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Fino al 15.III.2014 | John Isaacs, The Architecture of Empathy | Galleria Massimo Minini, Brescia

di - 9 Marzo 2014
Ha che fare con il sentimento del tempo, il lavoro di John Isaacs (Lancaster, 1968) alla Galleria di Massimo Minini. L’artista inglese, alla sua prima personale italiana, presenta una ristretta selezione di opere calate in un allestimento silenzioso e suggestivo.
Ad accogliere lo spettatore è una grande scultura in marmo di Carrara il cui soggetto è un netto rimando alla celeberrima Pietà michelangiolesca e la cui potenza visiva e oggettuale si sostanzia nella bellezza del materiale e nella morbidezza delle forme perfette delineate con quest’ultimo. Isaacs ne rivisita l’icona plasmandola come se fosse coperta da un velo, avviando di fatto una serie di considerazioni circa la pratica (o il dovere?) da parte dell’artista di operare uno sguardo al passato, una rivisitazione, riflessioni plurime circa il rapporto tra la forma e i significati stratificati in quest’ultima.

La medesima tensione tra forma e contenuto è alla base del megafono bronzeo: esposto all’interno di una teca trasparente e consunto sino ad acquisire più i connotati di un relitto affiorato dall’oceano che non quelli di un reale strumento di protesta, esso si fa simbolo di una volontà di comunicazione scalfita, ideale e non pratica, e a tratti soffocata come le lacrime evocate nel neon Tears welling up inside, le lacrime dentro.
La varietà della materia di cui Isaacs si serve per realizzare i suoi lavori in qualche modo slega e isola ciascuna opera dal resto di una produzione che è in continua evoluzione, alla stregua della vita che tenta di rappresentare, rendendo il suo stile non immediatamente riconoscibile. A fare da contrappunto a tutto ciò è lo spazio in cui gli oggetti sono immersi: assai lontano del ruolo di mero contenitore, esso si configura materia plastica parte integrante del lavoro e comune denominatore di tutto il percorso.
Secondo l’artista «l’arte ha il potere di palesare ai nostri occhi qualcosa di già esistente» e le opere paiono intrise, ciascuna in maniera diversa, del trascorrere del tempo, dei suoi effetti e delle riflessioni da esso innescate.
A chi ne ricordava il lato più dissacrante, Isaacs dimostra di saper perseguire i medesimi intenti (come gettare l’attenzione su eccessi, sprechi, identità e conseguente critica a una società densa di paradossi) in maniera diversa e sottile, forse più matura o semplicemente in evoluzione rispetto agli esiti degli anni precedenti. Perché se è vero che il contenuto è più importante della forma, questa ha il dovere di evolvere e trasfigurare in continuazione, affrancandosi dalla riconoscibilità del linguaggio, per rispecchiare il mutamento interiore.
Bianca Martinelli
mostra visitata il 18 gennaio 2014
Dal 18 gennaio al 15 marzo 2014
John Isaacs – The Architecture of Empaty
Galleria Massimo Minini
Via Apollonio, 68 – 25128 Brescia
Orari: da lunedì a venerdì 10.00-19.00, sabato 15.00 – 19.00

Giornalista pubblicista iscritta all’albo, lavora nel mondo dell’editoria e della comunicazione come autrice, content editor e addetta stampa. Collabora con riviste e quotidiani, occupandosi dei settori: mostre e arti visive, moda e mercato dell’arte.

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