Afterall, Stato di risonanza
Che cosa significa oggi partecipare? In che modo la memoria di una conquista democratica può continuare a produrre effetti nel presente? Il 2 giugno 1946, per la prima volta nella storia italiana, le donne parteciparono a una consultazione politica nazionale. Un passaggio storico che, 80 anni dopo, rivive come esperienza attraverso cui leggere il nostro tempo. È da questa prospettiva che si è sviluppato il percorso di Stato di risonanza, progetto di arte partecipata realizzato dal duo Afterall a Modena per le celebrazioni della nascita della Repubblica e dell’80mo anniversario del suffragio universale. Promossa dal Comitato per la storia e le memorie del ’900 del Comune di Modena, con il contributo della Regione Emilia-Romagna, l’opera è stata commissionata dal Comune, curata da Lorenzo Respi di Fondazione AGO e realizzata con il supporto organizzativo di Amigdala. L’intervento si situa in Piazza Mazzini, aprendo uno spazio di ascolto e relazione, dove memoria storica, partecipazione civica e ricerca artistica si incontrano nel medium del suono.
Attivo dal 2004, il duo Afterall, formato dai fratelli Silvia Jo Esposito ed Enzo Esposito, sviluppa da anni una ricerca dedicata ai processi percettivi, alla trasmissione della memoria e alle interferenze tra linguaggi. Attraverso installazioni, performance, fotografia e video, gli artisti lavorano sul passaggio – e sullo scambio continuo – da documento a esperienza, affrontando il rapporto critico tra traccia e presenza, archiviazione e vissuto. In Stato di risonanza questa riflessione prende forma a partire dalle testimonianze delle donne modenesi che parteciparono al voto del 1946. Quelle voci, conservate negli archivi del Centro documentazione donna e dell’Istituto Storico di Modena, diventano il punto di partenza per una rilettura del voto inteso al di là della procedura amministrativa, un gesto di cesura, per un’assunzione di responsabilità verso se stessi e verso la comunità.
Il progetto ha coinvolto studentesse e studenti delle scuole secondarie di secondo grado della città. Guidati dagli artisti, i partecipanti hanno preso parte a una serie di esercizi simbolici e pratiche di scrittura che sostituiscono la logica della scelta binaria con quella dell’interrogazione personale: «Prenditi qualche minuto. Fermati. Lascia che il rumore si abbassi. Ascolta il suono dei tuoi pensieri. Ascolta cosa succede prima di rispondere. Scrivi, o lascia un segno. Non cercare la risposta giusta». Le tradizionali schede elettorali vengono “destrutturate”, la logica dualistica si scompone per ripartire attorno a domande aperte che invitano a misurarsi con il significato, spesso sfumato, sfuggente, della partecipazione e della cittadinanza ma anche, in senso più ampio, con la complessità degli eventi che costituiscono il presente.
La fase successiva del progetto costituisce uno degli aspetti più significativi dell’intervento. La scrittura non viene considerata soltanto come contenuto da leggere ma come gesto da ascoltare. Nel corso di una performance privata realizzata dagli artisti, il processo di trascrizione viene registrato e amplificato: l’attrito della penna sulla carta, la pressione della mano, le pause, le esitazioni, le accelerazioni del segno emergono come materia sonora autonoma. Ciò che normalmente rimane invisibile diventa presenza sensibile.
Come scrive Lorenzo Respi nel testo che accompagna il progetto, l’installazione «Indaga i processi di disallineamento percettivo tra azione e reazione, le dinamiche di trasmissione della memoria e le interferenze dei diversi linguaggi, agendo sul rapporto tra documento ed esperienza, tra traccia e presenza, tra gesto individuale e costruzione di una coscienza collettiva». La memoria storica viene così sottratta alla dimensione commemorativa per essere restituita a una condizione «Attiva, corporea e relazionale».
L’esito pubblico del percorso assume la forma di un’installazione ambientale composta da cinque grandi altoparlanti disposti nello spazio urbano, come presenze da attraversare. Per accedere all’opera il visitatore deve avvicinarsi, chinarsi e introdurre il capo all’interno della struttura, compiendo un gesto che richiama simbolicamente l’ingresso nella cabina elettorale. All’interno degli altoparlanti prendono forma le stratificazioni sonore prodotte durante tutto il processo: le voci delle testimoni del 1946, i segni della trascrizione, le frequenze generate dalla scrittura, i ritmi, le pause e le vibrazioni raccolte nel corso del progetto. Il suono non costruisce una narrazione lineare ma un campo di esperienza.
«La partecipazione del cittadino trasforma la piazza in uno spazio aperto di apprendimento condiviso e collaborativo», osserva Respi, sottolineando come il pubblico diventi «Co-creatore di un’esperienza di arte partecipata che trasforma il gesto civico in installazione sonora ambientale». In questo senso l’opera si colloca all’interno di una riflessione più ampia sul rapporto tra arte e democrazia, tra esperienza individuale e costruzione collettiva del senso.
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