrazioni della storia dell’arte, includendo pratiche sottorappresentate e, in alcuni casi, opere realizzate prima del 1900. Mentre Oh La La! torna il 23 e 24 ottobre, invitando gli espositori a ripensare le proprie presentazioni attraverso riallestimenti sviluppati insieme a un collaboratore ospite proveniente da un ambito esterno al mondo dell’arte. Non mancano, come sempre, un ricco Public Program (con Miu Miu come Official Partner), talk riuniscono importanti voci del mondo dell’arte e poi ovviamente un fitto programma di mostre sperse per la Ville Lumiére, nel periodo più caldo dell’arte della regi

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