Dove le parole rischierebbero la retorica, forse può un’immagine. E succede qualcosa di simile quando lo sguardo incontra, per esempio, una di queste fotografie. Il bianco e nero è quello rigoroso del reportage, ma il tempo qui si dilata, si perde negli sfocati, per poi coagulare di fronte ad un oggetto che è improvvisamente nitido, algido. Quasi clinico nella definizione di ogni dettaglio. Immagini dure da digerire, perché stavolta il tema, uno di quei fatti di cui non si parla poco e quando accade lo si fa a bassa voce: magari perché fa male, magari perché brucia ammettere che certe cose succedano ancora adesso. E in un paese civile.
Forse non tutti sanno che dal 6 al 13 novembre è la settimana europea dedicata alla sicurezza nei cantieri, così succede che a Teramo l’occasione diventi una manifestazione (organizzata dal Comitato Tecnico Paritetico -Ance e sindacati- dalla Provincia di Teramo e dall’Assessorato alle politiche del lavoro) che coinvolge –in un programma di convegni ed interventi- anche arti visive e cinema: vuoi perché in materia l’Abruzzo ha un triste primato, vuoi perché l’argomento scotta parecchio e, finalmente, se ne avverte il dramma urgente, inequivocabile.
Sul tema una rassegna di video e film è proiettata nelle sale della Mediateca della Biblioteca Delfico: da un classico come il Ken Loach di Paul Mick e gli altri a documentari rari come La fabbrica parla di Mario Carbone datato 1968 o Morte sul lavoro di Ugo Gregoretti e Wladimir Tcherkoff del 1972, fino al recentissimo Mi piace lavorare di Francesca Comencini, dedicato al fenomeno del mobbing.
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credo che sia importante tutelare i diritti dei lavoratori e le condizioni minime di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Ispettori del lavoro, bandi di appalto, concorsi, dovrebbero essere i passaggi in cui verificare lo stato reale della tutela.
La comunicazione! Provengo da una formazione culturale e politica che mette al primo posto la fase cognitiva, la comunicazione dovrebbe essere successiva altrimenti si scambia la difesa del diritto alla vita con il pathos improvvisato di guanti e calcestruzzo e lavoratori colorati...sul lavoro meno spettacolo e se si tratta di comunicare rivolgiamoci a persone competenti.