Caravaggio, Ritratto di Maffeo Barberini, 1598, olio su tela, 124×90 cm
Il Ministero della Cultura ha formalizzato oggi l’acquisto del Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini di Michelangelo Merisi da Caravaggio, che così entrerà stabilmente nelle collezioni pubbliche italiane. L’atto è stato firmato a Roma alla presenza del ministro Alessandro Giuli, del direttore generale Musei Massimo Osanna, del direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica Thomas Clement Salomon e del notaio Luca Amato. L’opera sarà assegnata alle Gallerie Nazionali di Arte Antica e collocata in modo permanente a Palazzo Barberini, dove potrà dialogare con altri capolavori del maestro lombardo.
L’acquisizione, conclusa per la cifra di 30 milioni di euro al termine di una trattativa durata oltre un anno, rappresenta uno degli investimenti più rilevanti sostenuti dallo Stato italiano per l’acquisto di un’opera d’arte. Il dipinto era già stato presentato al pubblico nelle sale di Palazzo Barberini a partire dal novembre 2024, grazie a un accordo temporaneo con i proprietari, e successivamente inserito nel percorso della grande mostra Caravaggio 2025, che ha registrato oltre 450mila visitatori. In quell’occasione l’attribuzione al pittore è stata confermata dalla critica italiana e internazionale.
«Dopo oltre un anno di trattative annunciamo oggi l’acquisto di uno straordinario capolavoro di Caravaggio», ha dichiarato il ministro Alessandro Giuli, sottolineando come l’operazione si inserisca in una più ampia strategia del Ministero volta a rafforzare le collezioni pubbliche con opere di particolare rilievo storico e artistico. L’acquisizione segue, tra le altre, quella recente dell’Ecce Homo di Antonello da Messina.
Il Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini raffigura il futuro papa Urbano VIII (1568–1644) quando aveva circa 30 anni, nel periodo in cui ricopriva l’incarico di chierico della Camera Apostolica. Il dipinto restituisce un’immagine intensa e priva di retorica del giovane prelato, colto in un momento cruciale della sua ascesa politica e ecclesiastica. L’opera è stata resa nota alla comunità scientifica nel 1963 grazie allo storico dell’arte Roberto Longhi, che nel saggio Il vero “Maffeo Barberini” del Caravaggio, pubblicato sulla rivista Paragone, ne riconobbe la mano del Merisi e ne sottolineò la straordinaria modernità ritrattistica.
Nel corpus relativamente ristretto delle opere attribuite con certezza a Caravaggio — circa 65 dipinti conservati in musei e collezioni di tutto il mondo — i ritratti costituiscono una tipologia estremamente rara. Gli esempi riconosciuti sono infatti pochissimi e proprio per questo il Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini rappresenta una testimonianza di particolare importanza per comprendere l’evoluzione del linguaggio pittorico dell’artista tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo.
L’ingresso del dipinto nelle collezioni pubbliche italiane assume anche un valore simbolico per le Gallerie Nazionali di Arte Antica. A Palazzo Barberini l’opera potrà dialogare con altri dipinti di Caravaggio presenti nel museo e con la straordinaria raccolta di pittura caravaggesca conservata nell’istituzione. In particolare, il nuovo acquisto si affiancherà a un altro celebre capolavoro del pittore, Giuditta che decapita Oloferne, entrato nelle collezioni dello Stato nel 1971 e considerato uno dei momenti fondamentali della riscoperta moderna dell’artista.
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