Se gli ultimi decenni sono stati dominati dal minimalismo e da un certo rigore intellettuale, che hanno caratterizzato le varie espressioni artistiche -pittura, scultura, moda, design- in anni più recenti ha iniziato a farsi strada una nuova sensibilità. Si abbandonano i rigidi dogmi del postmoderno, le superfici piane, le linee estremamente pulite, gli ambienti asettici, il bianco e il nero, l’eccesso di sobrietà. Torna prepotente l’uso del colore intenso e brillante, insieme alle linee arcuate ed elaborate. Come negli arabeschi vorticosi di Emilio Perez, dove le curve roteano rapidissimamente le une intorno alle altre, creando percorsi da capogiro. Tornano le decorazioni, la ricercatezza dei particolari, i motivi elaborati e minuziosi, come quelli delle opere di Fred Tomaselli, costitute da pillole e collage immersi in resina liquida. E torna anche una nuova sensualità, non più nascosta, ma vistosamente esibita, che si rispecchia sia nell’enorme rosa di Ophelia # 8 di Robert Longo, sia in Love di Angelo Filomeno dove rose rosse ricamate a mano sembrano mollemente adagiate su un tessuto in shantung di seta decorato con cristalli.
Attraverso l’utilizzo di tecniche raffinate i neo-barocchi reintroducono nelle loro opere l’elemento illustrativo e narrativo -basti pensare alle melanconiche foreste incantate del video di Takagi Masakatsu & Saeko Takagi-, insieme alla ricchezza di metafore e di simbolismi.
Il neo-barocco è un’arte che coinvolge tutti i sensi, che affascina e attrae; un’arte ricca di mille sfaccettature, che pur approfondendo la ricerca della bellezza non esula dalla trattazione di tematiche ambientali, politiche, etniche. Kehinde Wiley ad esempio, riprende in modo evidente il tema del razzismo e dell’emarginazione.
E lo fa con una sorta di ridistribuzione dei ruoli: i suoi personaggi neri dell’hip-hop e dello sport sostituiscono i personaggi bianchi dell’originale. Ecco così che St. Francis of Assisi è rappresentato da un ragazzo di colore che con atteggiamento ed espressione provocatoria sembra reclamare i propri diritti.
Un altro dei temi sviluppati è quello del degrado ambientale e della conseguente ribellione della natura nei confronti dell’uomo che l’ha così a lungo bistrattata. Questo tema lo ritroviamo nei disegni sulla bomba atomica, fortemente permeati di mortalità, di Longo; nelle sculture di Petah Coyne, nelle opere di Nicola Verlato, che porta alla luce un mondo sommerso, composto da flora, fauna, insetti, ma anche da brutture e sudiciume.
L’aggressività della natura appare anche nei giganteschi uccelli di Ann Craven o nelle rane di Alexis Rockman, ritratte nel tentativo di uscire dal quadro, come se volessero aggredire lo spettatore di fronte.
alessandra giacometti
mostra visitata il 15 ottobre 2005
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...arte che non impegna.
inutile, brutta, sbagliata, fuori tema