Andrea Crespi, THETIS, Courtesy of the artist
La tecnologia può mediare il rapporto tra esseri umani e ambiente? È una delle questioni affrontate da As Above, So Below, mostra visitabile fino all’8 giugno negli spazi dell’ex Chiesa dei Santi Cosma e Damiano alla Giudecca, oggi sede di Fabbrica H3, presentata tra gli eventi collaterali della 61ma Biennale d’Arte di Venezia, appena inaugurata. Promossa da One Ocean Foundation e ZEITGEIST19, la mostra riunisce artisti, collettivi e ricercatori internazionali attorno a una riflessione sull’ecosistema marino come organismo vivente, archivio profondo e territorio di interdipendenza tra umano e più-che-umano.
In questo contesto si inserisce Thetis, nuova opera site specific e olografica di Andrea Crespi, che arriva a Venezia dopo la recente mostra Artificial Beauty alla Fabbrica del Vapore di Milano. L’artista, ambassador di One Ocean Foundation, prosegue qui la propria ricerca sulle forme archetipiche e sul dialogo tra immaginario classico e linguaggi digitali, costruendo una figura sospesa tra mitologia, intelligenza artificiale e ambiente immersivo.
L’opera prende il nome dalla ninfa Teti, figura della mitologia greca associata alle profondità marine e alla dimensione originaria della vita. Crespi la rielabora come una presenza immateriale e fluttuante, un’entità olografica che attraversa lo spazio espositivo come una coscienza liquida, collocata tra memoria ancestrale e riflessione ecologica contemporanea. La medusa, organismo ricorrente nell’immaginario dell’opera, diventa metafora di persistenza biologica, adattamento e intelligenza evolutiva, sintetizzando il tema della mostra: la connessione invisibile tra sistemi naturali, tecnologia e percezione.
Thetis prova a evocare ciò che normalmente sfugge allo sguardo: la stratificazione temporale degli ecosistemi, la vulnerabilità delle acque, la dimensione invisibile delle relazioni biologiche e ambientali. La scelta dell’ologramma accentua questa tensione tra presenza e smaterializzazione, trasformando la figura mitologica in un’apparizione instabile che emerge e si dissolve nello spazio dell’ex chiesa veneziana.
Curata da Elizabeth Zhivkova e Farah Piriye Coene, As Above, So Below mette insieme pratiche artistiche molto diverse — tra installazione, suono, ambienti immersivi e intelligenza artificiale — attraverso artisti e collettivi internazionali come Marshmallow Laser Feast, Yoko Shimizu, Antoine Bertin, Almagul Menlibayeva con Suad Gara, Elnara Nasirli e Orkhan Mammadov. Il progetto si costruisce come una piattaforma transdisciplinare che intreccia arte, ricerca scientifica e tecnologie emergenti, affrontando l’instabilità ecologica come esperienza condivisa e condizione materiale del presente.
La partecipazione di Crespi si inserisce inoltre in una collaborazione già avviata con One Ocean Foundation, che comprende anche Blockchain for the Ocean, iniziativa dedicata alla tutela degli ecosistemi marini attraverso strumenti digitali e pratiche legate alla blockchain. «Thetis incarna perfettamente lo spirito di One Ocean Foundation», ha dichiarato Jan Pachner, Segretario Generale della fondazione, sottolineando come il progetto tenti di costruire nuove forme di consapevolezza ambientale attraverso l’intersezione tra arte, scienza e tecnologia.
Anche ZEITGEIST19 ha evidenziato la volontà di coinvolgere Crespi per la sua capacità di lavorare sulle soglie percettive e sulla “materialità digitale”, in una pratica che colloca continuamente il corpo e il paesaggio tra organico e sintetico. In Thetis, questa dimensione assume una forma quasi rituale, amplificata dalla relazione con l’architettura della Giudecca e con il carattere immersivo dell’intero progetto espositivo.
Riconosciuta come Evento Collaterale ufficiale della Biennale Arte 2026, la mostra è inoltre inserita tra le iniziative dell’UNESCO Blue Thread ed è stata riconosciuta come UN Ocean Decade Action, entrando così in una rete internazionale di progetti dedicati alla salvaguardia degli ecosistemi marini. Oltre alle opere, il programma prevede talk e incontri con artisti, scienziati marini e ricercatori internazionali, in un dialogo continuo tra linguaggi estetici e riflessione ambientale.
La mostra resterà aperta fino all’8 giugno 2026, in coincidenza con la Giornata Mondiale degli Oceani, rafforzando ulteriormente il legame tra ricerca artistica e attivazione ecologica che attraversa l’intero progetto.
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