Hito Steyerl, Mechanical Kurds, installation view, Roma, 2026. Ph. Ela Bialkowska – OKNO studio. Courtesy MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma. copyright Hito Steyerl By SIAE
In seguito ad una prima stagione interamente dedicata alla sua città, il MACRO – Museo di Arte Contemporanea di Roma ha dato il via ad un nuovo ciclo espositivo in cui narrazioni locali e progetti internazionali si intrecciano a favore della smaterializzazione dei confini fra le diverse discipline. Fra questi, l’artista internazionale Hito Steyerl presenta per la prima volta in Italia Mechanical Kurds, a cura di Alice Labor. Da oltre un decennio la ricerca dell’artista, regista e teorica tedesca è concentrata sulle ripercussioni sociali e politiche delle intelligenze artificiali, affrontate nel video monocanale attraverso la metafora a tratti profetica del Turco meccanico, automa del XVIII secolo in grado di battere a scacchi qualsiasi giocatore, dando l’illusione di un pensiero indipendente pur essendo controllato da un operatore nascosto al suo interno. Al centro del lavoro – originariamente commissionato nel 2025 dal Jeu de Paume di Parigi e dal New Museum di New York – emerge infatti il tema dei cosiddetti “ghost workers”, lavoratori invisibili impiegati nell’addestramento degli algoritmi attraverso la classificazione manuale delle immagini. Operatori fondamentali per il funzionamento delle tecnologie predittive che diventano bersagli stessi della violenza militare automatizzata, cortocircuito raccontato con un intreccio di immagini documentarie girate nel campo profughi di Domiz, nel Kurdistan iracheno e sequenze generate artificialmente.
A questa dimensione immersiva e profondamente politica fa da contrappunto Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega 1947-2026, a cura di Maria Luisa Frisa e Mario Lupano. Grazie a una narrazione estremamente dinamica, il Premio Strega viene – letteralmente – messo in scena come fenomeno culturale, mediatico e performativo, tanto nella sua dimensione pubblica quanto in quella più intima e relazionale, ripercorrendo la storia del più celebre premio letterario italiano non solo come istituzione ma come macchina narrativa collettiva a sé stante. Il progetto di allestimento firmato dallo studio Supervoid insieme all’intervento grafico dello studio Caneva-Nishimoto, trasforma il materiale storico in un archivio attraversabile ed esperibile racchiuso in una “stanza nella stanza”, avvolta dalla linea temporale composta dagli oltre mille volumi candidati dal 1947 a oggi, e un lungo nastro fotografico in cui tutta la teatralità pubblica del premio fra pose, votazioni, tensioni e rituali mondani emerge nella sua natura così profondamente umana.
Insieme al cinema – inaugurato all’inizio della direzione artistica di Cristiana Perrella – si aggiunge ora al MACRO una nuova sala video, pensata per ospitare opere audiovisive attraverso condizioni di visione e ascolto ottimali. Non un semplice spazio accessorio alla programmazione espositiva, ma un ambiente dedicato alle immagini in movimento, consacrando definitivamente la centralità delle pratiche time-based all’interno del museo contemporaneo. Ad inaugurare questo nuovo spazio è la quattordicesima edizione di SHE DEVIL, storica rassegna di videoarte al femminile ideata nel 2006 dalla gallerista Stefania Miscetti. Fra i lavori presentati in questa edizione, ci sono quelli delle artiste Monira Al Qadiri, Cecelia Condit, Raffaella Crispino, Helen Anna Flanagan & Josefin Arnell, Yuyan Wang, P. STAFF, Janis Rafa, Marianna Simnett e Regina José Galindo, in un percorso che affronta il sentimento della paura nelle sue declinazioni più intime, politiche e sociali. Tra video sperimentali, film d’artista e registri che oscillano tra documentario e finzione, la rassegna conferma la propria centralità e impegno nel panorama della ricerca audiovisiva contemporanea.
Parallelamente, la sala audio si apre all’esplorazione della voce come spazio poetico e corporeo con Amelia Rosselli, un canto nel suo spazio, a cura di Andrea Cortellessa. Dedicato a una delle figure più radicali della poesia del Novecento, la programmazione riprende i materiali sonori di Con l’Ascia Dietro le Spalle. Dieci Anni Senza Amelia Rosselli, realizzato per Radio3 Rai nel 2006, per poi concentrarsi successivamente sulla lettura integrale di Impromptu, il lungo poema in tredici sezioni pubblicato nel 1981, nella lettura registrata dalla stessa Rosselli per la riedizione Mancosu del 1993.
Al di là di singoli progetti proposti, si riconferma a gran voce la volontà di plasmare il museo come uno spazio interdisciplinare a 360° volto alla costruzione di ecosistemi culturali più fluidi e porosi. Un orientamento che non rimane confinato al piano curatoriale, ma si traduce concretamente anche nella promozione di occasioni di confronto, ascolto e condivisione. In questa direzione si inseriscono ad esempio i programmi pubblici che accompagnano la stagione espositiva, proseguendo un percorso già avviato con i due giorni di convegno The Dream Syndicate, a cura di Carlo Antonelli e Valerio Mannucci insieme al più recente programma di incontri e workshop Science Fashion. Interazioni tra moda, scienza e nuove tecnologie, a cura di Dobrila Denegri.
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