È con estrema sottigliezza e infinita levità che Armida Gandini (Brescia, 1968) si volge verso l’ombroso mondo degli adolescenti. Cinti in semisfere di plexiglas, divengono i protagonisti fluttuanti di effimere bolle. Colti in posizioni claudicanti, si accingono a valicare allegorici limiti: traslati emotivi, luoghi mentali, figurati in semplici forme, come quella di una corda o di una rete, impresse con segno indelebile sulle superfici diafane delle calotte sferiche. Fucina d’incongrue emozioni e di pavide incertezze, l’età adolescenziale diviene perno focale su cui l’artista fa leva per compiere un’analisi dei confini dell’essere nel momento del cambiamento. Quella fase di transizione che tutti si attraversa, lasciando durevoli tracce latenti. Un intervallo che imperituro ci accompagna, essendo il culmine di ogni indagine identitaria.
Protagonista dell’istallazione, da cui prende il titolo la mostra, è infatti una ragazza adolescente sorpresa nell’intimo gesto di osservarsi la pancia, dentro la quale sono stati elaborati graficamente dei vuoti dalla forma di piccoli girini. Gli stessi, che trasmutati in rane tridimensionali di carta, si spandono senza limite nello spazio espositivo. La Gandini c’insegna a “svuotare il mare con un secchiello” quando ci invita a rivolgere lo sguardo verso le emozioni che implodono dentro come invasive, nefande metastasi.
Speranzosa che anche in noi, come per la sua giovane teenager, possa crescere il coraggio di guardare in faccia quegli sgomenti, quelle paure stagnanti che limitano ogni dinamico processo di crescita. Permettendo a quei sentimenti gracidanti di evolvere e defluire per renderci nuovamente liberi di librarci, con rinnovato rigoglio. A volo leggero.
annalisa portesi
mostra visitata l’8giugno 2006
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I materiali sono parte del mio pensiero.
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bellissima mostra, la migliore artista della galleria.
finalmente un pò di emozioni positive, basta con gli imbrattatori di muri e le provocazioni artistiche.
viva la semplicità
basta poco, che ce vo'!