“L’uomo, anche il più cittadino, è attirato verso la natura”. Ecco l’incipit di un articolo, a titolo ‘Paesaggi’, che Giorgio de Chirico scrisse ne L’Illustrazione Italiana nel 1942.
La mostra allestita nella chiesa barocca di Sant’Ignazio, ad Arezzo, vuole analizzare il tema del paesaggio nella pittura di de Chirico, il tema in questione è ordinato per la prima volta dal critico Maurizio Fagiolo dell’Arco e la scelta di Arezzo pone le opere del ‘pictor optimus’ in dialogo diretto con Piero della Francesca, antesignano della lezione metafisica nell’arte.
Il paesaggio, lo sfondo, la natura – come ci dice il passo riportato all’inizio – sono temi che ricorrono in maniera importante nella sua poetica, sono temi con i quali de Chirico si è confrontato in tutta la sua opera.
Il percorso espositivo è composto da quaranta opere, scelte fra capolavori noti o ritrovati di recente, comprese alcune opere inedite. Sono stati presi in esame sette periodi che corrispondono al pellegrinare dell’artista tra la Grecia e Firenze, tra gli Stati Uniti e Parigi passando per Torino, Ferrara, Genova e Roma.
Il paesaggio colpisce la poetica di de Chirico già al suo arrivo in Italia, a Firenze, quando le colline di Fiesole e la vallata dell’Arno irrompono nelle sue opere giovanili.
Durante gli anni ’10 il paesaggio è ugualmente presente nelle notissime Piazze d’Italia e anche negli anni successivi, specie quelli della riscoperta del barocco e dei temi mitologici, è sempre il paesaggio il protagonista, spesso celato e presentato sotto metamorfosi, dei suoi dipinti.
L’ammirazione verso i grandi protagonisti del passato come Courbet e Poussin è motivata dal fatto che quesi maestri sono considerati da de Chirico come grandi architetti del paesaggio.
Le sette sezioni dell’esposizione vanno dal 1906, l’incontro con Firenze città di adozione del pittore, fino agli anni ’40 ai quali si riferisce il passo che abbiamo riportato all’inizio. Nel mezzo troviamo il periodo delle ‘Ville Fiesolane’, il priodo parigino è testimoniato da un quadro dedicato ad una passeggiata ‘spirituale’ con Jean Cocteau.
Protagonisti dell’allestimento sono i due celebri autoritratti e la figura del manichino del ‘Trovatore stanco’ che presentiamo in foto assieme ad una Piazza d’Italia.
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