Categorie: Arte antica

Nel segno di Caravaggio: gli inizi della nuova pittura napoletana

di - 27 Aprile 2026

Caravaggio. Sono passati secoli dalla sua morte, eppure la sua arte continua a parlarci con una forza inarrestabile. Se oggi ci appare straordinario, viene naturale chiedersi cosa significasse incontrarlo davvero, vivere nel suo stesso tempo, vedere nascere quella pittura così nuova. È certo, però, che già allora il suo passaggio non fu invisibile. Lasciò un segno profondo, tanto che altri artisti iniziarono a guardare il mondo attraverso i suoi occhi, prendendo spunto da quella rivoluzione per costruire una nuova idea di arte e di pittura. Non ci troviamo a Napoli, ma a Forte dei Marmi, dove fino al 27 settembre 2026 il Forte Pietro Leopoldo I ospita la mostra Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito, promossa dal Comune di Forte dei Marmi e dalla Fondazione Villa Bertelli, in collaborazione con la Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito e curata con maestria da Nadia Bastogi.

Battistello_Caracciolo, San Giovanni Battista fanciullo 1622 ca, olio su tela, 625×50 cm

Grazie al collezionismo di Giuseppe De Vito possiamo capire meglio cosa accade nella pittura napoletana dopo il passaggio del grande artista: la sua raccolta ha permesso di riunire capolavori che raccontano questo momento. La mostra dedica anche uno spazio proprio a lui, dove, attraverso documenti e materiali, si scoprono il suo lavoro e i suoi rapporti con musei, studiosi e gallerie. Dopo il successo nelle mostre di Digione, Aix-en-Provence e Napoli, una parte importante della collezione arriva ora per la prima volta in Toscana. Solo poche opere erano state viste in precedenza nella mostra Dopo Caravaggio a Prato, poi interrotta dalla pandemia. L’esposizione non vuole raccontare tutto il Seicento napoletano, ma seguirne lo sviluppo dopo il passaggio di Caravaggio a Napoli. Prima ancora di entrare, le aspettative sono alte; basta però varcare la soglia per capire che saranno pienamente soddisfatte. Corpi, colori, tessuti avvolgono lo sguardo e lo trascinano all’interno.

Maestro degli annunci ai pastori, Fanciulla che odora una rosa, Allegoria dell’Olfatto, 1635-40, olio su tela, 104×79 cm

È come essere risucchiati in un vortice dove ad un certo punto si perde il confine tra lo sguardo dello spettatore o quello dei soggetti rappresentati. Si è piccoli davanti a quella grandezza e perfezione. L’impronta di Caravaggio si percepisce chiaramente: è passato di lì. Le luci, le ombre, le pose e gli sguardi emanano una forza che non viene meno a quella che si trova nei dipinti del Merisi e che gli artisti di quel tempo hanno saputo rendere propria. Sono spesso i dettagli a catturare di più. Il percorso, progettato dall’architetto Marco Francesconi, segue un ordine cronologico mostrando la nascita di nuovi generi e i temi legati alla cultura e alla religiosità napoletana. Camminando tra le sale, le sensazioni si fanno via via sempre più intense. Davanti alla Deposizione di Cristo dalla croce di Mattia Preti si percepisce realmente il peso del corpo del Signore. La fatica e lo sforzo di Giuseppe d’Arimatea nel sostenerlo, la sofferenza nello sguardo di San Giovanni e la pietà nei gesti della Maddalena sono profondamente commoventi.

Veduta della mostra, Pittura a Napoli dopo Caravaggio, Forte Pietro Leopoldo I, Forte dei Marmi Ph. Barbara Cardini

Poco più avanti, il Martirio di Sant’Orsola di Giovanni Ricca, raffigura una scena drammatica che colpisce e disorienta. La santa dovrà subire torture terribili, eppure ha un’espressione serena, un volto dolcissimo. È così bella che si resterebbe ore a contemplare quella meraviglia. Al modello caravaggesco rimanda la struttura dell’opera; tuttavia, l’artista se ne discosta nella resa cromatica e nell’intensità espressiva, privilegiando una sensibilità più personale. Non si può tralasciare un’opera enigmatica come la Fanciulla che annusa un fiore del Maestro degli Annunci ai pastori. Lo sguardo sembra attraversare la tela e raggiungere chi la osserva, come se invitasse ad annusare il profumo del fiore che porta delicatamente al naso. Nonostante il titolo parli di una fanciulla, le sembianze della figura ricordano anche tratti e posa maschile, e questo rende il dipinto ancora più affascinante. Ogni sala merita di essere osservata con attenzione.

Veduta della mostra, Pittura a Napoli dopo Caravaggio, Forte Pietro Leopoldo I, Forte dei Marmi Ph. Barbara Cardini

Al suo interno si possono ammirare opere di straordinaria bellezza, realizzate da maestri di grande rilievo come Jusepe de Ribera o Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello, e molti altri artisti di pari importanza. Un insieme che restituisce un’esperienza ricca e coinvolgente. Nella sezione dedicata alla natura morta si trovano opere diverse e ognuna con il proprio carattere, ma un piccolo dettaglio cattura l’attenzione, è una gocciolina posata su un petalo nel Vaso di fiori di Luca Forte. È limpida, sembra appena caduta, quasi a poterla toccare. È lì che si sente tutta la forza della pittura e della vita. L’arte è un linguaggio, e come ogni linguaggio cambia con il tempo e con l’uomo. Nel Seicento, in un periodo di forte cambiamento, una figura come quella di Michelangelo Merisi ha saputo portarla più in profondità, l’ha resa più vera, più diretta, aprendo nuove strade. Il tempo di Caravaggio è stato un periodo di sperimentazione intensa, in cui le immagini sono più vicine all’uomo e ai suoi sentimenti. Questa forza si ritrova nelle opere esposte in mostra e nei maestri che hanno raccolto e trasformato quell’eredità in qualcosa di nuovo, capace di parlare all’anima.

Veduta della mostra, Pittura a Napoli dopo Caravaggio, Forte Pietro Leopoldo I, Forte dei Marmi Ph. Barbara Cardini

Patrocinata dal Ministero della Cultura, dalla Regione Toscana e dalla Provincia di Lucca, con la collaborazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara, l’esposizione è realizzata con il sostegno di Mutua, Fondazione Banca del Monte di Lucca e Live Emotion Group srl. La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Pacini Fazzi.

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