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fino al 13.IV.2004 | Art Déco in Italia | Aosta, Museo Archeologico Regionale

di - 17 Febbraio 2004

Non va persa l’occasione per ammirare il primo evento che indaga a 360 gradi il fenomeno dell’Art Déco nel suo specifico italiano. Le opere sono oltre 150, con sale spettacolari come quella che ricostruisce la camera da letto progettata da Giò Ponti (1897-1979) nel 1930. Particolare attenzione è dedicata al rapporto col Futurismo, riservando ampio spazio alla sperimentazione dei materiali di Fortunato Depero (1892-1960). L’Art Déco costituisce una tappa fondamentale per la storia dell’arte e del costume, sin dalla sua consacrazione alla parigina Exposition internationale des arts décoratifs (1925), punto di svolta rispetto all’Art Nouveau. I caratteri di linearità si
coniugano in modo inedito con una decorazione asciutta e autonoma dal funzionalismo. Una rapida carrellata per le aree della mostra danno la cifra dell’evento. Ceramiche e porcellane evidenziano il carattere artigianale del Déco, con l’attività di Giò Ponti direttore artistico di Richard-Ginori, ma anche con produzioni che spaziano dalle futuristiche ceramiche di Tullio D’Albisola (1899-1971) ai lavori minimali di Guido Andlovitz (1900-1965). Un discorso a sé vale per le statuette di Elena Scavini (1890-1974), figure femminili modellate con una civetteria studiata in ogni dettaglio. Mobili, vetri e oggetti d’arte sono produzioni rettilinee, simmetriche e decorate con motivi geometrici. Ciò non significa che siano rivisitazioni classiche: basta osservare il guizzo dell’Appendiabiti (1925 ca.) di Giacomo Balla (1871-1958) o il Vassoio Campari (1927) di Depero, realizzato con motivi rigorosi e visionari al contempo, tanto da far pensare a un connubio con l’effetto del noto aperitivo. Dotati invece di
una ricercata poeticità sono i vasi in vetro soffiato di Vittorio Zecchin(1878-1947), che fa propria la tradizione di Murano per coniugarla col gusto Déco.
La sezione di Dipinti e sculture indaga la multiforme contaminazione tra déco e futurismo: oltre ai nomi celebri di Balla, Depero e Fillia (1904-1936), vanno citate almeno due tele dedicate alla rivoluzione nel campo del ballo e della musica. Il primo lavoro, più astratto, è Ritmo di ballabile sincopato (1928) di Ernesto Michaelles Thayaht (1893- 1959), il secondo è un tributo a colei che ha segnato una cesura nel jazz, sua maestà Josephine Baker (1929) di Ivanhoè Gambini (1904-1992).
Uno spazio giustamente ampio è dedicato a Manifesti pubblicitari e progetti, autentica frontiera dell’arte negli anni Venti: il felice connubio fra marketing e grafica è il sintomo di una società in rapida evoluzione e si esplicita in lavori del solito Depero, ma anche in quella pietra angolare della grafica pubblicitaria che è il manifesto per il Bitter Marsala Bonomelli (1928) ideato da Farfa (1881-1964).
Un ruolo quasi altrettanto importante è svolto da Cartoline, libri e illustrazioni, ma è certamente più stuzzicante la sezione dedicata a Tessuti, arazzi e abiti: in specie per il Gilet futurista di Marinetti (1923) e gli arazzi di Depero, nonché per il rivoluzionario Abito (1920 ca.) in seta nera, che lascia vertiginosamente intravedere il ginocchio!

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marco enrico giacomelli
mostra visitata il 6 dicembre 2003


Art Déco in Italia
A cura di Rossana Bossaglia e Alberto Fiz
Museo Archeologico Regionale
Piazza Roncas, 1 – Aosta
Ingresso: intero euro 5; ridotto euro 3,50
Orario: tutti i giorni dalle 9 alle 19
Info: tel. 0165-230545 – 0165-275902; u-mostre@regione.vda.it; www.regione.vda.it
Catalogo bilingue italiano-francese, Silvana Editoriale, con testi di Rossana
Bossaglia, Maurizio Scudiero, Enrico Sturani, Sonia Guerriero, euro 30


[exibart]

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