Michelangelo Merisi da Caravaggio, Narciso, olio su tela, 112×92 cm, Galleria Nazionale d'Arte Antica - Palazzo Barberini, Roma
Per la prima volta il Narciso di Caravaggio arriverà in Basilicata. Dal 10 settembre al 30 novembre 2026, il Museo Archeologico Provinciale di Potenza ospiterà infatti la mostra Caravaggio. Narciso, il mito di un capolavoro, progetto espositivo che porterà nel capoluogo lucano uno dei dipinti più discussi e celebri del Seicento italiano, oggi conservato alle Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini. La mostra è stata presentata ufficialmente a Potenza con la firma del protocollo previsto dall’articolo 112 del Codice dei Beni Culturali.
L’iniziativa nasce da un accordo di valorizzazione siglato tra APT Basilicata, Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura e Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, con l’obiettivo di costruire una rete culturale che riesca a collegare la Basilicata ai grandi circuiti museali nazionali, proseguendo nella tendenza alla decentralizzazione delle grandi mostre e alla costruzione di nuovi poli culturali territoriali. Un’operazione che, oltre al valore simbolico del prestito, punta a ridefinire il rapporto tra patrimonio nazionale, turismo culturale e accessibilità delle opere fuori dai circuiti metropolitani già battuti.
Attorno al Narciso si svilupperà un percorso articolato in cinque sezioni, curate da Paola Nicita, storica dell’arte delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, e da Fabrizio Carinci per la Direzione Generale Musei. L’esposizione riunirà complessivamente 18 opere provenienti da importanti istituzioni italiane: Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Musei Nazionali di Genova, Gallerie dell’Accademia di Venezia, Pinacoteca Nazionale di Bologna, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Gallerie degli Uffizi, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Gallerie Estensi.
Il fulcro della mostra rimane il Narciso attribuito da Roberto Longhi a Caravaggio, datato generalmente tra il 1597 e il 1599 e che nel corso del tempo è stato al centro di un ampio dibattito che ha coinvolto studiosi e figure come Gianni Papi, Federico Zeri, Tomaso Montanari e Rossella Vodret. Alcuni storici dell’arte hanno infatti proposto alternative che chiamano in causa pittori vicini al caravaggismo romano, in particolare lo Spadarino, ma anche Orazio Gentileschi e Niccolò Tornioli.
Il soggetto deriva dal Libro III delle Metamorfosi di Ovidio: Narciso è rappresentato nel momento immediatamente precedente alla scoperta dell’inganno, mentre tenta di toccare il proprio riflesso nell’acqua senza comprendere che quell’immagine coincide con lui stesso. La costruzione compositiva accentua questa tensione speculare: il corpo superiore si riflette quasi perfettamente nella parte inferiore della tela, creando un effetto di raddoppiamento che ricorda una carta da gioco.
Nel tempo l’opera è stata interpretata in modi differenti: allegoria della vista, riflessione sulla conoscenza di sé e persino meditazione sul rapporto tra uomo e natura. Sul piano stilistico emergono influenze lombarde e richiami alla pittura di area savoldesca, mentre il volto e la postura del giovane hanno alimentato continui confronti con opere dello Spadarino e del caravaggismo romano del Seicento.
Per il direttore generale di APT Basilicata, Margherita Sarli, il progetto rappresenta «Una possibilità di stimolo, di messa in rete e di profilo culturale elevato» per la città e la regione. Anche il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha sottolineato la dimensione strategica dell’operazione, definendola un investimento culturale capace di rafforzare il ruolo di Potenza all’interno della scena nazionale.
Il direttore generale Musei, Massimo Osanna, ha invece evidenziato il valore del Sistema museale nazionale come rete di collaborazione e circolazione delle opere, mentre il direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, Thomas Clement Salomon, ha ricordato come il Narciso di Caravaggio sia «Una delle opere più richieste e ambite al mondo», definendo la mostra di Potenza «Una sfida scientifica e intellettuale».
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