Claudio Parmiggiani Globo, 1968 crumpled globe, glass vase 25 x 12 cm. 9 3/4 x 4 3/4 in., c. Claudio Parmiggiani. Courtesy Archivio Claudio Parmiggiani and Bortolami Gallery, New York
Più che una collettiva, un dispositivo critico. La mostra Atlante, ospitata presso la sede napoletana della Thomas Dane Gallery fino al 2 maggio, a cura di James Lingwood, è un laboratorio visivo in cui la cartografia – reale, simbolica e mentale – diventa lo strumento privilegiato per interrogare il presente. L’esposizione riunisce opere di Igshaan Adams, Teju Cole, Luigi Ghirri, Emma McNally, Claudio Parmiggiani, Anri Sala, Tatiana Trouvè e Akram Zaatari, artiste e artisti che riflettono sul concetto di mappa superando la rappresentazione neutra per approdare alla costruzione ideologica, storica e, soprattutto, politica.
Nel leitmotiv dell’esposizione, al riferimento classico all’Atlante mitologico – che a Napoli rimanda quasi automaticamente all’Atlante Farnese, l’imponente scultura custodita nel Museo Archeologico Nazionale -, si associa l’idea di atlante geografico come strumento di potere e controllo. Questa ambivalenza attraversa l’intero percorso espositivo in un continuo slittamento temporale fra passato e presente, mentre il gesto del “mappare” diventa atto creativo ma anche politico.
Uno degli elementi più significativi della mostra è la riflessione sull’idea di confine. Installazioni, fotografie e sculture suggeriscono che i confini contemporanei non coincidono più con quelli tracciati sulle carte ufficiali ma, al contrario, emergono geografie fluide, segnate da migrazioni, conflitti, crisi climatiche e trasformazioni economiche globali. In questo senso, l’arte contemporanea si rivela capace di anticipare e visualizzare cortocircuiti geopolitici che spesso sfuggono al discorso istituzionale o mediatico.
Particolarmente emblematico è il dialogo con la tradizione artistica italiana evocata indirettamente da figure come Luigi Ghirri, la cui riflessione sul paesaggio come costruzione culturale risuona nelle opere esposte, e da Claudio Parmiggiani, presente con lavori che interrogano la fragilità e l’astrazione del globo terrestre. Qui il mondo non è più una superficie da dominare, ma un oggetto instabile, quasi destinato a dissolversi.
La forza di Atlante risiede proprio in questa capacità di ridefinire la funzione dell’arte: non più mera rappresentazione del reale ma pratica conoscitiva che contribuisce attivamente a “ridisegnarlo”. Gli artisti in mostra operano come cartografi alternativi, producendo mappe emotive, politiche e speculative che mettono in discussione le narrazioni dominanti. In un’epoca segnata da guerre ibride, crisi ambientali e ridefinizioni degli equilibri globali, l’arte contemporanea emerge così come uno spazio critico in cui immaginare nuove configurazioni del mondo.
Chi cerca risposte o soluzioni attraverso questa mostra rimarrà ovviamente deluso. Atlante apre un campo di possibilità: suggerisce che ogni mappa è una scelta. Che ci piaccia o meno, siamo semplici pedine in una partita a Risiko e in palio c’è, né più né meno, che il futuro del pianeta.
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